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Nome: FeDz
Ho un'anima profondamente rock-blues con psichedeliche propaggini lambite da oceani folk...
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Sarà una cazzata? E anche se fosse mi dico "Chissenefrega, sai quante cazzate ti fanno pagare 7 euro al cinema?".
Finalmente si torna bambini, e 18 anni dopo posso dire "Vado al multisala a vedere Indiana Jones, mi ingurgito una vasca da bagno di pop-corn con gli amici, e mi faccio venire la pelle d'oca alle prime note del tema musicale di John Williams"...vi sembra poco? Beh, dipende dai punti di vista.
Steven, spero che tu abbia ancora il magic touch, non deludermi.
“Santana rehearsed the two songs with Tinariwen and it was obvious he knew the album well,” says Morgan. “On stage he was grooving and added some great guitar to it. Then he came to us in the dressing room and said, ‘You came all the way from
-- Andy Morgan, giornalista inglese diventato manager dei Tinariwen




Ehi, allora anche il buon Carlos può essere incluso ufficialmente nel novero dei loro fan!
Rileggo la recensione di Onda Rock di circa un anno fa, e mi accorgo che Aman Iman (2007) è stato catalogato sotto 'world music/psychedelic rock'. Ah cacchio, non è solo il mio orecchio ormai lisergizzato a percepire quell'aura vagamente psych nel blues sciamanico - così è stato da molti definito - di questo gruppo di musicisti Tuareg. Oddio, forse ancora prima di parlare della loro musica sarebbe doveroso fare qualche premessa sulle radici di codesta musica, radici storiche e socio-culturali che si fanno cardini essenziali della loro espressione, presupposto e fine ultimo. Ma dato che si rischia come al solito di divagare, la loro storia, che è poi l'epopea del popolo Tuareg, la leggete - se avete l'ispirazione - sul loro sito
. O, ancora meglio, potete ascoltarla direttamente dalle loro parole in questo bel documentario:
Uhm, avrei bisogno di un secondo per riprendermi dallo stato simil-ipnotico (nel video si parla di "trance music", a proposito...) suscitato non soltanto dall'ascolto della loro musica, ma anche dal vederli suonare in mezzo al deserto sotto ad un albero, in quella che per loro è "casa".
Tre i dischi all'attivo, uno più bello dell'altro, e non è solo retorica. I due promettentissimi The Radio Tisdas Sessions (2001) e Amassakoul (2004) hanno trovato il loro coronamento definitivo nel capolavoro dell'anno appena trascorso, Aman Iman (Water Is Life, 2007).
Sì, lo vedo come un capolavoro. Un capolavoro di psichedelia moderna, di blues desertico, di musica gioiosa e condivisa in senso collettivo, di musica che trae potente ispirazione da un passato doloroso e da un presente difficile. Quei clap-hands che scandiscono ritmicamente ogni brano, quei riff da strapparsi i capelli che mi mandano letteralmente il sangue al cervello...più osservo il volto 'vissuto' del leader Ibrahim Ag Alhabib, e più mi ricorda un Jimi Hendrix nato e cresciuto là dove è sorto il blues...

Eddy Cilìa li ha definiti come dei moderni Grateful Dead, e non potrei essere più d'accordo. Non tanto evidentemente sul piano del sound, quanto a livello di approccio e di concezione della parola 'rock'...
Tinariwen & Carlos Santana - Amassakoul (Live @ Montreux Jazz Festival, da Amassakoul)
Tinariwen & Carlos Santana - Matadjem Yinmixan (Live @ Montreux Jazz Festival, da Aman Iman)
Con un pizzico di fantasia, ma anche senza, non si faticherebbe ad immaginare questa jam Tinariwen/Santana all'interno di un ipotetico Live/Dead...
Fatemi un favore, però...se ancora non lo avete fatto, non fermatevi a queste pur notevoli sessions; chè Santana e il suo rifforama sono sontuosi come di consueto, ma i Tinariwen sono già grandi di loro, anche senza gli arabeschi santaniani, che alla lunga rischiano di stonare con l'essenzialità del loro blues.
Matadjem Yinmixan, "Perchè questo odio fra di voi?"...
Tinariwen - Matadjem Yinxan (Live @ Malmo, Svezia, 2007)
...non posso avere una risposta, ma so con certezza che musica del genere mi esalta e mi dà gioia, proprio come a quella tizia in prima fila che balla tutta contenta.
Tinariwen - Chet Bhogassa (Live @ Reading, 2004, da Amassakoul)
Alì Farka Tourè, pace all'anima sua, sarebbe stato invece perfetto per jammare con loro in questa veste acustica...
Fantastici.
Ok, ho deciso: li ammetto nel mio Pantheon insieme a Jimi, ai Dead, ai Buckley e ad Alì...
...anche se i Tinariwen sono vivi e vegeti
.
E' lunedì, e la settimana inizia all'insegna del post bastardo
.

Lo riconoscete? Ma certo, è quell'idiota che, una volta scoperto che nemmeno con la musica da classifica sarebbe riuscito a sfondare si è dato alla conduzione di programmi scemi, ovvero il mitico DJ Francesco! [Una volta Sergio Sgrilli commentò in una puntata di Zelig: "La sua carriera è ad un punto di svolta: è sparito il prefisso 'DJ'. Speriamo che scompaia anche 'Francesco' ":-D].
Pensavate che non ci fosse limite al peggio, e dunque che niente potesse rivaleggiare con Amici della Cippa Lippa?
Vi sbagliavate. E di grosso. La risposta della Rai al programma di Canile 5 è il motivo per cui Voyager, ovvero una delle poche cose che guardo alla tv, è stato spostato come una pallina da flipper da un giorno ad un altro, e cioè X-Factor.
Aspiranti ragazzi buoni per una boy-band travestiti da pseudo-rocker/cantautori? Eccovi servito un certo Emanuele, il quale si diverte a violentare la già abbondantemente abusata Knocking On Heaven's Door di Dylan...oh, dopotutto a lui "...non interessa essere un bravo cantante, ma un buon comunicatore". Sì sì, sicuramente riesce a comunicarmi qualche cosa, e cioè la necessità di prendere in mano il telecomando e cambiare canale il prima possibile. Oppure l'eventualità, neanche questa da scartare, di correre subito in bagno.
O magari avevate nostalgia dei Neri Per Caso? Nah, non c'è problema: ecco gli Aram Quartet, che partecipano nella categoria 'gruppo vocale'! Ovvero, una triste quanto inquietante via di mezzo tra i Bee Gees (e così dicendo sto offendendo i fratelli Gibbs) e una boy-band qualunque.
Lo so che prodotti di questo genere sono tutti franchise, e che queste pantomime vengono putroppo esportate in molti paesi...però avrò il diritto di esprimere il mio disgusto, o no? Tra il video della finale del programma in versione danese, e i commenti di quei tre + uno idioti dell'edizione italiana non cambia nulla: stessa plastica travestita da materiale di valore, stesso presentatore beota, stessi commenti superficiali e falsi da parte di pseudo-esperti (mi spiegate la Ventura, che a forza di tiraggi è diventata irriconoscibile, che piffero c'entra? E quell'altra tizia chi cazzo è? E il tanto ammirato Morgan, che dà la dimostrazione pratica del fatto che per soldi si venderebbe anche sua nonna, altro che protege di Battiato o artefice di un pregevole disco di cover di De Andrè...)...
E soprattutto, stessa identica celebrazione della voglia di arrivare, di competere, di gareggiare nel senso più becero e quindi sanremese del termine..."Ah però quella ragazza lì ha proprio una bella voce! Sì sì! E' un'ottima possibilità per ragazzi che hanno talento!". Ma quale talento? Quello che viene fatto crescere come in un'incubatrice in una delle tante sette/accademie della De Filippi o della Ventura, dove gli effetti speciali, i play-back e i lustrini nascondono accuratamente la sostanza (che, appunto, latita)? Oppure è quello che nasce spontaneamente nella propria stanzetta o agli angoli delle strade, e che viene coltivato e innaffiato con l'impegno e con i sacrifici, andando in giro per feste o per locali a suonare per due lire, e che viene condiviso grazie al passaparola disinteressato degli appassionati?
E pensare che in giro ci sono tanti di quei ragazzi dotati che si 'accontentano' di suonare in locali da due soldi per un pubblico di trenta persone, sperando magari un giorno di finire nel 'giro giusto' e di fare da spalla al loro artista/gruppo preferito...o che so, penso a quelle persone che hanno l'umiltà di inserire i loro pezzi, originali, cover o semplicemente assoli, su YouTube, espondendosi al confronto e alla critica di mille altri utenti...
E no, ma quegli 'sconosciuti' non sono comunque bravi come Tony Maiello di X-Factor...
Little yellow spider laughing at the snow
Well maybe that spider knows something that I don't know
Cuz I'm goddamn cold
Little white monkey staring at the sand
Maybe that monkey figured out something I couldn't understand
Who knows
Well I came upon a dancing crab and I stopped to watch it shake, I said,
'Dance for me just one more time before ya hibernate,
and ya come out a crab cake'
And hey there little snapping turtle, snapping at a shell
Oh there's mysteries inside I know
But what they are I just can't tell for sure
And hey there little baby crow, you're looking kind of mean
I think I oughta split before ya start letting off your steam
For sure
And hey there little sexy pig, you mated with a man
And now you've got a little kid
With hooves instead of hands
And oh all of the animals, all of the animals
And hey there little mockingbird, they sing about you in songs
'Oh where ya been? Have ya broke a wing?'
I haven't heard ya in so long
And hey there little albatross, swimming in the air
'Aw, come on you know I can't fly and I
Think we really oughta play fair'
And hey there mister happy squid, you move so psychedelically
You hypnotize with your magic dance all the animals in the sea
For sure
And oh all of the animals, all the animals
And hey there Mr. Morning Sun, what kind of creature are you
I can't stare, but I know you're there
Goddamn, how I wish I knew
And hey there Mrs. Lovely Moon, you're lonely and you're blue
It's kind of strange the way you
Devendra Banhart - Little Yellow Spider (Nino Rojo, 2004)
Come si fa a non amare il Devendra, un uomo che scrive poetici nonsense di questo genere? Un moderno hippy che, invece di strapparmi sorrisi di compatimento, mi fa andare in brodo di giuggiole con quella sua freakettoneria a metà strada fra Marc Bolan, India, il Sud America di un Veloso o di un Gilberto Gil, la San Francisco acida e fate voi un qualsiasi folk-singer stralunato dei sixties (facciamo il duo Williamson/Heron della Incredible String Band, o magari i Fugs per il Devendra più scazzato e lo-fi degli inizi).
Uno che, se si fosse fermato a quella pazzia che risponde al nome di Oh Me Oh My (per la precisione ecco il titolo completo: Oh Me Oh My...The Way the Day Goes By the Sun Is Setting Dogs Are Dreaming Lovesongs of the Christmas Spirit, 2002), avrei buttato nel cesso sia il suddetto esordio sia il seguente E.P. Black Babies (2003). E invece non l'ho fatto per due motivi: primo, ci ha regalato altri quattro album di grande spessore in uno span di cinque anni (di cui due, almeno per me, imperdibili...ad occhio direi Rejoicing In The Hands, 2003, e Cripple Crow, 2005); secondo, codesti dischi mi hanno permesso di inquadrare meglio il personaggio e quindi anche di comprendere, per quanto possibile, quelle cose naif, sghembe e a tratti insopportabilmente a bassa fedeltà degli esordi, lasciandomi intravvedere un talento cristallino dietro a quella maschera lo-fi che non sarebbe potuta durare più a lungo.

Well, I feel just like a child...
Eh sì Devendra, mo' ti ho abbiamo inquadrato.

Sono una fan sfegatata di questo giovanissimo gruppo di Liverpool, che mi ha letteralmente stregata fin da quell'esordio omonimo e folgorante (The Coral, 2002), disco con un mix pazzesco di influenze sixties condite con una freschezza e una sapienza notevoli, e con quella vena di sana pazzia e di fervore psichedelico che soltanto certi giovani artisti riescono ad avere. Che robe fantastiche sono Spanish Main, Skeleton Key, Simon Diamond, Dreaming Of You, Shadows Fall? E via fino a citare l'album intero...
The Coral - Shadows Fall (The Coral, 2002, Live 2002)
The Coral - Dreaming Of You (The Coral, 2002)
The Coral - Skeleton Key (The Coral, 2002)
E' vero, via via hanno affinato il sound, smussato certi angoli...si sono in un certo senso 'normalizzati'...ma trovatemi un altro gruppo di ventenni in grado di comporre un pezzo come Don't Think You're The First, contenuto nella loro seconda fatica, Magic & Medicine (2003), che si eleva non distante ai livelli toccati dall'esordio.
C'è da perdersi in questa foresta...
The Coral - Don't Think You're The First (Magic & Medicine, 2003)
L'EP Nightfreak & The Sons Of Becker (2004) è giusto una raccolta di B-Sides e cose varie, ma io non ci sputerei proprio sopra, anzi...e la grazia di una ballata come Keep Me Company non si dimentica facilmente. Tra l'altro i Coral sono un gruppo molto prolifico, e le B-Sides che si trovano sui retro dei loro singoli (che tra le altre cose hanno copertine magnifiche) sono materiale, a mio parere, su cui sarebbe meglio mettere su le mani...
E qui mi si obietterà che The Invisible Invasion (2005) e Roots & Echoes (2007) non sono all'altezza dei precedenti...probabilmente è vero, ma trovo che si tratti pur sempre di dischi che chi ama certe sonorità deliziosamente byrdsiane e in generale sixties non potrà non amare...
The Coral - In The Morning (The Invisible Invasion, 2005)
The Coral - Jacqueline (Roots & Echoes, Live Luglio 2007)
Di tempo per regalarmi altre canzoni come queste ne avete ancora, ragazzi...con buona pace di chi pretende sempre il 'capolavoro' a tutti i costi.
Bill Frisell - History, Mystery (aprile/maggio 2008, Nonesuch Records)
"On his new album, Bill Frisell explores a fuller palette of orchestral colors and timbres than any he has previously written for. "History, Mystery" features an Octet of strings, horns and rhythm section with some of his closest collaborators - Jenny Scheinman (violin), Eyvind Kang, (viola), Hank Roberts (cello), Ron Miles (cornet), Greg Tardy (clarinet and tenor saxophone), Tony Scherr (bass) and Kenny Wollesen (drums). Employing a symphonic sensibility of recurring thematic elements, "History, Mystery" premieres many new Frisell compositions as well as a few of his arrangements of favorite pieces by other songwriters. Producer Lee Townsend and engineer Shawn Pierce recorded the group in various combinations and contexts, live and in the studio, to construct and shape the album. It is scheduled for April, '08 release on Nonesuch. "
Inutile dire che sto già salivando copiosamente e che ciò non è incredibilmente dovuto al fatto che non ho ancora pranzato
.
Bill Frisell - Just Like A Woman (Live @ Austin, Texas, 1993)
Bill Frisell - Shenandoah (Live @ The Berkeley Church, Toronto, 2004)
Dropkick Murphys - I'm Shipping Up To Boston

Ovvero...il pezzo che accompagna i Boston Celtics al momento del loro (coreografico, ma d'altro canto è abitudine assai comune in NBA) ingresso in campo. I Dropkick Murphys, per dirla tutta, prestano i loro energici brani a metà tra punk e Irish folk praticamente a tutte le squadre di Boston, anche a quelle di baseball, tipo Red Sox et similia. Tra le altre cose, toh...su YouTube ho trovato il video ufficiale di I'm Shipping Up To Boston, postato dalla Epitah e tratto dalla colonna sonora di The Departed di Scorsese...
Ma restando in tema play-off NBA...
...mamma mia LeBron...
.
Vediamo un po' se è cambiato qualcosa nella mia playlist settimanale.
Ve ne frega qualcosa? Fareste meglio a rispondere di sì, altrimenti potreste anche fare la fine della foresta in fiamme coraggiosamente salvata dallo scoiattolo Cippy...

Sana e salva, sì, ma a quale prezzo? 
Tornando a bomba, Mike Patton, Raconteurs e Toumani Diabate continuano a scorrere piacevolmente, ma ci sono anche gustose novità...

Mi fanno impazzire le band come i Megafaun, acid-folkers/rockers piombati da un altro pianeta, un po' come i miei amati Akron Family. Questo Bury The Square è una delle cose più freak e interessanti ascoltate quest'anno: solo sei pezzi (di cui due sulla decina di minuti) per un totale di poco più di mezz'ora di folk-blues sghembo, come solo quelli con talento sanno fare senza perdersi troppo in giro. Impasti vocali e cori da festa hippy intorno al fuoco, come cilieginia sulla torta.
Non ci avrei scommesso manco un tarallino sull'ultimo R.E.M., e invece mi devo ricredere. Undici pezzi freschi e grintosi e durata contenuta, con il seguente messaggio implicito: questi siamo noi al momento, e questo è ciò che abbiamo da dire, niente più capolavori ma rock'n'roll onesto che fa battere il piedino (Horse To Water sembra una byrdsiana Why aggiornata al 2008, mentre Hollow Man una parente di Man On The Moon), con qualche ballata 'alla R.E.M.' nel mezzo (notevoli Mr. Richards, Sing For The Submarine e Until The Day Is Done). Che sollievo. Temevo di doverli già posizionare accanto ai cavalli bolsi, dove ci sarebbero stati gli U2 ad attenderli...
Ok, l'ho ascoltato una sola volta, quindi non prendetelo assolutamente come giudizio definitivo e ben ponderato (cosa che comunque non mi riesce quasi mai). Che palle. Sì sì, mi riferisco proprio al disco dei Black Keys. Non so se è la produzione di Danger Mouse che non gli dona, oppure se sono proprio i pezzi a non catturarmi...fatto sta che ho sbadigliato per tutta la durata. La prima impressione è quella di un album fiacco, in cui sembrano spiccare per lo più le ballate. Vedremo i prossimi ascolti...
Sapete che, ahimè, questo è il primo disco dei Black Crowes a passare sotto le mie sgrinfie? Non so come mai, da amante del blues e della Allman Bros Band e affini, non mi abbiano mai incuriosito più di tanto. Anyway, questo Warpaint si presenta innanzitutto come serio candidato al premio 'copertina più spassosa' (in cartonato, fronte e retro sul quale figura un unico 'warpaint', dipinto di guerra); ed è anche un bel disco rock, ammettiamolo. Se ha ancora senso, nel 2008, suonare southern, blues, country e gospel di quelli che grondano sudore e passione sincera, lo si deve principalmente a loro (e a gente come Howlin Rain, di cui magari un giorno o l'altro parlerò). Lavoro a mio parere non immediatissimo, con una parte centrale e finale di sicuro spessore. Le ballads There's Gold In Them Hills e Whoa Mule chiudono il discorso con un finale da brividi.

Dal sito della Impulse:
When John Coltrane was asked, "Why a ballads album?", he said "Variety." Meaning a change of pace.
Anch'io ogni tanto ho bisogno di un cambio di passo, e soprattutto di ascoltare musica eterna.
Di quella serie di dischi spaventosamente sorprendente che risponde al nome di Ethiopiques parlerò quando ci avrò meditato sopra ancora un po'. Stesso dicasi per il nuovo Motorpsycho, che finalmente ho iniziato ad ascoltare...
Buona settimana!

Gilbert Arenas è tornato ed è pronto per i play-off! [A proposito, ma quanto scrive il buon Gilbert sul suo blog? Qualcuno gli ha lasciato questo commento: "Gilbert, smettila di scrivere e torna ad allenarti!"]
Questo che vi dice? Che la sottoscritta rimarrà alzata fino ad orari improponibili per seguire le partite dei play-off NBA in diretta!
Seeeeeee, e chi mi conosce bene difatti non ci ha creduto nemmeno per un istante...
Però state certi che inizierà la caccia alle repliche pomeridiane/serali su Sky, eventualmente facendosi anche aiutare dal fido DVD-recorder (giusto nei casi di emergenza).
L'ultima invenzione di NBA.TV per promuovere i play-off consiste in una serie di un po' inquietanti ma efficacissimi spot televisivi (tra l'altro creati dalla coppia, marito e moglie, che ha diretto quel gioiellino di film che è Little Miss Sunshine). Eccovi qualche esempio...
LeBron VS Kevin Garnett
Kobe VS Shaq
Steve Nash VS Jason Kidd
Quest'ultimo con House Of Cards dei Radiohead come sottofondo musicale...
E non è finita qui, perchè a quanto pare, a mano a mano che i play-off proseguiranno, ne verrano prodotti altri, con nuovi e sempre più terrificanti abbinamenti facciali
.
Beh, buon divertimento a tutti allora!
Dovete sapere che il venerdì accompagno la Marisa, cioè la mia mamma, a fare la spesa. Ed ogni santissima volta, mentre la inseguo per le corsie col carrello tentando di non investire massaie e vecchietti, mi viene in mente questo pezzo...
The Clash - Lost In The Supermarket (London Calling, 1979)
Non sono una grande fan dei Clash, eppure l'associazione tra il mio schema mentale di supermercato e questa canzone è così persistente che mi sento come il cagnolino di Pavlov: non subito appena entrata, nel reparto frutta e verdura, ma una volta acclimatata e giunta nel settore dei pelati, questo mi fa lo stesso effetto della campanella pavloviana. No, non mi metto a salivare come il cane in attesa della pappa, ma inizio a canticchiare sottovoce "I'm all lost in the supermarket, I can no longer shop happily..."....

P.S.: a proposito di supermarket, questa è l'ultima fantastica nonchè lodevole invenzione della Bref: un surfista wc-net da applicare al water, per rendere più piacevoli anche i momenti meno nobili! Mamma non me l'ha voluto comprare però, uffa...
.