Un blog musicale a metà tra il serio e il faceto

Eccomi

Utente: SigurRos82
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Ho un'anima profondamente rock-blues con psichedeliche propaggini lambite da oceani folk... Disco del mese (novembre): Cesaria Evora - Nha Sentimento (2009)

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domenica, 30 novembre 2008
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Seun Kuti & Egypt 80 - Many Things

(2008)

 

 

Sulla copertina di Many Things Seun Kuti, figlio più giovane di Fela, ci guarda diritto negli occhi, con un'espressione fiera ma al contempo quasi disillusa. Nei suoi occhi risplendono le fiamme, le stesse che avviluppano e ingoiano il continente africano sul retro copertina.

Sassofonista come il padre, si porta dietro la medesima band che accompagnò Fela negli anni ottanta. E che band.

Visto che non mi trattengo più lo dico subito: disco magistrale, la prova definitiva del fatto che l'afro-beat non si è eclissato con la scomparsa di Fela. Al contrario, siamo in presenza di un aggiornamento della lezione paterna, quanto mai fedele alle sue radici e al tempo stesso carico di un nuovo e potente vigore.

I testi, ruvidi,  pieni di rabbia sincera e di orgoglio, vengono declamati su groove incandescenti, che devono tanto al funk quanto ai ritmi africani. I pezzi si aggirano mediamente intorno ai sette-otto minuti: niente maratone paterne da quindici-venti (a volte anche trenta) minuti, ma lo spirito rivive. Eccome se rivive.

Think Africa, pensa all'Africa: quella squadra di fiati a tratteggiare una melodia fiera e trascinante, quasi epica. Che. Biglietto. Da. Visita.

Don't Give That Shit To Me, basta rifilarci quelle stronzate: un tappeto di afro-beat puro, un testo diretto, un assolo di elettrica vagamente blues che sa di meraviglia. Ecco cos'è.

Many Things, tanta roba: quel groove di chitarra incantatore che ricorre ipnoticamente per tutta la durata, e al minuto 2:30 parte un assolo di tromba pazzesco che fa da premessa al cantato/recitato di Seun, e che si riconnette idealmente al solo di sax verso la conclusione.

Fire Dance. Voci femminili, e poi il quasi-rap di Seun: inizia la danza del fuoco, bollente e liberatoria.

Mosquito Song: il ritmo diventa forsennato, da baccanale collettivo; un solo di tromba precede il cantato del Nostro; al quinto minuto un autentico coro di fiati, potente e solenne, ti spazza letteralmente via, come un'onda improvvisa; a riprenderti è poi la melodia prinicipale, che ritorna di nuovo, inaspettata, sempre sull'asse tromba/sax...

Na Oil, ovvero botta e risposta tra Seun e i coristi...

African Problems: "problemi dell'Africa, troppi per parlarne, troppi per pensarne, troppi per cantarne,  troppi per essere risolti. Ma io devo parlarne, devo cantarne, devo sconfiggerli, devo fare in modo che siano uditi". Parte un'altra di quelle melodie orgogliose, portentose, che alzano la testa dopo essere state bastonate. Seun declama, e c'è persino una sorta di ritornello cantato e velocità mac-3. Cinque minuti tondi di funk e afro-beat assoluti, una condensazione conclusiva del contenuto dell'album.

Disco che spacca, fatto da un musicista carismatico come pochi oggigiorno. Personalissimo parere: ne vale cento di Tv On The Radio, e mi piacerebbe che comparisse nelle top 10 di fine anno almeno la metà delle volte di Dear Science, la sincerità e l'orgoglio black al posto della uber-coolness black.

Vabbè, tanto sognare non costa nulla.

Live In Lione (2005)

Postato da: SigurRos82 a 18:15 | link | commenti
afro-beat, seun kuti

venerdì, 28 novembre 2008
Together we float like a river, and together we melt like the snow...

 

Marianne Faithfull - Easy Come, Easy Go

(2008)

 

 

Disc 1:

  1. "Down from Dover", (originally by Dolly Parton)
  2. "Hold On, Hold On", with Cat Power (originally by Neko Case)
  3. "Solitude" (originally by Duke Ellington & Eddie DeLange)
  4. "The Crane Wife", with Nick Cave (originally by The Decemberists)
  5. "Easy Come, Easy Go" (originally by Bessie Smith)
  6. "Children of Stone", with Rufus Wainwright (originally by Espers)
  7. "How Many Worlds", with Teddy Thompson (originally by Brian Eno)
  8. "In Germany Before the War" (originally by Randy Newman)
  9. "Ooh Baby Baby", with Antony Hegarty (originally by Smokey Robinson)
  10. "Sing Me Back Home", with Keith Richards (originally by Merle Haggard)

Disc 2:

  1. "Salvation", with Sean Lennon (originally by Black Rebel Motorcycle Club)
  2. "Black Coffee" (originally by Sarah Vaughan)
  3. "The Phoenix", with Kate and Anna McGarrigle (originally by Judee Sill)
  4. "Dear God Please Help Me" (originally by Morrissey)
  5. "Kimbie" (originally by Jackson C. Frank)
  6. "Many a Mile to Freedom", with Jenni Muldaur (originally by Traffic)
  7. "Somewhere (A Place for Us)", with Jarvis Cocker (originally by Leonard Bernstein and Stephen Sondheim)
  8. "Flandyke Shore", with Kate and Anna McGarrigle (traditional, but sung famously by Nic Jones)

 

 

18 Songs For The Music Lovers, recita lo sticker ultra-tattico in copertina. Vecchia volpona di una Marianne. Hai una voce che pare quella di una strega cattiva, così scricchiolante ma al contempo espressiva.

E via, ammettiamolo, spesso i dischi di cover sono solo un pretesto per ricavarci qualche soldino, ma è altrettanto vero che talvolta capita di trovarsi fra le mani delle autentiche gemme. Vedi I'll Take Care Of You di Mark Lanegan, per citarne uno a caso.

Ho letto commenti di segno opposto su questa nuova uscita di Marianne Faithfull, da chi si scortica le mani per gli applausi a chi invece schifa sospettoso. Io, da brava aristotelica, mi piazzo nel mezzo. Ma non per scelta di comodo eh.

La doppia versione dell'album (dieci pezzi su un unico CD/diciotto pezzi su supporto doppio) è una trovata furbetta, perchè le suddette cover si potevano stringere un pochino e ci sarebbero comodamente state su un unico disco. Ma vabbè, c'è gente che spende soldi per Giusy Ferreri, quindi perchè non rompere il maialino per Marianne?

[Intermezzo: ma quanto è opprimente quel suo faccione gigante che ti squadra dal soffitto dell'Esselunga? Sì, sto parlando della tizia Giusy...]

La verità è che si tratta di uno degli album che sto ascoltando più frequentemente nell'ultimo periodo. Le canzoni scelte da Marianne e dal produttore Hal Willner sono alquanto eterogenee per genere, periodo ed interpretazione, ma l'insieme risulta ad ogni modo compatto. Si passa dal jazz ellingtoniano della Solitude resa celebre da Billie Holiday e dal country trasfigurato in jazz-blues di Down From Dover di Dolly Parton, a cover di pezzi pop e rock recenti (Salvation dei Black Rebel Motorcycle Club, che spacca, e The Crane Wife dei Decemberists), passando in punta di piedi per campi folk e blues (The Phoenix di Jude Sill, la disperata Children Of Stone dei novelli acid-folkers Espers, e la title track di Bessie Smith). Ma c'è spazio anche per il toccante duetto con Keith Richards di Sing Me Back Home, e per l'altrettanto struggente partecipazione di Antony Hegarty (Ooh Baby Baby). Il lavoro vede infatti il coinvolgimento, per lo più silenzioso (ma molto pubblicizzato, ahem), di parecchi comprimari di lusso (oltre ai citati Keith Richards e Antony, Nick Cave, Cat Power, Sean Lennon, Rufus Wainwright, and many more), alcuni dei quali francamente superflui e, come detto sopra, utilizzati sostanzialmente come specchietto per le allodole. Tuttavia in questo caso al fumo corrisponde anche tanto, sostanzioso arrosto, e quindi non mi lamento.

Pss, c'è persino una cover dell'ultimo Brian Eno (How Many Worlds), e una favolosa Many Miles To Freedom dei Traffic. Deludente al limite del fastidioso, invece, la resa di Somewhere (A Place For Us) di Bernstein & Sondheim: non è il pezzo adatto a Marianne, sul piano vocale ma anche emotivo, e i vocalizzi di Jarvis Cocker fanno venire l'eczema ai padiglioni auricolari, specialmente se nelle vostre orecchiette belline risuona ancora l'eco del vocione poetico di Tom Waits. Ma è l'unico neo, a mio parere, di una raccolta di cover riuscita e creata da musicisti di classe immensa.

So long, Marianne.

Postato da: SigurRos82 a 17:21 | link | commenti
marianne faithfull

Dragon Meat

 

In classe.

Domanda: "Lo sapete come si fa il Sushi?".

Risposta di un bimbo di 9 anni, al primo banco: "Sì! Con la carne di drago vero?".

Ecco cosa succede quando si leggono troppi fantasy. Eh. Ma meno male che ci sono.

Postato da: SigurRos82 a 14:44 | link | commenti
fantasy, brisingr

lunedì, 24 novembre 2008
Under blue moon I saw you...

Echo & The Bunnymen - The Killing Moon

(Ocean Rain, 1984)

Under blue moon I saw you
So soon you'll take me
Up in your arms, too late to beg you
Or cancel it, though I know it must be
The killing time
Unwillingly mine

Fate
Up against your will
Through the thick and thin
He will wait until
You give yourself to him

In starlit nights I saw you
So cruelly you kissed me
Your lips a magic world
Your sky all hung with jewels
The killing moon
Will come too soon

Fate
Up against your will
Through the thick and thin
He will wait until
You give yourself to him

Under blue moon I saw you
So soon you'll take me
Up in your arms, too late to beg you
or cancel it though I know it must be
The killing time
Unwillingly mine

Fate
Up against your will
Through the thick and thin
He will wait until
You give yourself to him

Fate
Up against your will
Through the thick and thin
He will wait until
You give yourself to him
You give yourself to him

La la la la la...

Fate
Up against your will
Through the thick and thin
He will wait until
You give yourself to him
You give yourself to him

La la la la la...

Fate
Up against your will
Through the thick and thin
He will wait until
You give your...self to him

Fate
Up against your will
Through the thick and thin
He will wait until
You give yourself to him

Postato da: SigurRos82 a 18:07 | link | commenti (2)
echo & the bunnymen

mercoledì, 19 novembre 2008
I wish Arcade Fire were playing

Arcade Fire - Antichrist Television Blues

(Glastonbury 2007)

E' decisamente uno dei miei pezzi energetici preferiti. Meglio di una barretta di cioccolato fondente.

E ditemi se, chiudendo gli occhi, non vi pare di ascoltare Springsteen. Anzi, anche aprendoli, va'. Perchè dal vivo ricordano quasi la E-Street Band in quanto a fisicità e tenuta di palcoscenico.

E non basta essere in tanti...eh.

Postato da: SigurRos82 a 15:40 | link | commenti (8)
arcade fire, glastonbury

lunedì, 17 novembre 2008
New Orleans Social Club

Chi si festeggia oggi?

Uno sceriffo amante del blue-grass e del latte fresco?

 

 

Beh, non solo.

 

In Ascolto: Taj Mahal - Maestro (2008)

Quest'uomo ha 66 anni, anni diabolici, come il fuoco del rock e del blues che da sempre lo anima.

Leggere la lista degli amici invitati alla festa per la quarantennale carriera del 'Maestro' provoca le vertigini...

Taj Mahal: vocals, ukulele (2), guitar (3, 6, 8, 10, 11), harmonica (3, 4, 7, 8, 12), banjo (4, 5, 9); Deva Mahal: background vocals (2); Ben Harper: vocals (3); Jack Johnson: vocals (4); Ziggy Marley: vocals (5); Rudy Costa: alto saxophone (5); Angelique Kidjo: vocals (6); Toumani Diabate: kora (6); Jason Yates: keyboards (3); Michael Jerome: drums and percussion (3); Jason Mozersky: guitar (3); Jesse Ingalls: bass (3); C.C. White: background vocals (3); Pebbles Phillips: background vocals (3); Bill Rich: bass (6, 11); Kester Smith: drums (6, 11), percussion (6); Bassekou Kouyate: ngoni (6); Debra Dobkin: percussion (6); Mike Weaver: organ (11); Billy Branch: harmonica (11); Phantom Blues Band (1, 4, 9, 12); Los Lobos (2, 7); Ziggy Marley's Band (5); New Orleans Social Club (8, 10).

...e riesce efficacemente a dare un'idea di cosa si può trovare all'interno di questa vera e propria baldoria per le orecchie: caro e vecchio rock-blues, di quello languido e malandrino e pure quello più sanguigno e tirato, calypso, ritmi in levare, blue-grass.

Special mention per la splendida Zanzibar, omaggio all'Africa in occasione del quale Taj Mahal si fa affiancare dalla voce vellutata di Angelique Kidjo e dalla kora di Toumani Diabate.

Altri quaranta di questi anni, o Maestro.

Postato da: SigurRos82 a 12:22 | link | commenti
blues, taj mahal

domenica, 16 novembre 2008
Fuoco e vino

Nelle ultime settimane il mio umore ha virato in direzione folk, e questi sono i risultati...

 

Anne Briggs - The Time Has Come (1971)

 

Sandman's Song

Highlodge Hare

Fire And Wine

Step Right Up

Ride, Ride

The Time Has Come

Clea Caught A Rabbit

Tangled Man

Wishing Well

Standing On The Shore

Tidewave

Everytime

Fine Horseman

 

Preso a Dublino nel 2007, praticamente 'regalato'. Classica gemma rimasta per anni celata, mai se non in momenti come questi verrebbe spontaneo ringraziare il dio della ristampa (in questo caso la Sony, e vabbè).

Folk etereo per chitarra e voce, datato 1971, opera di una scozzese al suo debutto ufficiale (se non si conta l'omonima uscita, interamente composta da traditional), che risponde al nome di Anne Briggs.

Non l'avevo mai sentita nominare, così come parecchie altre persone, tra cui molti addetti ai lavori. So solo che la sua voce, molto somigliante a quella di Sandy Danny, quella chitarra acustica pizzicata (a volte persino in strumentali in punta di dita), e quelle melodie appena accennate che sembrano provenire da una ipotetica alba sopra le nuvole, sono un balsamo per mente e corpo.

Wishing Well venne scritta a due mani con Bert Jansch, e il traditional Standing On The Shore riesce a trasportarti con un battito d'ali sulla costa dei giganti.

 

Questo disco viene dalla stessa dimensione da cui sono piovuti Liege And Lief, Pink Moon, Jack Orion  e Red Hash. Chissà perchè me la immagino un po' come la contea tolkeniana.

Postato da: SigurRos82 a 16:30 | link | commenti (4)
folk, anne briggs

mercoledì, 12 novembre 2008
...sing me back into myself...

When there's only one thing I can do cavolo l'ha fatto di nuovo no è troppo presto per giudicare ma chisseneimporta you remind me of something con quel violino che sa di povertà ma che non vuole abbassare la testa sul retro copertina c'è soltanto scritto twelve songs e anche all'interno manca una vera e propria tracklist cosa che meglio essere sinceri con se stessi non mi manda nel panico ma mi irrita come minimo in compenso ci sono tutti i testi so everyone mi dà i brividi nella sua disperazione poi arriva la quiete for every field there's a mole ad ogni campo la propria talpa con quel clarinetto che spunta d'improvviso e il controcanto ma perchè non si fa silenzio in casa non riesco a sentire solo ad ascoltare keep your loved ones near penso che la semplicità sia  un tesoro sempre più raro e Will Oldham ne sia uno dei detentori viene da domandarsi come faccia ad essere così epico e umile ad un tempo e come riesca ad emozionare così tanto con quella voce che è sempre sul punto di spezzarsi ma che si regge sempre nonostante tutto eh sì mancava la slide nostalgica ad incorniciare il pezzo ma l'avrà fatto apposta a mettere missing one e what's missing is vicine cosa ti manca Will some kind of pillow some care once denied now dissolved inside bisognerebbe proibire di pubblicare musica così intensa e bruciante e pensare che questo disco lo avevo archiviato come fratello minore di the letting go che pirla che sono ma aspetta non è ancora finito c'è ancora la nove che è stupenda un crescendo pazzesco che ti trascina avanti anche se non hai più forza bliss comes with conclusion comes with an end sì hai ragione ma a volte è importante anche il viaggio who's gonna hold my heart che testo e che ritornello da paura willow trees bend i salici si piegano è fatta di sola voce chitarra spazzole e silenzi I will surrender to you perchè devi essere proprio tu ad arrenderti Will ma alla fine prometti che sarai felice.

Easy Does It

You Remind Me Of Something (The Glory Goes)

So Everyone

For Every Field There’s A Mole

(Keep Eye On) Other’s Gain

You Want That Picture

Missing One

What’s Missing Is

Where’s The Puzzle

Lie Down In The Light

Willow Trees Bend

I’ll Be Glad

 

[Abbiate pazienza, voleva essere un (mal riuscito) esperimento. Non lo farò più, parola di lupetta].

Postato da: SigurRos82 a 17:38 | link | commenti (9)
bonnie prince billy

giovedì, 06 novembre 2008
John Williams is the man!

Moosebutter - Star Wars (A Cappella Tribute To John Williams)

Come and help me, Obi Wan
X-wing fighter and a blaster gun
Dance with Ewoks, oh what fun!
This is spaceships, it's monsters, it's Star Wars, we love it!

E' uno dei video più visti in assoluto su YouTube. Lui si chiama Corey Vidal, ha probabilmente troppo tempo libero, e viene definito come 'official YouTube partner'. Ma la band a cappella autrice di questa genialata si chiama Moosebutter, e sono dei cazzari DOC. Talentuosi e pieni di inventiva, ma pur sempre dei cazzari.

Ah, dimenticavo, date un'occhiata alla loro home page: ci sono tutti i loro pezzi parodia in streaming con tanto di testi. C'è persino una Ghostriders In The Sky diventata per l'occasione Ghost Chickens In The Sky, con tanto di coccodè nel ritornello.

E ricordate: You must use the force.

 

Postato da: SigurRos82 a 20:29 | link | commenti (4)
trash, john williams, moosebutter

martedì, 04 novembre 2008
Remember to remember me...

Sapete che forse-forse il fantasmino dei Wilco mi fa vibrare le corde interiori ancora più del foxtrot dell'hotel da yankee?

Sarà la beatlesiana Hummingbirds, o l'ipnosi krauta di Spiders (Kidsmoke), o ancora l'angst struggente di At Least That's What You Said, o il giro di basso di Handshake Drugs...

...ma chissenefrega dei paragoni, delle mezze stellette in più o in meno: Jeff Tweedy è un signor song-writer, punto e basta.

Mi è bastata un'eco di Spiders (Kidsmoke), risuonatami in testa giusto qualche ora fa, così, per caso, dopo tanto tempo che non la ascoltavo. Avete presente quando vi saltano in mente una melodia o un arrangiamento apparentemente familiari, ma che magari, sul momento, non riuscite ad etichettare e ad inserire nella giusta categoria?

Ecco.

Una volta accesasi la lampadina Wilco mi è stato sufficiente recuperare dallo scaffale A Ghost Is Born. E la magia si è ripetuta.

In Ascolto: Wilco - Spiders (Kidsmoke), ovvero una genialata di canzone a metà tra ritmi electro-krauti, blues e pop-rock, griffata da Jeff Tweedy stesso medesimo, in cui quel fattucchiere che a volte si diletta a produrre dei disconi come Jim O'Rourke deve averci messo ben più di uno zampino...

Postato da: SigurRos82 a 20:05 | link | commenti (1)
wilco