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Nome: FeDz
Ho un'anima profondamente rock-blues con psichedeliche propaggini lambite da oceani folk...
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Ieri sera stavo sfogliando il Corriere (alla ricerca dell'articolo sul nuovo Indiana Jones, lo ammetto
), e - orrore - mi imbatto in due paginate intere belle piene dedicate a SanScemo. Davvero, avrei tanto voluto ignorare e proseguire, ma la faccetta da Professorino raccomandato del buon Mario Luzzatto Fegiz,
troneggiante in cima alla sua rubrica sanremese, ha avuto su di me un effetto paragonabile a quello dell'arrivo di un'ambulanza in una piazza affollata: apprensione mista a macabra curiosità. E così, dopo essermi fatta coraggio, mi preparo a farmi due risate. Perchè con Fegiz, il cantore dei mediocri, il divertimento è assicurato. Vediamo quali chicche ci ha regalato. In corsivo le citazioni del maestro.
Cominciamo dai cosiddetti Campioni (di che cosa ancora non si è capito, mah).
Mario Venuti e la sua cavalcata romantico-medioevale se la cavano con un bel 7,5; Amedeo Minghi invece, Cammina Cammina (no, non sto raccontando una fiaba, è proprio il titolo della canzone), si becca una sufficienza stiracchiata: E' una canzone gradevole, assolutamente prevedibile nei tipici canoni paleominghiani e paleofestivalieri con ampio uso del condizionale alla ricerca della tronca perduta. Paleo che?!? L'unica cosa che mi sembra realmente 'paleo-' è lo stile fegiziano. Antiiiico!
Ma andiamo avanti, vediamo se scoviamo qualcosa di credibile o anche vagamente sensato. Ohibò, Giò di Tonno e tale Lola Ponce vengono premiati con un 8,5, il voto più alto. Mi viene un dubbio però: chi cazzo sono? Leggo: I due eroi di Notre Dame. Ah ecco...ne so come prima. Pazienza, sopravviverò.
Gianluca Grignani, pur cavandosela con un bel 7,5, viene un po' bacchettato: la sua canzone è divisa in due parti, una acustica melodica e l'altra rock-esplosiva, ma ha un testo debolino. E vabbè che ti aspettavi, Bob Dylan? Non siamo mica a Monterey...
Continuando nella lettura scopriamo che il buon Marietto ha un debole per Mietta, una delle cantanti più belle del festival. La canzone (voto: 8) è leggera leggera, di facile ascolto, giocata su uno slogan elementare alla trottolino amoroso. Cacchio, allora deve essere davvero imperdibile.
E non può essere un vero Sanremo senza il mitico "Elvis The Pelvis" Little Tony, che invariabilmente confondo con Bobby Solo. Il nostro eroe Fegiz, tuttavia, nota amaramente che fa male vederlo inchiodato a un banale motivo autoreferenziale sulla voglia di restare ancora in scena. Senza volerlo penso che con questa frase abbia definito in maniera sintetica e precisa il senso di tutta questa mega pataccata che è Sanremo. Peccato solo che non se ne sia reso conto.
Federico Zampaglione dei Tiromancino invece si becca un'insufficienza grave, da debito irrecuperabile, 4,5. Sinceramene mi domando cosa ci vada a fare al festival. Mah.
I Finley si tengono invece a galla con una sufficienza piena. Meno male, altrimenti non sarei riuscita a dormire stanotte. Secondo Fegiz sono teoricamente rock, ed hanno una vocalità da boyband. Traduco: fanno cagare, ma il Nostro non lo vuole ammettere apertamente.
Sergio Cammariere, basta il nome, si piglia un bell'8 in pagella. L'amore non si spiega, recita il titolo del brano. Arguto, sono impressionata.
E, dulcis in fundo, non poteva mancare lei: Loredana Berté (voto: 7,5). Il commento ve lo riporto per intero perchè è spassosissimo: Un testo violento e aggressivo, "noi siamo il futuro con le pezze al culo...Lucifero sul tetto e media sotto il letto". La canzone più rock del festival. Eh già, rock una cifra. Patti Smith sarebbe fiera di lei, yeah man. A questo punto viene da chiedersi che 'rock' abbia ascoltato in vita sua il nostro amico Fegiz. Giusto per avere un termine di paragone.
Della categoria Giovani invece vi basti il titoletto, Motivi noiosi e banali, I debuttanti non migliorano. Oh, bravo Mario, finalmente una cosa sensata; anche in questo caso senza volerlo ha parlato dell'intera manifestazione.
Mi vengono i brividi a pensare che in realtà non si tratta della totalità dei partecipanti, e non oso nemmeno immaginare quali altre perle di giornalismo musicale Fegiz sarebbe riuscito ad estrarre dal cilindro...
Ah, Bertoncelli, salvaci tu.

Probabilmente se vivessimo in un mondo giusto molti dei video che seguono sarebbero i re assoluti delle rotazioni giornaliere di MTV, AllMusic e compagnia, e non sarebbero relegati al pur orgoglioso e nobile culto da parte del popolo dei naviganti di YouTube e dei fedelissimi delle TV Satellitari Musicali. Ma dato che, come avrete senz'altro notato, la mia è soltanto un'utopia...becchiamoci pure la nostra dose quotidiana di schifezze. Per fortuna che hanno inventato YouTube...e i Sigur Ros...e anche i registi dei video dei Sigur Ros...
Toccanti, magici, a tratti anche tragici...ma bellissimi.
P.S.: scusate per il titolo idiota del post, ma vedendo la foto sopra mi sono ricordata che il chitarrista dei Sigur Ros (non chiedetemi come si chiama, che tra Islandese e Hopelandic non mi ci raccappezzo più) si serve spesso dell'archetto...e quindi perchè non scomodare anche l'archettaro per antonomasia, Mr. Jimmy Page? 
Sigur Ros - Glòsòli (tratto da Takk)
Sigur Ros - Viorar Vel Til Loftarasa (tratto da Agaetis Byrjun)
Sigur Ros - Hoppippolla (tratto da Takk)








N.B.: tutte le immagini e i poster dei concerti che vedete qua sopra sono stati cortesemente sgraffignati dal bellissimo sito Wolfgang's Vault (stampe, litografie, foto d'epoca, t-shirts, pins, etc.), che ogni volta mi fa venire l'ispirazione di ordinare qualcosa...la quale ispirazione viene quasi prontamente inibita una volta guardati i costi di spedizione. 
Vi propongo una chicca tratta dal magnifico cofanetto qui a fianco, e cioè una incendiaria versione tendente alla jam-session di Gloria di Van Morrison, suonata tra gli altri insieme a Jack Bruce e Buddy Miles (NdF: una volta ascoltata quella hendrixiana, anche l'interpretazione di Patti Smith sembra iniziare a vacillare, ma come al solito è questione di sfumature...). E poi, visto che non riesco a caricare la versione strumentale da sette minuti di Bold As Love contenuta nello stesso box (visto che ho esaurito la banda mensile, ops
), inserisco via YouTube quella originale tratta da Axis...
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Statua in omaggio a Jimi collocata nella natia Seattle, all'incrocio fra Broadway e Pine Street.
Attenzione ai naviganti: si è sparsa la voce che la presente sarà la settimana più temuta e più pericolosa per i musicofili onesti e appassionati come me e come voi, cioè la settimana di Sanremo!
Niente panico, basta conoscere il proprio nemico e comportarsi in maniera razionale: non appena vi imbattete in qualunque programma radiofonico o televisivo che ne parli è sufficiente, con tutta calma, cambiare canale, spegnere o dedicarsi ad altro; se invece è qualche amico o amica a parlarvene allora fingete di avere un impegno improrogabile, oppure, nel caso la motivazione non risultasse credibile, dite che vi è venuta una urgente quanto improvvisa necessità di correre al bagno; evitate infine, per quanto possibile, luoghi pubblici come negozi o supermarket, o in caso non possiate proprio farne a meno, munitevi prima di iPod, lettore mp3 o quant'altro.
E che la forza sia con voi. ![]()

Anche T-Mac e Yao sembrano preoccupati...
AA.VV. - Tropicalia (Soul Jazz, 2006)

Tracklist:
01. Gilberto Gil - Bat Macumba; 02. Os Mutantes - A Minha Menina; 03. Gal Costa - Tuareg; 04. Gilberto Gil and Os Mutantes - Domingo no Parque; 05. Caetano Veloso - Alfomega; 06. Gal Costa - Sebastiana; 07. Gilberto Gil - Procissao; 08. Caetano Veloso - Irene; 09. Os Mutantes - Ave Genghis Khan; 10. Jorge Ben - Take It Easy My Brother Charles; 11. Tom Zé - Jimmy, Renda Se; 12. Os Mutantes - Quem Tem Medo de Brincar de Amor; 13. Caetano Veloso - Tropicalia; 14. Tom Zé - Quero Sambal Meu Bem; 15. Gal Costa - Vou Recomecar; 16. Os Mutantes - Panis et Circenses; 17. Tom Zé - Gloria; 18. Os Mutantes - Ando Meio Desligado; 19. Caetano Veloso - Lost in Paradise; 20. Os Mutantes - Bat Macumba.
Leggo la recensione di Brasil 70 (altra compilation nuova di zecca della Soul Jazz) su Rumore, e cosa faccio? Mi procuro quella precedente, logico.
Non sono una grande appassionata di compilation, perchè spesso sono a mio parere solo un'occasione per portare soldi nelle casse delle case discografiche, con accozzaglie di pezzi buttati lì senza criterio, senza contare che la selezione dei brani è quasi sempre molto arbitraria.
Ma questa è imprescindibile, soprattutto perchè in molti casi si tratta di artisti da noi poco conosciuti la cui musica è difficilmente reperibile, sia tramite mezzi ufficiali sia con modalità più carbonare. Mojo la definisce "An exhilarating blend of Bossa Nova, acid rock and avant-garde samba, funk and soul", giusto per dire che non non abbiamo a che fare con pizza e fichi.
L'introduzione al disco, contenuta nel bellissimo ed informativo libretto di 52 pagine, così recita approssimativamente (la traduzione è mia, quindi se non risulta sufficientemente scorrevole almeno ne conoscete la ragione
):
Tropicalia è il nome di un movimento musicale e culturale che prese piede in Brasile e durò poco più di un anno (1968), e terminò essenzialmente a causa della carcerazione e successiva deportazione in Inghilterra di due dei principali protagonisti, Caetano Veloso e Gilberto Gil. Ciononostante ebbe, e continua tuttora ad avere, un profondo effetto sulla musica del Brasile. Come movimento non si limitò esclusivamente alla musica ma anche alle arti visive, al cinema, al teatro e alla letteratura. Se a questo si aggiunge il successivo interesse internazionale che iniziò quasi venti anni dopo i primi Tropicalisti (grazie ad artisti come David Byrne, Kurt Cobain, Tortoise, Beck), si può cominciare ad intravedere l’importanza d questa musica che a prima vista sembra così lontana nel tempo e nello spazio.
I principali artisti coinvolti in Tropicalia furono Caetano Veloso, Gilberto Gil, Gal Costa, Tom Zé e gli Os Mutantes. […] Altre personalità legate al movimento ma i cui percorsi musicali erano in un certo senso distinti furono Mari Bethania (sorella di Caetano Veloso), e le star della Bossa Nova Nara Leao e Jorge Ben.
Tropicalia ha mescolato pop e rock psichedelico, americano e britannico, con le radici brasiliane e con l’avanguardia e la musica sperimentale europee, per creare un nuovo sound che al tempo stesso era peculiarmente brasiliano e a tutti gli effetti internazionale. Sul piano ideologico, mischiarono arte e cultura di massa, prendendosi gioco sia della dittatura militare sotto la quale vivevano all’epoca, sia degli artisti militanti di sinistra. Tutto ciò per dire che i Tropicalisti amavano i Beatles e Jimi Hendrix così come si opponevano all’imperialismo americano. Apprezzavano pure i dimenticati eroi delle radio musicali brasiliane, come Dorival Caymmi, Luiz Gonzaga e Orlando Silva, così come gli sperimentalisti dell’anti-musica europea come Cage e Stochausen. Amavano altresì Joao Gilberto, e tuttavia determinarono il tramonto della Bossa Nova.
Tropicalia fu un movimento musicale e culturale anarchico nato nel contesto di un regime dittatoriale militare, e alla fine ne pagò il prezzo. I suoi artisti furono gli artefici di una rivoluzione brasiliana nella musica.
Beh, certo che A Brasilian Revolution In Sound suona mille volte meglio...
In ogni caso, per me, fan dei Mutantes (vedere foto sopra, oddio quanto erano giovani e sbarbatelli), questo disco rappresenta una miniera d'oro, nonchè un ottimo 'corso di formazione introduttivo' sulla musica brasiliana, che mi sta incuriosendo sempre di più...sarà il bisogno di evasione? O l'effettivo valore di questa proposta musicale vecchia ormai di 40 anni? O l'acidità corrosiva di Ave Genghis Khan? O le melodie di Procissao e Lost In The Paradise? O forse l'esotismo di Tuareg di Gal Costa, o ancora il sitar di Bat Macumba versione Gilberto Gil? O quella specie di funk di Tom Zé che risponde al nome di Jimmy, Renda-Se?
Bah, sarà...fatto sta che alla fine si è proprio felici e contenti, e non ci si rende neanche conto di essersi alzati per prendere da bere in cucina, saltellando sulle note e sul ritmo contagioso di Bat Macumba versione Os Mutantes, quasi come ad un party gioioso in cui non importa nient'altro che ballare tutti insieme la macumba del pipistrello...
1. Gilberto Gil - Bat Macumba
2. Caetano Veloso - Tropicalia (Live 2006)
3. Gilberto Gil & Os Mutantes - Domingo No Parque (Live at Brasilian TV, 1967)
4. Os Mutantes - Panis Et Circenses (Live at TV Cultura, 1967)
Arcade Fire On Pancake Mountain Show - Wake Up + Haiti
Non sono simpatici Win, Reginé e gli altri Arcade Fire con questi bimbi, mentre cantano, saltellano e si divertono insieme sul palco? Il migliore di tutti è il piccoletto, quello che verso la fine di Wake Up riceve la chitarra da Win, che è voluminosa quasi quanto lui...anzi no, ho cambiato idea, il mio preferito è il bambino di colore con le treccine, quello che somiglia vagamente ad un giocatore dei Cleveland Cavs, e che alla fine si mette a suonare tutto intento il tamburone...
Eheh, buon week-end!




Cosa hanno in comune i film di cui sopra e questo arzillo anziano signore qua sotto?

E' probabile che a qualcuno venga da rispondere 'niente', e invece...
...date un'occhiata qua...
John Williams (con l'Orchestra Filarmonica di Los Angeles) - Live At The Hollywood Bowl, 2 Settembre 2006
Non era poi così difficile vero?
E' lui, l'ottantatreenne compositore di colonne sonore. Colui che ha messo il proprio genio al servizio della fantasia e dei sogni di registi come Steven Spielberg e George Lucas. Colui che ci ha fatto letteralmente volare sulla bicicletta di ET, che ci ha fatto correre a cavallo fra le strette gole di Petra, che ci ha accompagnato in quel mondo popolato da dinosauri più o meno amichevoli e fatto volare insieme a quel Peter Pan un po’ cresciutello, colui che ci ha fatto salire sulla Morte Nera con una spada laser materializzatasi fra le nostre mani, e che più recentemente ci ha consegnato le chiavi del castello di Hogwarts...
John Williams - Live At The Boston Pops Movie Night, 26 maggio 2007
Al di là della bellezza della musica, quello che più mi colpisce è l’emozione che regala riascoltare questi temi musicali. Leggendo queste righe così, a cuore e mente fredda, potrebbe sembrare tutta retorica…ma non è così, almeno per me. E’ davvero come riaccendere e dare spazio a quella parte infantile che ognuno di noi, chi più chi meno, conserva ancora dentro di sé, o come far riemergere certi flash e ricordi. Come quando, vedendo Jurassic Park al cinema, non sei tu a nascondere, per la paura, il viso sotto il cappotto ma tua madre…o quando, a otto anni, pur di vedere Mamma Ho Perso l’Aereo in un vecchio cinema col riscaldamento guasto, ti fai venire il giorno successivo un febbrone da cavallo…
Insomma, cose così. Memorie appese lì, da qualche parte, che non ‘ricordavi’ nemmeno di possedere, e che vengono riaccese all’improvviso riascoltando due o tre semplici note o una particolare melodia.
John Williams Pays Tribute To Spielberg and Lucas
E con Indiana Jones IV così vicino…non è mai stato così bello tornare bambini insieme a John.
...nel periodo gennaio/febbraio 2008?
No, la risposta corretta non è "Non ce ne frega una pippa" 
Dead Meadow - Old Growth (2008)
Fresco di pubblicazione, nuovo album per il power-trio assonnato di Washington D.C., giunto al suo quinto lavoro. Prosegue il percorso di 'alleggerimento del sound' già intrapreso col magnifico Feathers (2005), il che non significa assolutamente perdita di spessore o strizzatina d'occhio al mainstream. Meno rifforama hard-blues stile Hawkwind/Groundhogs/Blue Cheer e più attenzione alle sfumature e alla forma canzone. Folk-rock trasognato che emana una sottile nebbiolina psichedelica. I migliori del lotto probabilmente restano il primo disco omonimo (2001) e il già citato Feathers, ma anche qui non c'è da lamentarsi. Consigliato soprattutto agli amanti del genere e a quelli che non si accontentano del classico power-trio tutto riff granitici e maniera. Qui c'è tanto fumo...ma anche tanto arrosto :-)
Pine Hill Haints - Ghost Dance (2007)
Questi qui li ho scoperti tardi, altrimenti li avrei inseriti nel Best Of. Non sono il massimo dell'originalità, ma questo loro disco è scoppiettante. L'ho ascoltato parecchie volte, perchè mi dà la carica e mi mette di ottimo umore. Country, folk, hill billy, bluegrass. Il tutto urlato a squarciagola. Pezzi brevi ma molto belli, scatenati e con ottime linee melodiche. Occhio che quando li ascoltate è probabile che compaia davvero qualche fantasmino alle vostre spalle, che danza invisibilmente con voi. Oggi sono in vena di ironia spicciola :-)
Ibrahim Ferrer - Mi Sueno (2007)
Idem come sopra, gli ho dedicato la dovuta attenzione troppo tardi. Mi ero strappata i capelli per quel progetto stupendo che è stato Buena Vista Social Club: l'idea alla base, la partecipazione di Ry Cooder, il film di Wenders, la fantastica colonna sonora. Questo è in realtà il disco postumo del grande vocalist cubano Ibrahim Ferrer, visto in azione per l'appunto in Buena Vista Social Club. Una serie di boleri da togliere il fiato. Cantato in modo magistrale, con quella voce appena rotta (il consueto duetto con Omara Portuondo, Quizas Quizas, è da brivido), e suonato dalla band con una classe sopraffina. Commovente.
Hala Strana - Heave The Gambrel Roof (2007)
Free-folk? Freak-folk? Post-folk? Ma sì, tutte etichette che lasciano il tempo che trovano. Si tratta del progetto di un tal Steven R.Smith, e, leggendo su OndaRock, scopro che non si tratta nemmeno della sua prima uscita. Qui il folk dell'est europeo (spiccano in particolare quattro brani albanesi, tra cui Motra Dhe Vellai e la title track) viene rivisitato in chiave freak, con un'attitudine da Incredible String Band più allucinata e criptica. Non male, mi procurerò anche gli altri lavori. Bella la copertina.
Wes Montgomery - The Incredible Jazz Guitar Of Wes Montgomery (1960)
Per la serie "Piccole Fede crescono anche nel mondo del jazz", sto finalmente approfondendo la musica di Wes Montgomery. Dopo aver sbragato per le cose più jazz-blues di uno come Bill Frisell, e dopo averlo sentito paragonare al succitato numerose volte, ho deciso di conoscere il padre putativo del grande chitarrista. Vabbè, chi sono io per commentare uno dei capisaldi della chitarra jazz? Nessuno. Quindi mi limito a dire che West Coast Blues mi fa morire e Mr.Walker mi fa battere il piedino. Che musica ragazzi, c'è poco da scherzare. A questo punto non mi resta che buttarmi a capofitto su Full House...
Tomahawk - Anonymous (2007)
Mike Patton. E già questo sarebbe sufficiente per dimostrare a priori l'originalità del progetto. Si tratta di pezzi ispirati a materiale dei nativi americani del tardo diciannovesimo secolo, con arrangiamenti originali firmati da Patton & Co, a metà fra il rock-metal della sua ex band Faith No More e certe cadenze electro. Su tutto regna la voce sciamanica del capo-tribù Mike. Disco non immediato, inizia a rivelarsi e a farsi decisamente apprezzare dal quarto-quinto ascolto in avanti.
Michael Giacchino - Ratatouille O.S.T. (2007)
Colonna sonora di alto livello per il composer Michael Giacchino, famoso tra l'altro per aver creato lo score musicale di Lost. A metà tra strumentali orchestrali, atmosfere jazzy e riferimenti ai classici valzerini francesi, un'emozionante ora di ottima musica, per sognare un po' e sorridere ripensando alle avventure dell'adorabile topino-cuoco Remy :-)
Ovviamente sul mio lettore sono passate tante altre cosette in questo periodo...ma oh, mi fanno male i polpastrelli.
Alla prossima!


Non mi capita spesso di vedere film che non solo sono belli e avvincenti, ma che fanno riflettere e commuovere anche ripensandoci a distanza di tempo.
Into The Wild di Sean Penn, che tra l'altro è ispirato alla vera storia di Christopher McCandless, credo sia uno di questi. Almeno per me, ovviamente.
La storia, la colonna sonora con brani originali di Eddie Vedder, i magnifici paesaggi naturali, la regia e le scelte narrative, il cast...ogni pezzo del puzzle è splendidamente incastonato al proprio posto e contribuisce a tratteggiare un viaggio intenso, poetico, ma anche vividamente reale, a tratti quasi crudo. Un viaggio che il protagonista compie non soltanto girando mezzi Stati Uniti - da est a ovest, da sud a nord, il suo nord, quello dell'agognata Alaska e delle sue terre selvagge - ma anche e soprattutto sul piano mentale e relazionale. E' una fuga nell'incontaminato e nella purezza della natura; è un viaggio interiore, spirituale, alla ricerca di quella verità che al protagonista, sin da bambino, è stata sempre negata. Una verità che Chris, poi ribattezzatosi Alexander Supertramp per sancire l'inizio di una nuova vita e di una nuova identità - quella 'rebirth' citata nel primo capitolo del film - cerca disperatamente, ad ogni costo. Ma non si tratta per nulla di un percorso solitario, tutt'altro. La galleria dei personaggi incontrati è molto vasta e eterogenea: dalla coppia di hippy che viaggiano in camper alla figura fraterna del personaggio interpretato da Vince Vaughn, dalla giovane ragazza che si innamora di lui all'anziano signore che vorrebbe diventare suo nonno adottivo. Tutte figure diverse, imperfette, e quindi profondamente umane, che entrano indelebilmente nella vita di Alex, che danno e che a loro volta ricevono da lui. Un viaggio per fuggire dalla società e da una difficile situazione familiare ed esistenziale, che tuttavia avviene essenzialmente attraverso le persone. Ma questo non sembra bastare ad Alex, il quale si rende conto che il proprio cammino potrà concludersi soltanto con la conquista della verità, simboleggiata dal sogno del grande Nord, fantasticato ed idealizzato grazie alle letture dell'amato Jack London.
E finalmente la 'saggezza arriva' ('coming of wisdom'), ma a caro prezzo, e si rivela di segno opposto alle aspettative e alle convinzioni del ragazzo.
Happiness only real when shared. Questa è l'epifania di Alex, o meglio, Chris, che al termine dei suoi cento giorni sul 'bus magico' in Alaska decide finalmente di chiamare tutte le cose con il loro nome.
EDDIE VEDDER - Hard Sun
EDDIE VEDDER - Guaranteed
SUFJAN STEVENS - The Transfiguration
(Live)
Dalle prime note di Michigan mi ha stregato...lui e la sua musica che proviene da un mondo lontano...lui e i suoi sette cigni...lui e la sua orchestra con ali di farfalla...lui e il suo mastodontico progetto Un disco per ogni stato americano...
Ci è? Ci fa? Ma chissenefrega. E' Sufjan, è strano già dal nome. Oggi come oggi non c'è nessuno come lui.
Prima o poi un bel post monografico su di lui lo faccio, parola di lupetta.
Per ora lascio parlare la sua musica.


SUFJAN STEVENS - For The Widows In Paradise, For The Fatherless In Ypsilanti
(Banjo Solo)