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Nome: FeDz
Ho un'anima profondamente rock-blues con psichedeliche propaggini lambite da oceani folk...
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Buon sabato a tutti quelli che si aggirano da queste parti. Amici, nemici, cani, gatti e altri animali.

Come avrete certamente dedotto (in caso contrario cfr. il post Il Meglio del 2007, relativamente al loro disco del 2007 Rise To Your Knees), sono una ultrà di quel gruppo immenso ma semi-sconosciuto che risponde al nome di Meat Puppets. Sono una delle mie band di culto, come si suol dire. E davvero, vi prego, anche a quei pochi che li hanno sentiti nominare soltanto di striscio, non mi commentate: "Oh, sono quelli che hanno suonato due-tre pezzi coi Nirvana nel famoso Unplugged". No, basta, stop. O meglio, non solo.
Perchè, in primis, i pezzi eseguiti in quel frangente (Oh Me, Plateau, Lake Of Fire) sono brani dei fratelli Kirkwood (cioè, appunto, due terzi dei Puppets) e non di Cobain, il quale era loro fan e volle apertamente e meritatamente omaggiarli invitandoli a suonare con lui qualche loro brano in quell'occasione di particolare visibilità (visto che si stava su MTV). Ci tengo a specificarlo perchè, leggendo alcuni commenti su YouTube, mi sono resa conto che una grossa fetta degli ascoltatori medi, non essendone al corrente, è soltanto capace di dire "Hmm sì, bravini questi Meat Puppets, ma io preferisco gli originali dei Nirvana". GRRRRRRR!!!
E poi perchè "The Meat Puppets rocked hard way BEFORE Nirvana did", che è quello che ho scritto su YouTube poco fa in un momento di incazzatura. Hanno composto una serie di album, dal 1982 in avanti, uno più bello dell'altro, partendo da un punk/hardcore abbastanza grezzo per poi passare ad un rock'n'roll a forti tinte psichedeliche che in molti hanno definito 'cow-punk' per la componente country-bluegrass che emerge con evidenza in alcuni loro lavori (si veda, in modo particolare, il mitico Meat Puppets II, del 1982). Huevos, Up On The Sun, Monsters, Meat Puppets II, sono solo alcuni dei loro dischi cardine degli '80; nei '90, anche a causa di qualche disavventura personale dei fratelli Kirkwood, si è evinto un lieve calo con conseguente cambiamento di direzione verso un rock più 'radio-friendly'. Tuttavia, dischi come Forbidden Places, Too High To Die, e l'ultimo Rise To Your Knees me li salverei da un ipotetico incendio tutta la vita.
Dunque, beccatevi qualche chicca Puppets, giusto per iniziare ad entrare in atmosfera.
Meat Puppets - Lost (Meat Puppets II, 1982)
Meat Puppets - Oh Me (Meat Puppets II, 1982)
Meat Puppets - On The Rise (Rise To Your Knees, 2007)
E, come era prevedibile, aspettatevi a breve un bel post monografico sulla loro discografia
.



Scrivere un post sui Love e dedicarlo al supremo capolavoro Forever Changes (1968): sarebbero capaci tutti di farlo...o no?

Beh sì, tutti i sani di mente...
Ma, poichè mi pare proprio di non rientrare in questa categoria, vorrei invece parlarvi di ciò che è venuto dopo quel capolavoro. Ma non a pappagallino, quanto piuttosto puntando l'occhio di bue su ciò che personalmente reputo degno di nota, e che a mio parere non sfigurerebbe accanto a sua maestà Forever Changes (miglior titolo mai dato ad un disco), e ai due - ancora acerbi ma già molto promettenti - Love (1966) e Da Capo (1967). Onestamente non posseggo la loro quarta uscita presso la label Elektra, Four Sail (1969).

E se devo essere sincera non mi ero mai interessata alla loro discografia post-Elektra, saziata dagli zuccherini psycho-pop di Love e Da Capo, e come è ovvio dal folk-rock magnificamente orchestrale di Forever Changes, che potrebbe tranquillamente fare genere (o sotto-genere) a sè.
Lo stimolo per approfondire mi si è presentato su un vassoio d'argento a Dublino l'estate scorsa, quando avvisto su uno degli scaffali del punto vendita HMV nella pittoresca Grafton Street (una catena tipo FNAC o Virgin Megastore) questo bel box triplo (ad un prezzo, tra l'altro, onesto):
Love - The Blue Thumb Recordings

Out Here
I'll Pray for You 3:50
Abalony 1:50
Signed D.C. 5:15
Listen to My Song 2:28
I'm Down 4:48
Stand Out 3:00
Discharged 1:30
Doggone 12:00
I Still Wonder
Love Is More Than Words Or Better Late Than Never 11:20
Nice to Be 1:50 L
Car Lights On In The Daytime Blues 1:10
Run to the Top 3:00
Willow Willow 3:22
Instra-Menatal 3:00
You Are Something 2:05
Gather 'round 5:50
False Start
Everlasting First 3:01
Flying 2:37
Gimi a Little Break 4:10
Stand Out 3:35 (Live In London, February 27, 1970 At The Waltham Forest Tech College)
Keep on Shining 3:50
Anytime 3:23
Slick Dick 3:05
Love is Coming 1:24
Feel Daddy Feel Good 3:15
Ride That Vibration 3:34
Live In England 1970
Il libretto mi informa che si tratta dei tre lavori pubblicati per l'etichetta Blue Thumb, alla quale i Love si accasarono terminato il contratto con la Elektra: Out Here, fatto uscire nel 1969 appena tre mesi dopo Forever Changes e Four Sail (che mi puzza tanto di album di commiato dalla label precedente, ma potrei di certo sbagliarmi); Live In England, registrazioni tratte da tre concerti tenuti nel 1970 nel Regno Unito; e infine False Start, del 1970.
Precisiamo: la line-up, senza entrare nello specifico, non è più quella originale, ad eccezione dell'indimenticato e compianto Arthur Lee, e il materiale qui contenuto non arriva alle vette sublimi in precedenza toccate. Tuttavia, considerato anche l'interessante prezzo del box (se non ricordo male 23 euro), è comunque roba che l'appassionato medio e non solo il completista dovrebbe avere nella propria collezione.
Iniziamo dall'album forse più prescindibile, e cioè False Start (1970), in cui troviamo ormai dei Love in fase calante, virati decisamente verso un rock di impianto più classico ma non per questo dozzinale, con qualche suggestione gospel (Anytime) e qualche buon pezzo. Ma è soprattutto la presenza di Jimi Hendrix (scrittura e chitarra nell'iniziale The Everlasting First) a rendere degno di nota il dischetto.
Live In England 1970 contiene invece materiale dal vivo tratto da tre concerti tenuti in Inghilterra nel '70. Non saprei sinceramente com'era un concerto 'medio' dei Love, non li avevo mai sentiti suonare dal vivo prima. L'impressione è che l'urgenza e l'impatto siano vivi e pulsanti così come in studio, e a ciò aggiungerei anche una tendenza a dilatare i brani e all'improvvisazione che non guasta mai. Tuttavia, poichè la maggior parte dei pezzi è tratta da Forever Changes, la loro originaria magia fatica ad emergere in questo assetto live più strettamente 'rock', essenziale e grintoso, ma anche privo di quella parte orchestrale che su album non conferiva semplicemente lievi sfumature alla musica, ma si presentava come componente fondamentale e poetica delle canzoni.
Ma veniamo al piatto forte, quello che in origine era un doppio album, Out Here (1969), uscito a brevissima distanza da Forever Changes. Si tratta di un gruppo ancora ispiratissimo, che desidera dare un taglio al passato, ma senza rinnegarlo in toto, come dimostrano le versioni più dilatate e spigolosamente rock di Signed D.C. e di Love Is Better Than Words Or Better Late Than Ever, in puro stile jam session, che tocca infatti gli undici minuti. Minutaggio cospicuo (dodici minuti) e libertà al potere anche in Doggone, con tanto di assolo centrale di batteria e frequenti cambi di direzione. Ma, più semplicemente, ci sono anche pezzi rock come Dio comanda: la hendrixiana Stand Out, la bellissima Gather 'Round, la strumentale - ma va'? - Instra-Mental; tocchi di soul, come nell'introduttiva I'll Pray For You, e di blues, Car Lights On In The Daytime Blues. E ci sono pure i due struggenti minuti di puro folk acustico di Listen To My Song, il classico brano da ascoltare prima di addormentarsi.

Che dire? Nella musica, specie se è quella con la famosa MU maiuscola, non si è mai finito di spulciare.

No, non sono così tanto sfegatata/collezionista da comprarmi pure l'edizione deluxe del mitico Superfuzz Bigmuff (1988), lo storico mini-album - precedente all'omonimo debutto sulla lunga distanza - con cui i Mudhoney si presentarono alla scena grunge dell'epoca, quella feconda atmosfera di fine anni ottanta che, pur senza inventare nulla di nuovo, ha senza dubbio alcuno portato una boccata di aria fresca quanto mai necessaria al panorama rock americano (e non solo). Mini-LP che - ripubblicato da poco in versione deluxe, non so nemmeno se contenga chicche degne di un investimento - ha tra l'altro rappresentato, grazie a riedizioni successive, l'unica possibilità di avere su disco lo storico singolo Touch Me, I'm Sick, per molto tempo soltanto reperibile su singolo.
Tornando a quello per cui in realtà volevo spendere qualche riga di post, è da poco uscito l'ottavo album di studio della formazione di Seattle, The Lucky Ones.

1. I'm Now 2:40
2. Inside Out Over You 3:25
3. The Lucky Ones 4:52
4. Next Time 3:01
5. And The Shimmering Light 3:05
6. The Open Mind 2:26
7. What's This Thing? 2:54
8. Running Out 3:28
9. Tales of Terror 3:17
10. We Are Rising 4:30
11. New Meaning 2:39
Mamma mia, quanto sono grintosi e cazzuti i Mudhoney, non solo rispetto a band loro coetanee ormai composte da cavalli bolsi, ma anche rispetto alla media delle nuove rock-band odierne. I Fortunati: il titolo sembrerebbe quanto mai azzeccato, considerando che, tralasciando qualche prova un po' al di sotto dei loro standard (vedi il precedente Under a Billion Suns, 2006, o quel mezzo pastrocchietto di My Brother The Cow, 1995), sono in giro ormai da vent'anni e non si sono mai venduti il didietro.
Integrità innanzitutto, dunque. E questo The Lucky Ones suona fresco come non mai, con quel classico rock'n'roll che sa tanto di Stooges e di Detroit per potenza e attitudine, ma che pesca anche - sebbene in misura minore - dal blues e da certo hard-rock. Testi come al solito un po' scontati, ma liriche poetiche e significative non è certo quello che si chiede in primis ad un gruppo fisico e di impatto come i Mudhoney.
Menzione speciale per il pezzo And The Shimmering Light, belle la ritmica e l'apertura con assolo centrale.
Come di consueto, it's only rock'n'roll...but I (definitely) like it.
...plays us a tune, something to make us all happy...
Cacchio, scorrendo la mia 'lista dei desideri' (sempre orgogliosamente cartacea), mi rendo conto che non mi sono ancora procurata il nuovo di Lanegan e della gatta miagolante Isobel. E' che lo vorrei originale, visto che si tratta pur sempre di Mark...
Non parliamo del nuovo dei Dead Man, che dalle mie parti è ancora latitante
.
Ad ogni modo, vediamo un po' cosa invece sta giungendo alle mie orecchie in questo ultimo periodo...
Di Toumani e della serie Ethiopiques vi ho già parlato, quindi sappiate semplicemente che continuano imperterriti ad allietare i miei timpani come ben pochi dischi stanno riuscendo a fare negli ultimi tempi.

Alan Stivell - Live A L'Olympia (1972)
Non lo conoscevo, questo bardo bretone, anzi probabilmente il bardo bretone per antonomasia, colui che più degli altri ha reso celebre la musica celtica della sponda francese della Manica negli ultimi trent'anni. Un folk elettrico con evidenti venature progressive (mai ridondanti, bisogna dirlo), da qualche parte tra Fairport Convention, Pentagle e Jethro Tull.

Omara Portuondo & Maria Bethania - S/T (2008)
Ah, che roba. Ben oltre la semplice etichetta di latin-jazz, questo felice incontro tra la cantante brasiliana Maria Bethania e la superba vocalist cubana Omara Portuondo. Consigliato a tutti coloro che sentono la mancanza del grande Ibrahim Ferrer.

Phish - A Picture Of Nectar (1992)
Me ne pento e me ne dolgo, non avevo mai ascoltato i Phish fino ad ora. Dico solo che questa materia rock così eterogenea e cangiante eppure così consistente mi affascina non poco e mi sta spingendo alla ricerca della loro intera discografia. Psichedelia, funk, country/folk, pillole di jazz...su disco è tutto abbastanza contenuto come minutaggio, a parte quei due-tre casi in cui si arriva ai 7-8 minuti. Dal vivo mi raccontano che sono tutta un'altra storia, con jam dilatate a metà fra Grateful Dead e Sonic Youth; in effetti quello che ho trovato su YouTube, relativamente ad alcuni loro live-show, mi sembra eccelso.
Plants And Animals - Parc Avenue
(Secret City, 2008)

Con l'otto datogli da Rumore, e con codesta copertina stile "festa campestre hippy" (o "festa campestre di Robin Hood della Disney", quella in cui se la ballano e se la cantano tutti allegramente), non potevo resistere.
Sono di Montreal, quindi appartenenti ad una delle scene indie-rock più interessanti dell'ultimo periodo, la stessa che idealmente (ma neanche tanto idealmente, visto che gli artisti di questa zona gira e rigira si conoscono tutti e sono amiconi) comprende anche gente come Arcade Fire, Islands, Broken Social Scene, e via indie-dicendo. Per non parlare poi del giro post-rock, ma quella è un'altra storia...
Canadesi, dicevamo, e rockettari a 360 gradi. Ma non di quelli zibaldonici stile 'sapientino', tutti belli saccenti, che sembra che ti dicano "guarda quanta buona musica abbiamo ascoltato in gioventù, e quanto siamo competenti in materia, sappiamo suonare di tutto!"...no, quelle operazioni lì le lasciamo a poser vari ed eventuali, come i Black Mountain (sì, ma stanno proprio tanto sulle palle)...
Niente di nuovo sotto il sole, anzi, ci troviamo di fronte ad una formazione i cui riferimenti sono chiaramente rintracciabili in certo folk-rock di matrice sixties e seventies, quindi vai di CSNY (Early In The Morning, Keep It Real), Neil Young elettrico (New Kind Of Love, rock corale e sentito), Allman Brothers Band (A L'Orée Des Bois), Dylan elettrico (Mercy), e certi Grateful Dead, quelli della svolta country/folk (Sea Shanty, la superba Faerie Dance). Ciò che rende il tutto indubbiamente fresco e di valore sono, a mio parere, la qualità della scrittura, molto solida nella maggior parte dei brani, e un'attitudine da jam band, che fa sì che molti pezzi superino i cinque-sei minuti e contengano frequenti cambi di ritmo e direzione. Aggiungiamoci sporadici archi (arrangiati da una componente degli Arcade Fire), e qualche fiato in odore di funk, e avrete un'idea di cosa suonano questi tizi.
Come si dice...pollice alto, decisamente risparmiati dalle belve
.
[MP3]: Feedback In The Field
Johnny Cash - The Wanderer (tratto da Zooropa, U2)
I went out walking through streets paved with gold
Lifted some stones - saw the skin and bones
Of a city without a soul
I went out walking under an atomic sky
Where the ground won't turn and the rain it burns
Like the tears when I said goodbye
Yeah, I went with nothing
Nothing but the thought of you
I went wandering
I went drifting through the capitals of tin
Where men can't walk or freely talk
And sons turn their fathers in
I stopped outside a church house
Where the citizens like to sit
They say they want the kingdom
But they don't want God in it
I went out riding down that old eight-lane
I passed by a thousand signs
Looking for my own name
I went with nothing
But the thought you'd be there too
Looking for you
I went out there in search of experience
To taste and to touch and to feel as much
As a man can before he repents
I went out searching, looking for one good man
A spirit who would not bend or break
Who would sit at his father's right hand
I went out walking with a bible and a gun
The word of God lay heavy on my heart
I was sure I was the one
Now Jesus, don't you wait up
Jesus, I'll be home soon
Yeah, I went out for the papers
Told her I'd be back by noon
Yeah I left with nothing
But the thought you'd be there too
Looking for you
Yeah, I left with nothing
Nothing but the thought of you
I went wandering
Perchè oggi mi andava così, mi andava di ascoltare la voce di Johnny...
...allora ho optato per una raccolta, l'ultima in ordine di uscita...avrei potuto scegliere una American Recording qualsiasi, o uno dei cinque CD del cofanetto, o il Live At Folsom Prison...ma la mano mi si è posata sulla raccolta con in copertina quella foto di lui, giovane come l'acqua, giacca di pelle nera e ciuffone, in posa di fronte al microfono...
...non potevo dirgli di no...

E poi piace da morire alla mia mamma...
"We don't like their sound, and guitar music is on the way out".
-- La società discografica Decca quando rifiutò i Beatles nel 1962

Cazzarola, ci hanno visto proprio bene quelli della Decca...la Apple ringrazia sentitamente.
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Ho fame, e in più non riesco a trovare il nuovo dei Dead Man, Euphoria...e non c'è niente che mi faccia incazzare come l'avere fame unito al non riuscire a mettere le mani su un disco che desidero ardentemente ascoltare...

Vabbè, per il momento mi consolerò con A Picture Of Nectar dei Phish, sublime...cacchio, li conoscevo solo di nome...
...BENE, tutto sommato ho trovato qualcosa su cui buttarmi che mi distragga momentaneamente dai miei rocker psycho-scandinavi preferiti, ovvero la discografia (peraltro, sto scoprendo, cospicua) del gruppo di Trey Anastasio...
Grateful Dead - Mountains Of The Moon (1969)
Cold mountain water, the jade merchants daughter,
Mountains of the moon, electra bow and bend to me.
Hi ho the carrion crow fol de rol de riddle
Hi ho the carrion crow bow and bend to me.
Hey, tom banjo hey a laurel, more than laurel you say sow.
More than laurel you may sow.
Hey, the laurel, hey the city in the rain,
Hey, hey, hey the wild wheat waving in the wind.
Twenty degrees of solitude, twenty degrees in all,
All the dancing kings and wives assembled in the hall.
Lost is the long and loneliest town fairly sybil flying.
All along the, all along the mountains of the moon.
Hey, tom banjo its time to matter,
The earth will see you on through this time,
The earth will see you on through this time.
Down by the water, the marsh kings daughter, did you know?
Clothed in totters always will be. tom, where did you go?
Mountains of the moon, electra, mountains of the moon,
All along the, all along the mountains of the moon.
Hi ho the carrion crow fol de rol de riddle
Hi ho the carrion crow bow and bend to me.
Bend to me. na da da da da da da da da da da da.


La luna è molto più bella se osservata con i Grateful Dead in sottofondo...e magari con una bella birra trappista in mano
.
Sta arrivando l'estate? Non arriva? Ha perso il treno? Ha trovato una deviazione inaspettata in autostrada?
Bah, chi può saperlo.
In ogni caso, per non saper nè leggere nè scrivere, ho scovato un paio di bei dischetti non troppo impegnativi ma decisamente carini e solari, perfetti da inserire nel vostro iPod o lettore mp3 nella sezione "Musica vacanziera".
Cominciamo con i Ruby Suns di Sea Lion (2008):

1. Blue Penguin
2. Oh Mojave
3. Tane Mahuta
4. There Are Birds
5. It's Mwangi In Front Of Me
6. Remember
7. Ole Rinka
8. Adventure Tour
9. Kenya Dig It
10. Morning Sun
Allora, questa è una combriccola di freakettoni che mi ricorda molto gli All Night Radio, ma molto più slacker...no, slacker non è il termine giusto...più ethno-folk-pop, se vogliamo. E no, non è solo per alcuni titoli Africa-friendly. Percussioni varie, chitarrine, cori da Beach Boys cresciuti in Senegal o in Nigeria, qualche fiato qua e là (Oh Mojave, Tane Mahuta, Adventure Tour, Kenya Dig It?, carino il gioco di parole), persino una spruzzatina di synth, scampanellate varie (vedi il synth-pop con voci provenienti da lontano che fanno molto shoe-gaze di There Are Birds, o la ariosa Ole Rinka)...insomma, di carne al fuoco ce n'è, e il divertimento è assicurato.
E dal vivo rendono ancora meglio, a mio parere. In più sono anche dei tipi strani, mi dicono che si conciano in modo piuttosto estemporaneo durante i concerti (vedere il terzo video per credere). Simpatici e gradevolissimi.
Ruby Suns - Tane Mahuta (On Street @ Parigi)
Ruby Suns - Oh, Mojave (On Street @ Parigi)
Ruby Suns - Kenya Dig It? (Live @ Atlanta)
Ora passiamo invece a El Guincho (ovvero Pablo Dìaz-Reixa, residente a Barcellona ma che, se non ho letto male, ha vissuto per un certo periodo anche alle Canarie), che con Alegranza! (2008) ha decisamente vinto il premio per il titolo più suggestivo (non tanto nel senso di affascinante, quanto piuttosto come anticipatore dei contenuti del disco):

1. Palmitos Park
2. Antillas
3. Fata Morgana
4. Kalise
5. Quando Maravilla Fui
6. Buenos Matrimonios Ahì Afuera
7. Costa Paraìso
8. Prez Lagarto
9. Polca Mazurca
Beh, in effetti anche la copertina con 'sto pappagallozzo amico di Moira Orfei può già far capire che si tratta di un album molto, molto vivace e ricco di buone vibrazioni.
Sul piano strettamente musicale però mi ha colto un po' spiazzata, se devo essere sincera, e in senso decisamente positivo. Mr. El Guincho in persona lo definisce come 'space-exotica', il che non è neanche malaccio come etichetta sotto la quale classificarlo. Immaginatevi degli Animal Collective/Panda Bear o degli Yeasayer che però sono nati e cresciuti su spiagge assolate, e che hanno imparato a suonare chitarra e percussioni sotto le palme...ecco, forse questo è un buon modo per tracciare delle coordinate credibili a questo mix di pop, calypso, ritmi latini perfetti per una serata di limbo (Kalise, Antillas, Fata Morgana), e attitudine psichedelica, per l'andamento circolare e quasi 'da trance' dei pezzi. A ben vedere l'intero lavoro potrebbe anche essere considerato come un unico fluire, un unica opera space-pop esotico-psichedelica (se ha un senso ciò che ho scritto...).
A dispetto della sua energia e dei toni spensierati, tuttavia, non è poi un album così immediato. Al primo ascolto mi sono chiesta "Ma ci è o ci fa?", oppure ho notato una apparente ripetitività dei brani (forse proprio a causa della circolarità e del ritmo ipnotizzante di cui sopra)...al quarto/quinto ascolto, però, mi sono resa conto che le canzoni non erano poi così 'tutte uguali', e che c'erano anche tanti bei cambi di ritmo e piacevoli trovate (Buenos Matrimonios Ahì Afuera, quasi una marcia nuziale con tanto di coro di bambini).
Il tizio canta in spagnolo, tra l'altro.
Fresco, originale e...come si dice...addictive...
El Guincho - Kalise
El Guincho - Palmitos Park
Ibrahim Ferrer & Omara Portuondo - Silencio
DUERMEN EN MI JARDIN
LOS NARDOS Y LAS ROZAS,
LAS BLANCAS AZUCENAS.
MI ALMA MUY TRISTE Y PERSAROSA
A LAS FLORES QUIERE OCULTAR
SU AMARGO DOLOR.
YO NO QUIERO QUE LAS FLORES SEPAN
LOS TORMENTOS QUE ME DA LA VIDA
SI SUPIERAN LO QUE ESTOY SUFRIENDO
POR MIS PENAS,
LLORARIAN, TAMBIEN.
SILENCIO QUE ESTAN DURMIENDO
LOS NARDOS Y LAS AZUCENAS.
NO QUIERO QUE SEPAN MIS PENAS.
PORQUE SI ME VEN LLARANDO, MORIRAN.
Perchè, se mi vedono piangendo, moriranno...