Un blog musicale a metà tra il serio e il faceto

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Utente: SigurRos82
Nome: FeDz
Ho un'anima profondamente rock-blues con psichedeliche propaggini lambite da oceani folk... Dischi del...momento: Howe Gelb - 'Sno Angel Winging It [Live, 2009] / Guano Padano - Guano Padano [2009]

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domenica, 27 dicembre 2009
2009 Greatest Pips

Artwork di Vivi :-)


Vi risparmio tutte le menate sull’anno (musicale e non solo) che finisce e bla bla bla, che in tal senso ho già dato gli anni passati.
 
Ho deciso di modificare qualche cosuccia rispetto all’assetto del Best Of del 2007 e del 2008, giusto perché qua i dischi piovono che altro che polpette, e fare un top 10 a cui aggiungere dei panchinari di lusso e delle menzioni onorevoli mi pareva un pochetto restrittivo. Così una top 15 più altri due gruppi di dieci album mi è sembrata la soluzione migliore!
Ovviamente non potevano mancare le mie personalissime ed alquanto estemporanee categorie dei premi speciali…
 
Ad ogni modo, i criteri sono sempre i medesimi, ho cercato di valutare gli artisti non solo di pancia, ma mettendoci, per quanto possibile, anche un pizzico di spirito critico e di bastardaggine, che in taluni casi ci sta come il pepe sulla ricotta. Ed è stato comunque un’impresa titanica, un gioco divertente ma difficile: la top 15 ha subito parecchi ritocchi e cambi di formazione prima di raggiungere l’assetto attuale, un numero di modifiche pari all’incirca al numero di palle perse ad opera di Felipe Melo in una partita della Juve…quindi immaginatevi.
 
 
TOP 15:
 
1)    TINARIWEN Imidiwan: Companions. La loro onestà intellettuale ed artistica, nonché la bellezza della loro musica, corale e quindi profondamente autentica, non lascia molto spazio a dubbi: sono i Tinariwen i miei re. Non ce l’hanno fatta per un soffio due anni fa perché quegli invasati degli Akron/Family mi avevano prosciugato tutte le energie, ma per la sottoscritta il 2009 è l’anno della loro consacrazione. Imidiwan è compagno fraterno di Aman Iman, e compagno fraterno di mille ascolti. Un amico mi domandava se c’erano “delle chitarre” nei miei dischi dell’anno. Cavolo sì, e sul punto più alto del podio! Solo non erano quelle corrispondenti alle sue aspettative e alla sua rappresentazione mentale di ‘rock’…ma che chitarre, signori.
 
2)    GUANO PADANO Guano Padano. Una autentica rivelazione dell’ultimo minuto. Basterebbe un pezzo come El Divino, di quella malinconia epica ed inevitabile che ti prende direttamente allo stomaco, per spiegare la mia immediata assuefazione nei confronti di questo disco. E fosse solo quello. Musica da sogno…per sognarci sopra. A ben vedere potrebbe essere tranquillamente un ex aequo con i Tinariwen.

 
3)    MULATU ASTATKE’ & THE HELIOCENTRICS Inspiration Information Vol.3. Di parole per questo sodalizio tra il grande musicista etiope Mulatu Astatké e la cricca anglosassone guidata dal batterista Malcolm Catto ne sono già state spese in abbondanza, come è giusto che sia, da gente che ha credenziali mille volte migliori delle mie. Non mi resta che constatare con meraviglia l’estrema importanza, in un certo qual modo epocale, di questo progetto e dell’attitudine che vi sta alla base. L’ho scritto anche poco sotto per Bassekou Kouyate, ma sono davvero convinta che la rivoluzione (se ha ancora senso, da un punto di vista musicale, utilizzare questo termine nel 2010) stia transitando proprio da queste parti.
 
4)     BASSEKOU KOUYATE I Speak Fula. Il quartetto di ngoni guidato da Bassekou Kouyate rappresenta qualcosa di incredibile, per il modo in cui si rapporta alla tradizione musicale del paese di provenienza (il Mali) e soprattutto per il sound che è in grado di creare: un magma unico e stupefacente di acide vibrazioni trainato da una sezione ritmica che galoppa a velocità siderali. La voce di Amy Sacko, moglie di Bassekou, racconta le loro storie con fervore, ospiti illustri ed amici come Toumani Diabate e Vieux Farka Toure impreziosiscono un diamante già dotato di valore inestimabile. L’immagine di Bassekou che imbraccia lo ngoni come fosse una chitarra e ne ricava faville me la porterò dietro per molto tempo. You say you want a revolution? Ecco, volgete pure lo sguardo da queste parti, lontano dai riflettori e molto, molto vicino alla sostanza delle cose.
 
5)     JOHN ZORN O’o. Mi sento come una formichina dinanzi a codesto musicista, che nell’ultimo anno ha monopolizzato, nelle sue innumerevoli proposte ed incarnazioni, i miei ascolti. Ineffabile come il titolo di questo minuscolo tassello della sua discografia (O’o è un uccello hawaiano ormai estinto), la musica del Maestro – qui nella sua versione più fusion, suggestiva e melodica – è sempre assai difficile da commentare. Dunque mi limito a fissare su blog questo pensiero: sempre sia lodato Mr. Zorn.
 
6)     ROBERTO JUAN RODRIGUEZ Timba Talmud. Il filo invisibile che collega i Caraibi al jewish-jazz? Direttamente dalla Tzadik, la scuderia personale del maestro Zorn, questo batterista e percussionista dal notevole curriculum (Joe Jackson, Marc Ribot) crea un universo sonoro assolutamente ammaliante e credibile, che dà voce e musica alle migliaia di ebrei emigrati in quel di Cuba. Da recuperare anche i lavori precedenti, tutti di caratura stratosferica.
 
7)    CESARIA EVORA Nha Sentimento. Basterebbero il violino e la dolcezza di Noiva De Ceu per spiegare questo disco, e allora me li faccio bastare. Musica che è un balsamo per l’anima. Un’artista unica, dotata di umiltà ed espressività immense, e di un cuore che giganteggia, sfiora dolcemente e commuove.




 
8)     KURT VILE Childish Prodigy. Kurt Vile è il classico indie-kid che ha tutte le carte in regola per starmi sulle balle, lui con quei capelloni lunghi e quelle pose da nostalgico grunge, chitarra elettrica maneggiata in modo da produrre giuste dosi di nebbiolina rumorosa shoegaze e titolo che più spocchioso non sarebbe riuscito a coniarlo neanche Mourinho. Ma scrive e suona delle canzoni di una dolcezza immane, non per temi e suggestioni, ma in quanto a spessore e fluidità del suono, che scorre tutt’altro che rifinito in una deliziosa salsa lo-fi, a volte più rumoroso, a volte sciorinando melodie per nulla zuccherose, che ti si appiccicano addosso tanto piacevolmente che…ho perso il filo, cosa stavo dicendo?
 
9)    BONNIE PRINCE BILLY Beware. Vabbè, ma che altro posso inventarmi sul Principe senza correre il rischio di diventare ripetitiva? Questo sforna album ogni anno ad una velocità supersonica e per giunta sono uno più bello dell’altro. Non c’è nemmeno gusto a commentarlo.





 
10) KOBY ISRAELITE Is He Listening?. Forse non al livello di Dance Of The Idiots (2003) o dell’uscita per la serie Book Of Angels (Orobas, 2006), ma siamo comunque su livelli notevoli, dalle parti di una creatività e di una capacità sincretica (klezmer, jewish-jazz, folk europeo, metal!) felicemente fuori dagli schemi. Personaggio pattoniano questo Koby Israelite, ed è una delle mie personali figure chiave dell’anno appena concluso.
 
11) BILL FRISELL Disfarmer. Se vi parlo del mio rimanere completamente inebetita e incantata di fronte alla sensibilità artistica di questo immane chitarrista è come se scoprissi l’acqua calda, no? Quindi che ve lo dico a fare?





 
12) GRIZZLY BEAR Veckatimest. In ambito pop-rock credo che al momento non ci sia nulla di meglio. Melodie che a poco a poco ti si insinuano sotto cute, arrangiamenti mai scontati e canzoni semplicemente splendide. Con buona pace di chi li considera troppo “freddi”. Mah. Cogito ergo perplimo.



 
13) NOMO Invisible Cities. I NOMO sono un combo afrobeat-funk-jazz giunto alla terza uscita, artefici di un genere di musica che non mi stancherei mai di ascoltare. Possiedono quel talento necessario a far andare a braccetto Fela e Sun Ra, prediligendo suoni cosmici e ammantati di un quid di magia (la bellissima Nocturne). Veramente notevoli.


 
14) GROUP BOMBINO Guitars From Agadez Vol.2. Diamante grezzo scovato in loco dalla benemerita Sublime Frequencies (“suoi” anche Group Doueh e Group Inerane, per restare nella stessa area geografica), queste chitarre da Agadez, Niger, mi mandano in pappa il cervello. La qualità audio è, in certi casi, vicina alla field recording o a quella di un bootleg carcassone, ma si tratta, è doveroso specificarlo, di parte integrante della cultura di fondo della succitata etichetta. E poi poco importa, lo spirito di questa musica è quanto di più affine all’anima tribale e selvaggia del rock e del blues possa esserci. Amidinine è canto corale amaro e toccante, Boghassa (e in generale la seconda parte del disco…) è puro distillato di groove del deserto, un mantra che stordisce e che fa ondeggiare senza rendersene conto. Strepitosi e secondi forse solo ai Tinariwen.
 
15) QUANTIC & HIS COMBO BARBARO Tradition In Transition. Due Catti in top 15: Malcolm Catto ne sa una più del diavolo. Questo collettivo multietnico nato in Colombia sulle ceneri della Quantic Soul Orchestra ha creato un bignami di world music autentico, appassionato e festoso: afrocubanlatinjazz, per citare il nome di un blog fantastico (che tra le altre cose frequento spesso). Direi che è perfetta come denominazione.

 
 
16-25:
Molti di questi album hanno battagliato fino all’ultimo per entrare in top 15, in special modo: Califone, ovvero una delle più credibili vie al folk del nuovo millennio; Dirty Projectors, uno dei pochi gruppi sui quali io e Pitchfork ci troviamo d’accordo; Pascal Comelade, geniale e come di consueto fuori dagli schemi; Lars Horntveth, che con la sua suite orchestral-elettronica vince a mani basse il confronto con il Jim O’Rourke di The Visitor. E poi Edward Sharpe, romantico ed epico come pochi quest’anno; Sufjan, che ci regala deliziosi sorbetti in attesa del nuovo album ufficiale; un Caetano Veloso, forse l’artista che insieme a John Zorn ho ascoltato di più in questo 2009, ai medesimi sublimi livelli di Cè, così come la sorella Maria Bethania, che non ci dona una, ma ben due gemme di album. I Gong continuano ad essere dei freakettoni outsiders che bagnano il naso a molti giovincelli, e Jimi Tenor miscela che è un piacere prodigiose pozioni a base di jazz, funk e lounge insieme al mitico Tony Allen.
 
16) CAETANO VELOSO Zii & Zie (Transamba)
17) CALIFONE All My Friends Are Funeral Singers
18) MARIA BETHANIA Encanteria / Tua
19) LARS HORNTVETH Kaleidoscope
20) SUFJAN STEVENS The BQE
21) DIRTY PROJECTORS Bitte Orca
22) EDWARD SHARPE & THE MAGNETIC ZEROS From Below
23) PASCAL COMELADE A Freak Serenade
24) JIMI TENOR & TONY ALLEN Inspiration Information Vol.4
25) GONG 2032
 
 
26-35:
Tra degli Extra Golden bravi da paura (e che, manco a dirlo, in pochi si scagazzano: i Vampire Weekend sono molto più trendy e appetibili, te pare?) e delle piacevoli sorprese come Elfin Saddle e Land Of Kush, non posso che assegnare gli ultimi posticini ufficiali ad Akron Family (sebbene parecchio al di sotto di Love Is Simple, mio disco del 2007), ad un Devendra sempre più furbetto (che tuttavia non riesco ad escludere per onestà con me stessa), e ad una autentica tigre che potrebbe fare un po’ di beneficienza a chi è in difetto di talento e carisma, e cioè Terry Callier. Senza dimenticare i miei rocker della pampa preferiti, El Festival De Los Viajes, le psichedeliche chitarre del Sahara del Group Doueh, e l’intenso e stupendo Sibi di Becaye Aw (grazie borguez!). Masada Book Of Angels, collezionabili come le figurine, ma quelle belle spesse, cartonate e deluxe, si ritagliano, pure, una legittima posizione.
 
26) EXTRA GOLDEN Thank You Very Quickly
27) MASADA QUINTET feat. JOE LOVANO Stolas, Book Of Angels Vol.12
28) AKRON/FAMILY Set ‘Em Wild, Set ‘Em Free
29) DEVENDRA BANHART What Will We Be
30) TERRY CALLIER Hidden Conversations
31) GROUP DOUEH Treeg Salaam
32) LAND OF KUSH Against The Day
33) BECAYE AW Sibi
34) EL FESTIVAL DE LOS VIAJES Disparen!
35) ELFIN SADDLE Ringing For The Begin Again
 
 
SPECIAL MENTIONS:
 
-         M.WARD Hold Time
-         JOHN ZORN Alhambra Love Songs
-         PETER WALKER Spanish Guitar
-         NORBERTO LOBO Pata Lenta
-         GALA DROP Gala Drop
-         RONIN L’Ultimo Re
-         OUMOU SANGARE Seya’
-         VIEUX FARKA TOURE Fondo
-         GANGBE’ BRASS BAND Assike
-         GOV’T MULE By A Thread
-         JUSTIN ADAMS & JULDEH CAMARA Tell No Lies
-         ANDREW BIRD Noble Beast
-         BREAKESTRA Dusk Till Dawn
-         MEAT PUPPETS Sewn Together
-         OS MUTANTES Haih (Or Amortecedor)
-         AVION TRAVEL Nino Rota, L’Amico Magico
-         MAMA ROSIN Black Robert
-         YO LA TENGO Popular Songs
-         HYPNOTIC BRASS ENSEMBLE Hypnotic Brass Ensemble
-         STAFF BENDA BILILI Tres Tres Fort
-         MALAKAI Ugly Sound Of Love
-         ANOUAR BRAHEM The Astounding Eyes Of Rita
-         MEGAFAUN Gather, Form & Fly
-         GANGLIANS Monster Head Room
-         SOULSAVERS Broken
-         BRITISH SEA POWER Man Of Aran
-         A HAWK AND A HAWKSAW Delivrance
-         DREDD FOOLE & ED YAZIJIAN That Lonesome Road Between Hurt And Soul
-         SIX ORGANS OF ADMITTANCE Luminous Nights
 
 
LA SFIGA MI PERSEGUITA…
 
…aka non sono riuscita ad approfondire per tempo, e dunque me ne pento e me ne dolgo:
 
-         WILCO The Album
-         DAN AUERBACH Keep It Hid
-         ANTONY & THE JOHNSONS The Crying Light
-         JOE HENRY Blood From Stars
-         THE LOW ANTHEM Oh My God, Charlie Darwin
-         ANTHONY JOSEPH & THE SPASM BAND Bird Head Son
-         PONTIAK Maker / Sea Voids
-         ESPVALL & BATOH Overloaded Ark
-         THIS IMMORTAL COIL The Dark Age Of Love
-         THE LEISURE SOCIETY The Sleeper
-         ZU Carboniferous
-         CURRENT 93 Aleph At Hallucinatory Mountain
-         BILL CALLAHAN I Wish I Were An Eagle
-         THE UNTHANKS Here’s The Tender Coming
-         VIC CHESNUTT At The Cut
-         DM Stith Heavy Ghosts
 

MIGLIOR OVETTO KINDER AKA SORPRESE SORPRESINE SORPRESONE:
 
Qui invece trovano posto gli esordienti o quasi all’incirca più o meno. Guano Padano, ovviamente, ma anche i portoghesi Gala Drop (giungla dub cosmica/fourth world???, mitici quelli di SentireAscoltare!), i già citati ethno/post-folkers Elfin Saddle, i bravissimi Land Of Kush, e i consueti fan di Elevators e Dead, i lisergici Ganglians (consueti nel senso che ne spuntano a vagonate ogni anno…).



 
 
  • GUANO PADANO Guano Padano
  • GANGLIANS Monster Head Room
  • ELFIN SADDLE Ringing For The Begin Again
  • LAND OF KUSH Against The Day
  • GALA DROP Gala Drop
 
 
A VOLTE RITORNANO:

 
OS MUTANTES Haih (Or Amortecedor). Ritorno graditissimo e assai dignitoso. Peccato non avervi incluso anche la bravissima Zélia Duncan, avrebbe conferito un tocco di carisma e di passione in più alla componente vocale. Ma va benissimo anche così.
 
 
CANZONE DELL’ANNO (ex aequo):
 
Non credo sia un caso che entrambe siano strumentali. Poco fa leggevo un’intervista ad Alessandro “Asso” Stefana sul Mucchio di dicembre, e mi ha colpito molto questa frase, con la quale mi trovo senza dubbio in sintonia: “Le parole vincolano, costringono a concentrarti sul significato. La musica, quando è da sola, lascia la possibilità di interagire, di pensarci delle cose ‘sopra’ “. E che scenari mi si aprono dinanzi ascoltando El Divino e A Freak Serenade
 
 
 
 
COMPILATIONS/RISTAMPE:
 
Ad eccezione del box stereo+mono della discografia beatlesiana (SLURP!), del quarto gnam-gnam-gnoso capitolo della serie Nuggets (dedicato alla scena di L.A.), e della stupenda e bollente compilation di beat/garage/funk/soul iberico della Soul Jazz (Sensacional Soul, Vol.2), il resto proviene dal continente africano. Tra Benin, Ghana, Etiopia, così come – sebbene qui non direttamente chiamati in causa – Nigeria, Senegal e Mali…il mio cuore musicale non è mai stato così vicino a questa immensa terra, a questi suoni e a questa umanità così autentica e calorosa.
 
 
  • THE BEATLES Remastered [EMI/Apple]
  • WHERE THE ACTION IS: Los Angeles Nuggets 1965-1968 [Rhino]
  • LEGENDS OF BENIN [Analog Africa]
  • SENSACIONAL SOUL VOL.2 [Soul Jazz]
  • ORCHESTRE POLY-RYTHMO DE COTONOU Echos Hypnotiques, From The Vaults Of Albarika Store 1969-1979, Vol.2 [Analog Africa]
  • MULATU ASTATKE’ New York-Addis-London, The Story Of Ethio Jazz 1965-1975 [Strut Records]
  • FIRE IN MY BONES: RAW + RARE + OTHER WORLDLY AFRICAN-AMERICAN GOSPEL, 1944-2007 [Tompkins Square]
  • GHANA SPECIAL: MODERN HIGHLIFE, AFRO SOUNDS & GHANAINAN BLUES 1968-1991 [Soundway]

 
 

MIGLIOR SOPRACCIGLIO ALZATO ANCELOTTIANO:


The things that made me go WTF…?
 
SONIC YOUTH The Eternal. Album come di consueto impeccabile. Semplicemente, sono arrivati al punto in cui sfornano dischi come fossero pizze margherita, e per di più col pilota automatico inserito. Per lo meno sono un po’ più vari dei Dinosaur Jr…Ma anche baaasta!
 
ONEIDA Rated O. Bah. Uhm. Boh. Secondo me se la stanno tirando un po’ troppo, questi newyorkesi. Poi oh, ci sono fior fiori di critici che hanno gridato al capolavoro. A me quest’opera addirittura tripla (a sua volta parte di una trilogia), al di là di qualche buona intuizione, talvolta anche vincente, puzza di gran pippa. Lontani ahimè anni luce, come approccio e come spirito, dalla psichedelia a briglia sciolta e dalla creatività urticante di Each One Teach One.
 
PHISH Joy. La classe immensa non si discute, dal vivo continuano ad essere un gruppo letteralmente fuori dal tempo, e Joy non è nemmeno un brutto disco. Tuttavia si può fare un discorso simile a quello dei Sonic Youth, e quindi farli rientrare nella paradigmatica categoria del Baaasta!. Ma continuino pure all’infinito a fare concerti, bootleg, cofanetti dal vivo tripli e quadrupli, che salivo come un Terranova al solo pensiero…
 
ANIMAL COLLECTIVE Merriweather Post Pavilion. Meritano la palma del miglior ‘gruppo che al momento non capisco, e che probabilmente non capirò mai’. Gli addetti ai lavori si stracciano le vesti, quindi presumo che qualcosa di buono in questo album ci sia. Personalmente mi provoca soltanto un certo calo delle palpebre, nonché il respiro pesante e una vaga goccia al naso…
 
 
DELUSIOOOONE:
 
PEARL JAM Backspacer. Non ho più avuto il coraggio di riprenderlo in mano, ma non penso che la mia opinione si discosti molto da quella di alcuni mesi fa. E’ paradossale che le radio nazionali si siano realmente accorte di loro nel 2009, alla pubblicazione del loro album più brutto e privo di anima. Sigh.
 
THE DECEMBERISTS The Hazards Of Love. Ho espresso più volte il mio parere su questo nuovo capitolo della saga dei Decemberists, che danno il meglio quando volano basso. Lascia da parte le rock opere, Colin, e buttati di nuovo su quei tuoi gioiellini letterari di canzone.
 
POLVO In Prism. Un paio di pezzi carini ci sono, e d’accordo, nessuno chiedeva loro di tornare ad essere i noise-rockers psichedelici degli anni ’90…ma nemmeno di diventare una anonima e comunissima band post-punk.
 
GLENN JONES Barbecue Bob In Fishtown. Adoro le uscite soliste precedenti di Glenn Jones, ex leader e chitarrista dei Cul De Sac, davvero. Ma qui la bilancia pende più dalla parte della forma che non da quella di cuore e spontaneità. Credo che persino il Maestro Fahey si annoierebbe.

JIM O’ROURKE The Visitor. Quando ho scoperto che Jim avrebbe pubblicato un nuovo album a suo nome ho dovuto dire al mio cuoricino di stare buono. Peccato, però, che il livello delle aspettative non sia stato adeguatamente ripagato. Sarà che sono ancora cotta di Bad Timing (1997), ma questo The Visitor non riesco proprio a farmelo piacere. Ascolto dopo ascolto la mia impressione non cambia granché: gira a vuoto senza trovare il suo punto fermo.
 
 
PER FACILITARE IL TRANSITO INTESTINALE:
 
MUSE The Resistance. Mi fan cagare da mo’, ma credo che con questo disco abbiano davvero toccato il fondo. Peccato, dal vivo – sorvolando su kitscherie eccessive e chitarroni spesso troppo tamarri – non sono nemmeno male.
 








MI PIACCIONO I BISCOTTI AROMATIZZATI ALLA CANNELLA…
 
Prima di concludere, spenderei una parola su bolachas e biscottini vari, ovvero gli impavidi blog musicali che, continuando a condividere con integerrima passione le proprie proposte musicali, hanno contribuito a cambiare considerevolmente le mie modalità di ricerca e selezione della musica. Se prima ero succube della mia wishlist (a sua volta succube di recensioni e articoli vari), adesso come adesso non vedo l’ora di essere stupita. Ciò non vuol dire che non mi metta più ad esultare come Galliani dopo un gol del Milan quando su bolachas mi trovo davanti un disco che cercavo da tempo, ma significa altresì che sono molto più disposta a lasciarmi attirare da un moniker fantasioso o da una copertina vagamente psichedelica, e ad affidarmi in tal modo al caso, al puro istinto. E quando si ha fortuna si scoprono tesori inimmaginabili…
 

LAST BUT NOT LEAST…
 
…la mia piccola galassia musicale sta virando in direzione di:
 
 
  • AFRICA/FUNK/SOUL
  • TROPICALIA
  • JOHN ZORN E LA TZADIK/JAZZ E CONTAMINAZIONI VARIE
 
…e credo che ciò si sia notato. Nell’ultimo paio d’anni mi sono resa conto di come quella peculiare scintilla, misto di emotività e di soddisfazione intellettuale, tipica della scoperta e dell’ascolto di musica nuova e bella, sia sempre più legata alle suggestioni di cui sopra. Ed in generale allo spaziare in orizzonti altri e diversi, al non precludersi alcunché, allo spostare sempre più in là paletti e steccati, al non restare ancorati al mi piace e al mio genere. C’è tanta, troppa musica là fuori che aspetta di essere ascoltata. Basta spalancare per bene mente, orecchie e cuore.
 
Buon 2010 a tutti, che sia davvero come lo desiderate.

Postato da: SigurRos82 a 18:17 | link | commenti (10)
il meglio di

Riot On Sunset Strip

Due anni fa era stata la volta di San Francisco...


...quest'anno invece è toccato a Los Angeles...


Non potevo che trovarlo sotto l'albero...

Imperdibile. Slurp.

Postato da: SigurRos82 a 16:00 | link | commenti
acquisti, folk, garage, rocknroll, psichedelia, nuggets, oscuro rock acido

giovedì, 24 dicembre 2009
Tutti quanti voglion fare jazz...



...perchè resister non si può, al ritmo del jaaaaaaazz!

Buon Natale a todos!!!

 

Postato da: SigurRos82 a 18:54 | link | commenti (2)
trash, cartoon

venerdì, 18 dicembre 2009
Meditations on trivial cavolats

Leggendo un po' di bloggorama qua e là mi sto meravigliando di come il tempo delle classifiche di fine anno venga sempre più anticipato. Posso capire i siti o le riviste musicali, che hanno esigenza di chiudere il discorso il prima possibile...ma noi umili blogger? Sign o' times, in cui la tendenza ad andare di corsa e ad essere già proiettati verso il futuro prevale, anche inconsciamente, o semplicemente segno che le vacanze sono tali per tutti? Magari un po' entrambe, che dite? ;-)

Intanto vi inviterei, se avete tempo e voglia, a dare un occhio ai miei 'Best Of' degli anni scorsi (2007 e 2008), affinchè abbiate una vaga idea di che genere di morte vi toccherà a questo giro :-P

Un ultimo pensiero...ma quanto è cazzuto Get Yer Ya-Ya's Out? Una leccornia per i padiglioni auricolari, specialmente l'edizione per il quarantesimo anniversario dello storico concerto degli Stones (1969, due serate al Madison Square Garden), comprendente 3 CD+DVD (i primi due dedicati al concerto di Jagger & Co, il terzo agli illustri 'comprimari' B.B.King ed Ike & Tina Turner). Splendidoso.



 

CD1:

01 Jumpin' Jack Flash
02 Carol
03 Stray Cat Blues
04 Love in Vain
05 Midnight Rambler
06 Sympathy for the Devil
07 Live With Me
08 Little Queenie
09 Honky Tonk Women
10 Street Fighting Man

CD2:

01 Prodigal Son
02 You Gotta Move
03 Under My Thumb
04 I'm Free
05 (I Can't Get No) Satisfaction

CD3:

01 B.B. King: "Everyday I Have the Blues"
02 B.B. King: "How Blue Can You Get"
03 B.B. King: "That's Wrong Little Mama"
04 B.B. King: "Why I Sing The Blues"
05 B.B. King: "Please Accept My Love"
06 Ike and Tina Turner: "Gimme Some Loving"
07 Ike and Tina Turner: "Sweet Soul Music"
08 Ike and Tina Turner: "Son of a Preacher Man"
09 Ike and Tina Turner: "Proud Mary"
10 Ike and Tina Turner: "I've Been Loving You Too Long"
11 Ike and Tina Turner: "Come Together"
12 Ike and Tina Turner: "Land of 1000 Dances"

Postato da: SigurRos82 a 17:23 | link | commenti
trash, blues, rocknroll, the rolling stones, il meglio di

martedì, 15 dicembre 2009
Country Feedback


Guano Padano - Guano Padano
[Important Records, 2009]


01. Guano Padano
02. A Country Concept
03. El Divino
04. Epiphany
05. Bull Buster
06. Ramblin' Man
07. Jack Frost
08. Del Rey
09. Danny Boy
10. Tromp Valley
11. El Divino (alternate version)


I Guano Padano, ovvero la band che accompagna Vinicio Capossela, sono un trio composto da Danilo Gallo al contrabbasso, vibrafono, piano e organo, Zeno De Rossi alla batteria, e dal giovane e talentuoso Alessandro “Asso” Stefana alla chitarra, a tutti gli effetti erede di Marc Ribot nella attuale formazione caposseliana.

 
I tre fanno il genere di musica che alcuni fan potrebbero, sotto sotto, sognare di trovare nel nuovo album di Lanegan. Oppure, se preferite, Guano Padano è il disco che i Calexico non riescono più a fare, dall’ormai lontano Feast Of Wire. Baciato in fronte dal folletto dell’ispirazione, il gruppo guidato da “Asso” ci consegna un piccolo capolavoro di americana, o meglio, di quella musica di frontiera tanto evocativa quanto difficile da agguantare e poi restituire, poiché bisogna possedere sufficienti dosi di sensibilità artistica e di classe per cimentarsi credibilmente in operazioni del genere.
 
El Divino, presente in due versioni, è bella da mozzare il fiato, con quel suo suonare ‘alla Black Heart’: cuore desertico e incedere morriconiano, archi da epos struggente e tanto di fischio di Alessandro Alessandroni, lo storico ‘fischiettatore’ di Ennio Morricone, presente anche nel sognante e brioso bluegrass di Bull Buster. E poi ci sono le inquiete divagazioni di Jack Frost ed Epiphany, il surf bluesato e virato free-jazz della title-track, la esotica e splendida Del Rey, dotata di un crescendo finale a dir poco travolgente. E che dire di Danny Boy, che parte con un'intima chitarra acustica per poi evolvere in una ballad da altipiani aridi e assolati, con l’improvviso ingresso dei fiati a ricordare che sì, dentro a questa musica si nasconde, in modo neanche tanto misterioso, un languido spirito tex-mex. Deliziose istantanee classic country (Tromp Valley) si accompagnano ad intriganti ipotesi alt.country/roots (A Country Concept); infine, è come minimo doveroso concedere una menzione speciale ad un inaspettato e bravissimo Bobby Solo (!), che si esibisce in una cover da brivido di Rambin’ Man di Hank Williams.
 
Il tutto tra archi sapientemente dosati, steel guitar strepitose, banjo inseriti al punto giusto, e una scrittura di livello notevole combinata ad un mood irripetibile.
 
Dispersi tra le nebbie della pianura, dove i cactus si trovano solo nei reparti ‘piante grasse’ degli ipermercati, i Guano Padano ci regalano una fetta incredibilmente autentica ed affascinante di americ-pardon, ‘italiana’. La Important Records, che ha pubblicato questo loro album d’esordio, è però etichetta a stelle e strisce, ed i tre hanno ricevuto la benedizione di Joey Burns in persona, che si è preso la briga di commentare il disco canzone per canzone all’interno del booklet, definendolo altresì come immaginaria e perfetta colonna sonora di ipotetiche opere di Fellini, Leone, Jarmusch e Sofia Coppola.

Tutto torna quindi.





Spiriti Affini:

Calexico The Black Light (1998)
Friends Of Dean Martinez Random Harvest (2004)
Giant Sand Chore Of Enchantment (2000)
John Parish Once Upon A Little Time (2005)
Mark Lanegan Whiskey For The Holy Ghost (1994)
The Alps III (2008)

Postato da: SigurRos82 a 12:06 | link | commenti (6)
folk, vinicio capossela, rocknroll, calexico, folk music, howe gelb, guano padano

domenica, 13 dicembre 2009
Soul Santa

V.A. - In The Christmas Groove [Strut, 2009]

Pooova!

01. Jimmy Reed – Christmas Present Blues
02. Electric Jungle – Funky Funky Christmas
03. Funk Machine – Soul Santa
04. Milly & Silly – Gettin’ Down For Xmas
05. The Harlem Children’s Chorus – Black Christmas
06. Wild Honey – Angel’s Christmas
07. Captain Elmo McKenzie & The Roosters – Home On Christmas Day
08. Soul Saints Orchestra – Santa’s Got A Bag Of Soul
09. J.D. McDonald – Boogaloo Santa Claus
10. Zebra – Christmas Morning (Sean Bonniwell Re-Edit)
11. Harvey Averne Band – Let’s Get It Together This Christmas
12. Jimmy Jules & The Nuclear Soul System – The New Year
13. The Black On White Affair – Auld Lang Syne

Buon funky funky Christmas anticipato. E che il groove sia sempre con voi :-)

Postato da: SigurRos82 a 15:17 | link | commenti (3)
funk, cosa gira nel mio lettore, soul gospel

sabato, 12 dicembre 2009
Stronchescion

Una delusione ancor prima dell'inizio del nuovo anno musicale. Speravo con tutto il cuore che fosse un fake, ma sfortunatamente non credo sia questo il caso.


Odd Blood (2010) degli Yeasayer, in uscita ai primi di febbraio, è a parer mio una ciofeca. Ma una bella ciofeca, una cozza di proporzioni ciclopiche. Quel poco di buono che c'è è interamente condensato nelle ultime quattro tracce, con Strange Reunions e Grizelda unici due pezzi salvabili. Per il resto, la affascinante ed esotica malìa electro-psych-pop del fulminante esordio All Hour Cymbals (2007) è andata quasi completamente perduta, risucchiata in un gorgo nauseabondo di suoni elettronici da er peggio degli anni '80 e ritornelli che più scontati li farebbe solo una boyband; le cosmiche armonie vocali sostituite da coretti che manco i Take That. Irritanti come degli Animal Collective in vena di cazzeggio. 

Disco inquietante, di quelli che ti fanno pentire di aver perso così una mezz'ora abbondante della tua vita. Il fatto è che davvero non sembrano più la stessa band. So che ci sono stati cambi di formazione, con l'aggiunta di un quarto componente, ma non penso che ciò possa rappresentare una qualche forma di giustificazione.

Peccato, due anni fa pensavo di aver trovato un nuovo gruppo da seguire con attenzione, e invece...

Vabbè, vado a ripescare All Hour Cymbals e fingerò che non sia successo nulla...

Postato da: SigurRos82 a 18:42 | link | commenti (5)
pop , yeasayer

venerdì, 11 dicembre 2009
Per concludere degnamente la giornata...



 
Gov't Mule - Trane
[Live @ Beacon Theater, NY, 29-12-2006]



 
Warrenone e la sua Gibson, cosa chiedere di più?

Quando per le comuni radio nazionali passeranno tirate rock-blues di dieci minuti come questa, connubio di empirea perizia e raro sentimento, che si baloccano con citazioni le quali, a seconda della serata, possono andare dalla hendrixiana
3rd Stone From The Sun a passaggi di allmaniana memoria, transitando per illustri rifforama del Garcia dei tempi migliori...

...dicevo, quando tutto ciò accadrà scrollatemi, che probabilmente non mi è suonata la svegliaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!

Postato da: SigurRos82 a 18:50 | link | commenti
blues, rocknroll, psichedelia, govt mule

mercoledì, 09 dicembre 2009
Fond de Cour

In un periodo caldissimo per quanto attiene a classifiche dell'anno appena trascorso quale è questo, decido di andare contro corrente e di proporre una gemma perduta del 2008. Non che non abbia ancora pensato alla mia musica preferita del 2009 (il mio essenlunghiano blocco appunti di qualsivoglia genere Melanzana Jones trabocca di idee e spunti assai casinari e incasinati), ma c'è ancora tempo, suvvia. E poi ho ancora diversi dischi da sentire, come i due nuovi di Maria Bethania, onde per cui...


...onde per cui, direttamente da uno sperduto antro del mio hard-disk, Victor Démé dal Burkina Faso.





Victor Démé - Victor Démé [2008]
1. Fond de Cour (intro)
2.
Djôn'maya
3. Toungan    
4. Chérie    
5. Deni Mouke lla    
6. Burkina Mousso    
7. Deni Kemba    
8. Djarabi    
9. Dankan    
10. Peuple Burkinabè
11. Sabu    
12. Djabila    
13. Le passage de l'Arc à Bouche (interlude)
14. Tama Ngnogon    
15. Dala Môgôya



Gemma perduta, si diceva, ma fortunatamente non troppo perduta, visto e considerato che il magazine inglese Songlines ha eletto Victor Démé come miglior lavoro del 2008. 

E Victor Démé è folk-blues africano dolente e gioioso come la vita, che abbraccia sfumature di salsa e ritmi caraibici, impreziosito da eleganti chitarrismi e sorretto da una voce, quella di Victor, limpida e schietta.


Dopo anni passati a deliziare la propria terra natìa, lo scorso anno Victor Démé ha finalmente potuto debuttare su scala mondiale. Ed anche sul mio lettore: chissà come il suo disco era finito in una cartella che nulla aveva a che vedere con lui o con la musica africana in generale. Misteri della mia mente - a volte - sbadata.

Ad ogni modo tutto è bene ciò che finisce bene, come direbbe il mitico Signor Rezzonico della TV svizzera.

Postato da: SigurRos82 a 14:40 | link | commenti (6)
africa, world, folk, blues, world music, folk music, victor deme

venerdì, 04 dicembre 2009
L'Amico Magico

Ma quanto è bello questo progetto degli Avion Travel? Quanto? E quanto siamo tutti debitori a Nino Rota?


Avion Travel - Nino Rota L'Amico Magico [CD+DVD]

1.     PARLAMI DI ME dal film “La dolce vita”
2.     PELLE BIANCA (GIULIETTA MASINA)
3.     THE IMMIGRANT dal film “Il Padrino II”
4.     BRUCIA LA TERRA dal film “Il Padrino III”
5.     AI GIOCHI ADDIO dal film “Romeo e Giulietta”
6.     CANZONE ARRABBIATA  dal film “D’amore e d’anarchia”
7.     AMACORD dal film “Amarcord
8.     LLA RÌ LLI RÀ dal film “Le notti di Cabiria”
9.     GELSOMINA dal film “La strada”
10.   BEVETE PIU’ LATTE - feat. ELIO  dal film “Boccaccio 70″
11.    QUELLO CHE NON SI DICE ( NEW CARPET) dal film “Il Padrino II”
12.   LO STRUSCIO  dal film “Amarcord”
13.   LA PASSARELLA DI OTTO E MEZZO dal film “8 e ½”


Arrangiato ed interpretato con classe e sensibilità immense (il gruppo di Peppe Servillo non è nuovo a questo genere di progetti, risale infatti a due anni fa Danson Metropoli - Canzoni di Paolo Conte),
Nino Rota L'Amico Magico è un ascolto commovente. I brani e i temi musicali del braccio destro felliniano, poi, non necessitano di ulteriori giri di parole. Basta calare il freno a mano e lasciarsi andare. E in epoca di pagine dei quotidiani interamente dedicate ai finalisti di 'presunte' trasmissioni musicali, artisti e progetti di questo genere vanno tenuti stretti stretti.

[N.B.: Pelle Bianca (Giulietta Masina) è l'adattamento italiano, firmato Servillo & Co, di un pezzo di Caetano Veloso].







tu amar che non sai
tu che amar non puoi
sei stregata dall'amor

Gelsomina

Postato da: SigurRos82 a 18:28 | link | commenti (3)
cinema, pop , nino rota, avion travel