Un blog musicale a metà tra il serio e il faceto

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Utente: SigurRos82
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Ho un'anima profondamente rock-blues con psichedeliche propaggini lambite da oceani folk... Disco del mese (novembre): Cesaria Evora - Nha Sentimento (2009)

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martedì, 29 gennaio 2008
Anche Se Non E' Domenica...

MARK LANEGAN - Ugly Sunday

(The Winding Sheet, 1989)

Prima o poi un post tutto dedicato a Mark lo scriverò...per il momento godetevi questa Ugly Sunday, tratta dal suo debutto solista. Le vette del Whiskey per il Fantasma Sacro non erano ancora state scalate, ma già si intravedevano, e non serviva nemmeno il cannocchiale per scorgere la loro forma maestosa.

E per non dimenticare il passato...

SCREAMING TREES - Dollar Bill

(Sweet Oblivion, 1992)

Postato da: SigurRos82 a 14:05 | link | commenti (12)
mark lanegan, screaming trees

giovedì, 24 gennaio 2008
Lontani dal mare, qui non è musica solare, siamo sull'altro versante...

 

Sì, siamo decisamente su un altro versante. Peccato non averlo ascoltato in tempo utile (in realtà il disco è uscito a novembre 2007), altrimenti lo avrei sicuramente inserito nella categoria "Ci è o ci fa?"...nah, sto scherzando, gli avrei senza dubbio trovato un posticino almeno in top ten

E' lui, l'uomo dalla voce poliedrica, colui che un secondo prima sembra Tom Waits e un attimo dopo Nina Simone, tutto ciò senza alcun intervento chirurgico o trattamento ormonale. La prova definitiva, qualora fosse davvero necessario, che John era i Quintorigo, i quali infatti si sono sciolti come neve al sole al momento del debutto senza il loro ex deus ex machina. (Aperta parentesi sull'ultimo Quintorigo, Il Cannone: chiariamoci, si tratta pur sempre di musica fantastica, che svetta all'interno del deprimente panorama italiano, e la sostituta Luisa Cottifogli è una vocalist di indubbio valore...però guarda caso il livello di pathos, della 'stramberia' e della scrittura si sono notevolmente abbassati, e viceversa è aumentato il numero delle - pur riuscite - cover altrui...chiusa parentesi).

Vago Svanendo, dicevo...certo che di carne al fuoco ce n'è tanta, fra pezzi deliranti come Tilt (C'è Mattia?)Bambino Marrone ("Maestra / il bambino marrone ci sputa"), manipolazioni di voci e vocal-drum (oh yes, batteria vocale) come Freak Ship, favolosi brani con tanto di orchestra al seguito (Orchestra Fondazione Arturo Toscanini di Parma), come la title track ("Siamo sospesi / siamo panni stesi / il cuore ad asciugar / nei sogni di Chagall / tienimi o volerò / sei libero se vuoi / stiamo svanendo / nessun ormeggio / là sulle stelle); e poi ancora Spiega La Vela, sorta di mini-opera, scazzi senza pretese (Canzo), aperture pop-rock d'autore (Sinner + Vago Svanendo Reprise, L'Uomo Che Continua) e classici che tolgono il respiro per come sono straordinariamente interpretati (Big Stuff di Leonard Bernstein, con testo di Billie Holiday, alla quale John si sarà ispirato non poco in quanto a resa...d'altra parte il Nostro non è nuovo a questo genere di cover, vedi Night And Day di Cole Porter su In Cattività).

Il tutto è condito, come di consueto, dai testi astrusi e dalla voce unica e da brividi di De Leo.

Un'ottima prova, che non fa che confermare il talento di John come una delle punte di diamante del panorama cantautorale italiano. Una voce fuori dal coro, in tutti i sensi.

Forza John, magari la prossima volta ci scappa il capolavoro. Per il momento: keep goin'!

Ecco un paio di clip tratti dalla recente esibizione alla Feltrinelli di Bologna, un live-act molto essenziale: solo John, una drum-machine e il chitarrista Fabrizio Tarroni. Il terzo è invece il filmato solo audio di Big Stuff.

Enjoy, altrimenti pazienza

 

John De Leo - Vago Svanendo (Live @ Feltrinelli Bologna)

 

 

John De Leo - Bambino Marrone (Live @ Feltrinelli Bologna)

 

John De Leo - Big Stuff

Postato da: SigurRos82 a 15:45 | link | commenti (16)
john de leo

mercoledì, 23 gennaio 2008
Folk...lore

 

16 Horsepower - American Wheeze

 

 

Una delle poche band odierne ad avermi realmente colpito. David Eugene Edwards e i suoi dark folk places...peccato che i 16 Horsepower si siano già sciolti. In ogni caso ci hanno lasciato una serie di album uno più bello dell'altro, e Edwards vaga ancora da qualche parte, spiritato, magari avvolto in un pastrano nero, con un cappellaccio in testa e le mani guantate, con il suo side-project Woven Hand...

 

16 Horsepower - Alone And Forsaken

 

 

Postato da: SigurRos82 a 18:33 | link | commenti
16 horsepower

domenica, 20 gennaio 2008
Scotch Mist

Accipuffolina, com'è che mi accorgo sempre in ritardo degli eventi che contano?

I Radiohead hanno uploadato sulla miniera d'oro conosciuta come You Tube il loro live-act dello scorso capodanno, praticamente una versione live dell'ultimo, splendido album In Rainbows.

Quella che segue è la versione integrale, durata 52 minuti, ma sempre su You Tube si possono trovare anche i clips dei pezzi singoli.

Che dire, grazie a Yorke e soci!

P.S.: ho visto di sfuggita un pezzo di Bodysnatchers...wow, ritmica quasi totalmente modificata e interpretazione incazzatissima

 

Postato da: SigurRos82 a 14:54 | link | commenti (9)
radiohead

venerdì, 18 gennaio 2008
Gelb, Howe Gelb

E' lui, l'ex front-man degli indimenticati 'riscrittori' della tradizione americana Giant Sand, amicone di Burns & Convertino aka Calexico. Con la consueta iper-produttività e incapacità di stare fermo un minuto, ci regala un'altra manciata di pezzi, chitarra e voce, risalenti a periodi diversi. Nel post precedente mi ero sbagliata, il disco - Upside Down Home 2007: Return To San Pedro - non è evidentemente del 2008 ma è uscito lo scorso anno. Ma d'altra parte non è questo che conta. Enjoy!

Peccato solo che si sia tagliato il pizzo 

 

Howe Gelb - Train Singer Song - 2007

 

 

Questo clip invece è tratto dal tour promozionale del suo album uscito nel 2006, 'Sno Angel Like You. Evvai con blues, folk e gospel!

 

Howe Gelb 'Sno Angel Ottawa

 

Postato da: SigurRos82 a 15:49 | link | commenti
howe gelb

martedì, 15 gennaio 2008
I primi vagiti del 2008 in Musica

Siamo nel nuovo anno da appena un paio di settimane eppure ho già scovato e rodato qualche più o meno valido dischetto targato 2008. [E preparatevi perchè ho già qua un mini-listino di ascolti del 2007 fuori tempo massimo per le varie top, ma che comunque meritano una menzione più o meno onorevole]. D'altra parte per me funziona così: leggo una recensione su una rivista, una webzine o un sito, aspetto che il mio termometro interno (tutt'altro che esatto, anzi, parecchio istintivo e selettivo) dia il suo giudizio di interesse e poi, in caso di risposta positiva, inserisco il suddetto album nella wishlist (ancora carta e matita, che volete fare, sono del paleozoico da questo punto di vista), in attesa di procurarmelo.

Tornando a bomba, mentre aspetto ansiosa di ascoltare il nuovo Howe Gelb (adoro quest'uomo), e il nuovo Mars Volta (devo ammettere che con Amputechture mi hanno quasi stracciato le palle, ma voglio dare loro un'ultima possibilità), mi sto divertendo col disco del gruppo parallelo di John Frusciante, che, tra un album popparolo dei Red Hot Chili Peppers da una parte e un loro mega-live celebrativo dall'altra, fortunatamente trova pure il tempo di pubblicare il secondo capitolo degli Ataxia, Automatic Writing II. La sua voce non è un granchè, ma devo concedergli che è un gran bel sentire questo album, un po' psichedelico, un po' acustico, un po' new-wave, un po' post-punk. Grande come al solito la sua chitarra, e le linee di basso mi piacciono da morire.

 

 

A proposito, non buttate nella monnezza dei soldi per il disco dei Black Mountain: paginate e paginate sulle riviste musicali, dei nove dati con una leggerezza che mi fa strabuzzare gli occhi, manco fossero i Pink Floyd di Meddle o di Atom Heart Mother, quando invece gruppi come gli Akron/Family non se li caga nessuno ed è già tanto se hanno ottenuto recensioni che occupano un quarto di paginetta. Non dico niente, solo che mi trovo in totale accordo con la recensione di Giancarlo Turra su sentireascoltare.

Infine volevo condividere la mia gioia perchè mi è finalmente arrivata dopo una lunga attesa la t-shirt di Illinoise di Sufjan Stevens.  Evvai, ora sono una Illinoise-maker a tutti gli effetti!

 

 

Postato da: SigurRos82 a 15:52 | link | commenti (27)
primi vagiti del 2008

domenica, 13 gennaio 2008
Ethiopia Hagere

Per iniziare ottimamente la settimana vi propongo due live-acts dei fantastici The Ex, il primo dei quali insieme al "Re del sax Etiope", il fenomenale Getatchew Mekuria - ricordate il loro splendido album dello scorso anno, Moa Anbessa, VERO? - ed il secondo risalente al tour del 2004 che li avrebbe portati a familiarizzare con la scena locale, ed in particolare con quella pantegana del sax di cui sopra. E' bellissimo vedere come i ragazzini del pubblico sentano la musica e come vi partecipino entusiasti, quasi per istinto.

The Ex & Getatchew Mekuria in Hager Fekir

 

The Ex in Sodo, Ethiopia Tour 2004

Postato da: SigurRos82 a 17:03 | link | commenti (8)
africa, jazz, ethiopiques, the ex, getatchew mekuria

giovedì, 10 gennaio 2008
Dead Man...not walking

Per la serie sottobosco rock psichedelico e affini vorrei consigliare questo disco, omonimo, del 2006, della band svedese Dead Man. Ieri si parlava con Folletto dei Dungen, altro interessante gruppo della scena psichedelica scandinava, e così mi è venuto l'istinto di rispolverare (in tutti i sensi) l'album di cui sopra.

Niente di trascendentale, ma sapete cosa? Questi rocker svedesi hanno un pregio: quello di saper mescolare con perizia tutte le loro - evidentissime - influenze creando un'amalgama credibile e vivace, con un'attitudine appassionata e trascinante, e non semplicemente gettando insieme un'accozzaglia di spunti e fonti musicali diverse, quasi giustapposte, senza un filo logico e senza la benchè minima personalità (ogni riferimento ai Black Mountain, di cui sono alquanto curiosa di ascoltare il nuovo lavoro, è puramente casuale; per non parlare dei Wolfmother). Aggiungiamoci pure il non trascurabile fatto che i suddetti tizi sanno indubbiamente suonare, e la (appetitosa) frittata è fatta. Grateful Dead, Allman Brothers Band, Josefus (dei quali prendono in prestito il titolo di una canzone, Dead Man, per dotarsi di una ragione sociale), Steppenwolf, Quicksilver Messenger Service, insomma tutto il meglio di sua maestà acid-rock nelle sue varie incarnazioni in un unico, promettentissimo disco d'esordio.

Fidatevi, perchè spesso sono la prima a mostrarmi molto, ma molto diffidente verso i gruppi 'passatisti'.

Che i paesi scandinavi, essendo un po' decentrati sul piano fisico-geografico, permettano di conservare (alle basse temperature, si intende ) quel poco di creatività e personalità attualmente rimaste in campo rock? D'altra parte i Motorpsycho insegnano.

Beh, sia come sia: Deep Forest Green, recita la (immancabile, ma non pretenziosa) jam conclusiva. Magari queste profonde verdi foreste costituiscono realmente un spinta propulsiva all'ispirazione. Con quell'energia e con quei cambi di tempo sembrerebbe davvero di sì.

Postato da: SigurRos82 a 15:24 | link | commenti (4)
dead man

mercoledì, 09 gennaio 2008
La Quinta Dimensione

L'ispirazione per questo post mi è venuta un sabato sera alla Feltrinelli, durante il consueto "giretto pre-scelta del locale". Sullo scaffale avvisto, con una certa sorpresa, Fifth Dimension dei Byrds. Prezzo: euro 5.90. La mia mano scatta rapida e predatoria. A casa ne ho già una copia, tuttavia non originale. Quindi - mi dico - è il momento di cogliere al volo l'occasione, ghiotta quanto una fetta di tiramisù della mamma della mia amica Laura.

D'altra parte questa è la mia filosofia: compra bene, compra quando conviene. Oddio, non vale proprio in tutti i casi: per i miei artisti e band di culto, per i cofanetti, e per gli album difficilmente reperibili per via 'digitale' qualche eccezione la faccio volentieri. Anche più di qualche, eh. Però in generale il richiamo dell'originale lo percepisco in misura maggiore se il CD è a mid-price o, meglio ancora, a prezzo non sappiamo cosa farcene quindi ve lo tiriamo dietro, come il suddetto.

Chiusa la parentesi musical-filosofica, vorrei giusto spendere due o tre parole su Fifth Dimension, non tanto per elogiarne l'immensa grazie psichedelica, visto che è già stato abbondantemente fatto nel corso dei precedenti quarant'anni, quanto piuttosto perchè sono rimasta affascinata e incuriosita dalle note che accompagnano ogni brano (e che ho potuto leggere in quanto finalmente dotata di booklet originale, alè). Premettendo che sono tutte canzoni favolose e che ti farebbero venire voglia di abbracciare McGuinn e soci se ne avessi la possibilità, vorrei puntare l'occhio di bue su tre pezzi in particolare.

Eight Miles High. David Fricke, nelle note appositamente scritte per la pubblicazione nel 1996 della versione rimasterizzata ed ampliata del disco, racconta "It seems laughably quaint now that Eight Miles High was widely perceived as a song about drugs (as opposed to a song, allegedly, written on drugs)". Ecco, forse se dovessi spiegare ad un alieno uno dei possibili e molteplici significati del termine 'psichedelico', probabilmente gli farei ascoltare (se è dotato di orecchie per sentire) questa canzone. Un volo pindarico. Dolcissimo. Nel libretto leggo che in quel periodo la band stava ascoltando parecchia musica di John Coltrane, e che era rimasta altresì affascinata dai raga indiani di Ravi Shankar. Nella nota alla canzone il guitar work di McGuinn viene definito 'John Coltrane-influenced'; spiega infatti lo stesso chitarrista "We were playing 12-string Rickenbacker to sound like a saxophone. We were translating jazz into a rock form". Ci sono riusciti? Non lo so. So solo che la elettrica qui suona da dio e che ha fatto la storia del rock. E che il pezzo è una favola.

John Riley. Apprendo, innanzitutto, che John Riley non è un pezzo scritto dai Byrds, ma un traditional inglese del diciassettesimo secolo. Qui viene proposto in una veste a dir poco paradisiaca, con la voce di McGuinn a tratteggiare melodie irraggiungibili e gli archi a rendere il tutto ancora più incantanto. La versione strumentale poi, contenuta delle bonus tracks aggiuntive, è totalmente differente: un rock'n'roll scandito da un ritmo fantasticamente contagioso, trascinato dalla Rickenbacker di Roger McGuinn e dalla ritmica del grande David Crosby.

I Come And Stand At Every Door. Altro pezzo non scritto dai Byrds, ma questo conta davvero poco. Il testo deriva dalla traduzione ad opera di Pete Seeger di una poesia di Nazim Hikmet, mentre la melodia - leggo sempre nell'ottimo booklet - è ispirata ad una canzone di Judy Collins. E' un pezzo cupo e inquietante ma allo stesso tempo poetico e intenso. A parlare è un bambino di sette anni, vittima del bombardamento di Hiroshima, il cui spirito è destinato a vagare sulla terra in cerca di pace.

I come and stand at every door
But no one hears my silent tread
I knock and yet remain unseen
For I am dead, for I am dead.

I'm only seven although I died
In Hiroshima long ago
I'm seven now as I was then
When children die they do not grow.

My hair was scorched by swirling flame
My eyes grew dim, my eyes grew blind
Death came and turned my bones to dust
And that was scattered by the wind.

I need no fruit, I need no rice
I need no sweet, nor even bread
I ask for nothing for myself
For I am dead, for I am dead.

All that I ask is that for peace
You fight today, you fight today
So that the children of this world
May live and grow and laugh and play.

Postato da: SigurRos82 a 15:48 | link | commenti (13)
the byrds