Un blog musicale a metà tra il serio e il faceto

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Utente: SigurRos82
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Ho un'anima profondamente rock-blues con psichedeliche propaggini lambite da oceani folk... Disco del mese (novembre): Cesaria Evora - Nha Sentimento (2009)

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mercoledì, 30 luglio 2008
Caetano C'E'

Caetano Veloso - Odeio (Cé, 2006)

Caetano Veloso - Minhas Lagrimas (Live @ San Paolo, 2006)

Ma quanto mi piace questo album dal vivo del brasileiro Caetano, ma proprio perchè tutto mi rappresenta fuorchè lo stereotipo della musica e dello stile di vita sudamericano, tutte samba e alegria, alè. Lo so, lo so, Veloso è un personaggio di alto profilo, ha partecipato attivamente al movimento culturale Tropicalista, e se ne è vissuto per diverso tempo "in esilio" a Londra insieme al compare Gilberto Gil, per le attività di cui sopra...

...però beh, viene comunque da stupirsi assaporando la freschezza di questi pezzi dal vivo (per lo più tratti dall'ultimo disco in studio, , del 2006). Per la serie: formazione permanente, o ad ogni modo enorme curiosità e apertura sul piano degli orizzonti musicali. Ci sono persino spigolosi accenti new-wave, ma anche semplicemente rock e chitarre in odor di psichedelia. E tanta, tanta classe e intensità. Aprire le orecchie per credere:

Caetano Veloso - London London (Live 2007)

...ovvero, il pezzo che i nostri amiconi Ricchi e Poveri hanno vergognosamente copiato (a livello melodico e tematico) nel 1971. Caetano l'ha scritta mentre era in esilio a Londra nel 1970, anche se il disco - omonimo - che la contiene risale al 1971...non credo sia difficile immaginare chi abbia copiato chi. Ve lo vedete Veloso che segue il Festival di Sanremo da Londra?

Postato da: SigurRos82 a 18:31 | link | commenti (4)
brasile, caetano veloso

Io, Testa Piatta

 

Ry Cooder - I, Flathead (2008)

 

“Drive like I never been hurt”
“Waitin’ for some girl”
“Johnny Cash”
“Can I smoke in here?”
“Steel guitar heaven”
“Ridin’ with the blues”
“Pink-o boogie”
“Fernando sez”
“Spayed Kooley”
“Filipino dancehall girl”
“My dwarf is getting tired”
“Flathead one more time”
“5000 country music songs”
“Little Trona girl”

Terzo capitolo della trilogia californiana, dopo Chavez Ravine (2005) e My Name Is Buddy (2007). Ciò significa che ci troviamo nuovamente di fronte ad una sorta di concept, aspetto sul quale mi soffermerò alla fine, soltanto dopo aver parlato (a vanvera) della componente musicale.

Ammiro molto Ry Cooder, non solo come chitarrista e compositore, ma anche  in quanto emblema di una curiosità musicale onnivora ed enciclopedica, che ha da sempre manifestato anche in veste di etnomusicologo.

Ma bando a inutili premesse, passiamo alla sostanza...

Le danze vengono aperte dalla piacevole Drive Like I Never Been Hurt, che - se vogliamo gingillarci col giochino dei rimandi - parrebbe quasi tratteggiare nuovi ed ipotetici itinerari sonori per i Calexico...Burns, Convertino? Prestate un orecchio va', che dopo la sbornia pop, seppure gradevole, dell'ultimo album non può mai fare male...

 

Ecco, non volevo illudervi, ma le crepe iniziano già ad avvertirsi dalla seconda traccia, Waitin’ For Some Girl, un rocketto scialbo e abbastanza standard. Così come da un pezzo intitolato Johnny Cash, un country-rock’n’roll che lo omaggia dichiaratamente e cita Hey Porter e Folsom Prison Blues, ci aspettava qualcosa in più, al di là del testo cooderianamente autobiografico ("I was just a boy on school in 1954 / I heard Johnny singin' on my Sears radio / I wouldn't do my schoolwork then nor join in schoolyard games / I'd sit there by the radio so I could hear him sing"). Stesso discorso vale per Can I Smoke In Here?, un blues piuttosto fiacco e svogliato.

Steel Guitar Heaven è un jazz-blues forse un po' di maniera, ma di gran classe, mentre con Ridin' With The Blues, un rock-blues (ma va'?) annacquato e prevedibile già dal titolo, la situazione non si risolleva di molto.

La seconda parte dell'album, per fortuna, riserva i momenti migliori, ed è ciò che mi trattiene dallo sbattere la testa contro un muro per averlo voluto comprare originale.

Pink-O Boogie è un buon pezzo, con la slide cooderiana in bella vista, e la trascinante Fernando Sez, con fiati e chitarre, ci riporta alle atmosfere del Barrio di Chavez Ravine.

 

Spayed Kooley invece è un brano deliziosamente swingante che poteva tranquillamente stare su Jazz (1978), mentre Filipino Dancehall Girl rappresenta l'unico episodio del disco ad ospitare la fisarmonica del fido (e talentuoso) Flaco Jimenez, e per questo ci si riconnette al Ry di Chicken Skin Music (1976), Paradise And Lunch (1974) e Showtime (1977).

 

E poi via con una serie di canzoni finalmente degne del loro autore: My Dwarf Is Getting Tired, deliziosa ballata con archi e spazzole, Flathead One More Time, con tromba di Jon Hassell e recitato di Ry, e 5000 Country Music Songs, country song in punta di spazzole, cullata dalla voce calda del Nostro.

 

A tirare le fila ci pensa Little Trona Girl, unico pezzo che non vede Cooder in qualità di voce solista, ma Juliette Commagere: atmosfere spettrali alla El Ufo Cayò, sebbene meno affascinanti del brano di Chavez Ravine.

Un disco non ispiratissimo, e di certo il meno riuscito della trilogia.

Mentre Chavez Ravine mostrava orgogliosamente le proprie radici messicane e di confine, e My Name Is Buddy il proprio DNA ereditato da Woody Guthrie, sfoggiando un abito essenzialmente country-folk, questo I, Flathead (che so essere accompagnato, in alcune edizioni, da un vero e proprio libro di 95 pagine che narra la vicenda di Kash Buk, loser e pilota di drag racer) vira decisamente verso lidi più standard, per così dire. E’ come se Ry preferisse andare sul sicuro: un po’ di sano rock-blues di circostanza, qualche felpata ballad country-folk, qualche pezzo più jazzato in odore di swing, e il gioco è fatto. Così facendo, è come se le idee e il concept dell’opera fossero rimasti sulla carta, senza essere compiutamente portati in vita dalla componente musicale (come al contrario era avvenuto in maniera mirabile nei due capitoli precedenti della saga). Un Ry, in conclusione, che ha voluto privilegiare la ‘maniera’, via.

 

E’ comunque un lavoro gradevole, che migliora decisamente con gli ascolti, perfetto per momenti più disimpegnati. Grazie alla sua classe immensa, senza dubbio non farà uno sgarbo a nessuno se, di tanto in tanto, il Nostro continuerà a pubblicare dischi e soprattutto ad esplorare (nuovi e meno nuovi) territori musicali. In veste di chitarrista e song-writer, o semplicemente di musicologo. Chissà mai che prima o poi non dia vita ad un altro progetto alla Buena Vista Social Club, o magari non torni in Africa per concepire un fratellino minore di Talking Timbuktu, insieme ad un Toumani Diabaté questa volta – col quale ha già peraltro suonato nello splendido album In The Heart Of The Moon, con il compianto Alì Farka Tourè. O ancora, perché non pensare ad un cugino di A Meeting By The River?

 

In ogni caso, sempre meglio precisare, preferisco la categoria dei <fuoriclasse che hanno ancora qualcosa da dare e da dire>, piuttosto che quella delle <nuove rivoluzioni sonore a tutti i costi>.

 

Ma questo forse si era già capito.

Postato da: SigurRos82 a 15:53 | link | commenti
ry cooder

martedì, 22 luglio 2008
I Have a Dream...

 

Se e solo se...

A) avranno voglia di giocare e non andranno a Pechino soltanto in gita scolastica

B) saranno tutti (o quasi) in forma

C) si mostreranno adulti abbastanza da mettere da parte eventuali invidie/gelosie/antipatie/voglie di protagonismo/rivalità LeBronKobiane

allora

ci sarà da divertirsi...

   

Sempre se si riuscirà a beccare in TV qualche partita del torneo olimpico...

...già il basket viene regolarmente ignorato dai palinsesti italici e totalmente delegato a Sky Sport, se poi la tua nazionale manco si qualifica per le Olimpiadi...

Postato da: SigurRos82 a 16:58 | link | commenti (11)
sport, basket

lunedì, 21 luglio 2008
Lobotomizing

Motorpsycho - Walking On The Water (Live @ Oya)

 

Motorpsycho - Hyena (Live @ Oya)

Non avevo ancora postato nulla dei Motorpsycho...possibile?

Vi amo, rockettari tamarri ma non troppo, così ecletticamente colti, psichedelici, metallici, e pure amanti del free-jazz.

 

Postato da: SigurRos82 a 18:09 | link | commenti (3)
motorpsycho

venerdì, 18 luglio 2008
Paisans e Bandits

Lou Dalfin - I Virasolelhs (2007)

Tracklist

  1. OCCITANIA E BASTA
  2. PLÒU A MARSELHA
  3. GALERIAN
  4. I CORSARIS
  5. BRAÇABÒSC
  6. LITTLE FISH
  7. PELS D’ ÒR
  8. BOREIA
  9. QUORA DUERMES
  10. A LA BROA
  11. TURBIN
  12. LA MAIRE
  13. SAN JOAN
  14. SARÉ DURA
  15. I VIRASOLELHS
  16. CHAMINA

Formazione

Sergio Berardo (ghironda, organetto, flauti, chitarra, cornamusa, saz, voce)
Riccardo Serra (batteria, percussioni)
Dino Tron (fisarmonica, organetto, cornamuse)
Daniele Giordano (basso, chitarra, voce)
Enrico Gosmar (chitarre)
Mario Poletti (mandolino, bouzouki, banjo)
Luca Biggio (sax tenore, contralto e soprano, clarinetto)
Diego Vasserot (tromba)

 


Ammetto la mia ignoranza: prima di vedere i Lou Dalfin dal vivo dalle mie parti qualche mese fa credevo che l'Occitania fosse una zona della Spagna. In realtà si tratta di una precisa zona territoriale dell'Europa, comprendente il sud della Francia, parte della Spagna, e in, in Italia, parte delle valli occitane del Piemonte a ridosso delle Alpi Cozie e delle Alpi Marittime (darei la provincia di Cuneo come approssimativo punto di riferimento). Leggo su Wikipedia che può essere considerata come una nazione-non nazione, un'isola linguistica e geografica, con un idioma - l'occitano - che somiglia ad un misto di francese, spagnolo e alcuni dialetti settentrionali nostrani. Sull'enciclopedia virtuale si possono poi trovare tante altre informazioni, soprattutto storiche e culturali, su questa affascinante "nazione proibita", il cui territorio corrisponde all'incirca alle regioni in cui un tempo era diffusa l'eresia cristiana del catarismo.

Ad ogni modo, mi sembrava doveroso fare un minimo di cappello introduttivo di natura non musicale, soprattutto nel caso di un gruppo come i Lou Dalfin, così radicato e legato anche sul piano artistico alla propria terra e tradizioni. Non ne avevo mai sentito parlare, ma - leggo sul loro sito - suonano insieme da più di venti anni.

I testi in occitano, la storia e i costumi, le peculiarità geografiche, sono tutti elementi che rendono questa band più unica che rara, un gruppo di musica popolare, nel senso più nobile e alto del termine.

Passata la montagna c'è un altro paese,

come un'altra mattina che profuma di caffè

il treno vuoto, la pioggia, la nebbia d'autunno

passata la montagna ancora orizzonti

Per i viottoli barbari della meraviglia, la pietra e il freddo, il vento e la paglia

è tutto uno spartiacque

sarà l'entusiasmo della scoperta, ma qui è proprio nord [...]

[Borréia]

Occitania e Basta e Plòu a Marselha ci danno un energico benvenuto, con un combat-folk virato rock di grande impatto, che nella resa live - come è prevedibile - fa letteralmente sfracelli. Chi non si mettesse a battere almeno il piedino in tali circostanze o è sordo o è pirla o è insensibile. Punto.

Ma i Lou Dalfin vogliono subito mettere le cose in chiaro: non siamo i Modena City Ramblers occitani (e meno male, visto che ultimamente sembrano essere diventati la parodia di se stessi). Galerian è una ballad soffusa, raffinatissima, con flauto e sax in primo piano. A proposito di strumentazione utilizzata, vi accorgerete, ascoltando I Virasolelhs ("I Girasoli"), che il tessuto sonoro creato dal gruppo è quanto mai ricco e sfaccettato: oltre ai consueti chitarra, basso, tastiere e percussioni, troviamo un arsenale composto da banjo, bouzouky, clarinetto, sax, tromba, trombone, tuba, corno francese, fisarmonica, viola, mandolino, contrabbasso, organetto, piva, e ghironda. E ciò, come vedremo, contribuisce non poco a creare una atmosfera fatata e allo stesso tempo molto vicina agli umori e ai suoni tipici di quelle zone.

Si prosegue con la festa popolare de I Corsaris e Pèls D'Or, a dir poco trascinanti, con la latineggiante, per ritmi e strumentazione (fiati e fisarmonica) Braçabosc ("Edera"), e con Little Fish, breve omaggio allo Spencer Tracy di Capitani Coraggiosi (1937).

E qui apriamo una parentesi: considerato prezzo, packaging carinissimo in stile cartoon tutto pieno di campi e girasoli, e booklet dettagliato con tutti i testi in occitano e tradotti in italiano, inglese e francese, consiglio caldamente l'acquisto dell'originale. Immagino che avranno un sito da cui comprarlo; in alternativa lo si può anche prendere ad uno dei loro concerti come ho fatto io, ancora meglio.

Borréia è un pezzo bellissimo, con melodie fantastiche, in cui l'attenzione per dettagli e sfumature è particolarmente evidente, grazie al sapiente utilizzo di parte della ricca strumentazione a loro disposizione.

E ancora, citiamo l'incantevole Quora Duermes, e gli strumentali A La Broa (con una piva ad impreziosirne il suono), Chamina (che chiude le danze), e la gioiosa Sarè Dura, una "pòlca picada" dedicata alla gente della Val Susa e alla sua battaglia per la libertà. C'è anche spazio per qualche proposta fuori dagli schemi, con la rockeggiante title track e la divertente La Maire, dalle ritmiche quasi pop e con tanto di intermezzo in levare e ritornello simil rappato.

Quasi mi dimenticavo della spettrale ed epica La Sant Joan, con cantato maschile e poi femminile, dall'affascinante andamento cinematografico.

E' una musica folk a tutti gli effetti la loro, personalissima, piena di passione e di orgoglio sincero nei confronti della propria gente e delle proprie zone. Ed è tanto radicata nella propria terra che trovo difficile identificare termini di paragone calzanti.  

I Lou Dalfin sono se stessi e basta. E non è poco, specie di questi tempi.

 


Postato da: SigurRos82 a 15:45 | link | commenti (5)
lou dalfin

mercoledì, 16 luglio 2008
Riuscirà MTV a passarlo almeno un totale di cinque volte?

Radiohead - House Of Cards (In Rainbows, 2007)

diretto da James Frost

In Radiohead's new video for "House of Cards" no cameras or lights were used. Instead, 3D plotting technologies collected information about the shapes and relative distances of objects. The video was created entirely with visualizations of that data.

Per quanto riguarda la domanda del titolo del post...la vedo dura.

Postato da: SigurRos82 a 15:44 | link | commenti (3)
radiohead

martedì, 15 luglio 2008
I Feel Free

Cream - I'm So Glad (Live 1969)

Perchè la loro versione della SkipJamesiana I'm So Glad è una delle migliori in assoluto, e quella di nove minuti contenuta nel loro disco dal vivo Goodbye è semplicemente definitiva.

Cream - White Room (Live 1969)

Perchè è uno dei loro pezzi autografi che preferisco, una autentica forza della natura. E perchè Wheels Of Fire (1968) è, a mio parere, il loro album migliore. Doppio, metà in studio e metà dal vivo. Con una versione di Spoonful di Willie Dixon da sedici minuti abbondanti in cui Ginger Baker ci delizia con un assolo di batteria memorabile. Sia lodato il blues, anche quello contaminato con la psichedelia. E pure Clapton quando era ancora un fattone; ma suonava, eccome se suonava. E il virtuosismo di Jack Bruce. Ora e per sempre.

 

Postato da: SigurRos82 a 14:04 | link | commenti
cream

lunedì, 14 luglio 2008
Alieni

John Zorn with Naked City - Batman Theme (Naked City, 1989)

 

 

John Zorn with Naked City - Once Upon A Time In America (Live in New York, 1992)

 

JOHN ZORN - Alto Sax

BILL FRISELL - Chitarra

WAYNE HORVITZ - Tastiere

FRED FRITH - Basso

JOEY BARON - Batteria

 

Postato da: SigurRos82 a 18:08 | link | commenti (4)
naked city, john zorn, bill frisell

domenica, 13 luglio 2008
Coming Soon...

In realtà i preparativi stavano fervendo da tempo, ma diciamo che le cose si sono rese più delineate soltanto negli ultimi mesi.

Non credo di potermi definire una 'tolkeniana' nel vero senso del termine, poichè non penso sarò mai in grado di leggere il Silmarillion o I Racconti Incompiuti. Ho tentato, invano. Tuttavia, considero Il Signore Degli Anelli una sorta di...Bibbia? Testo sacro? Ho sempre cercato di esprimere a parole ciò che provo leggendolo, ma con scarsi risultati. Emana un senso di coralità, ecco, non so nemmeno se il termine sia corretto. Quando penso alla trilogia prende forma nella mia mente l'immagine di un popolo, di creature mai così diverse ed eterogenee tra loro, che lotta insieme, che cerca di andare avanti, talvolta anche arrancando, a costo di infrangersi contro un'impresa troppo più grande. Viene contemplato ogni tipo di emozione nell'universo tolkeniano e nelle vicende della Terra di Mezzo, e la poesia che ne scaturisce è difficile da spiegare, tanto si eleva al di sopra di tutto

Ecco, lo sapevo. Quanto è banalizzato a parole. O forse, più probabilmente, sono io che fatico ad esprimermi  .

Come al solito ho perso il filo del discorso. Dicevo...le voci circolavano da mesi su un possibile ritorno al cinema del grande Tolkien, questa volta col suo lato più fiabesco, Lo Hobbit. A dir la verità pensavo che fosse trascorso troppo poco tempo dalle ultime immagini dei Rifugi Oscuri e dai titoli di coda de Il Ritorno del Re. Invece, ancora stento a crederci, eccoci qua, di nuovo a zonzo nella Terra di Mezzo.

Ho letteralmente adorato la trasposizione cinematografica della trilogia, anche perchè è stato grazie al primo film che ho deciso di leggere il libro. Quindi immaginate la mia gioia nel venire a sapere che Peter Jackson e la New Line Cinema si sono uniti alla MGM per produrre non uno, ma ben due film su Lo Hobbit. Una delle ultime notizie riguarda la cabina di regia, che questa volta sarà affidata a Guillermo Del Toro (Il Labirinto del Fauno, Blade 2, Hellboy), per l'occasione già trasferitosi in Nuova Zelanda per i prossimi quattro anni. Del cast non si sa ancora nulla di ufficiale, ma sembrano scontate le partecipazioni di Ian McKellen e Andy Serkis.

Ci vorrà ancora qualche annetto prima di poter tornare al cinema con J.R.R., e l'idea di godermi nuovamente le splendide immagini della Contea sul grande schermo mi fa correre un brivido lungo la schiena.

Nel frattempo ingannerò l'attesa monitorando il blog ufficiale del film The Hobbit, sperando di trovarvi di tanto in tanto qualche succulento spoiler o anticipazione...

Postato da: SigurRos82 a 18:02 | link | commenti (1)
cinema, tolkien, the hobbit

Ah Um...

Charles Mingus - Flowers For A Lady

(Live @ Umbria Jazz, 28-06-1974)

 

Charles Mingus (bass)

Dannie Richmond (drums)

Don Pullen (piano)

George Adams (tenor sax)

Hamiet Bluiett (baritone sax)

Ma quante impensabili e piacevoli scoperte si fanno ogni giorno su YouTube...

Postato da: SigurRos82 a 16:00 | link | commenti
jazz, charles mingus