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Nome: FeDz
Ho un'anima profondamente rock-blues con psichedeliche propaggini lambite da oceani folk...
Dischi del...momento:
Howe Gelb - 'Sno Angel Winging It [Live, 2009] / Guano Padano - Guano Padano [2009]
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woodstock
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woven hand
writing about music
yann tiersen
yeasayer
yoda
yo la tengo
zach de la rocha
visitato *loading* volte
John Martyn - May You Never
(Solid Air, 1973)
Flamin Groovies - Headin' For The Texas Border
(Flamingo, 1970)
.jpg)

Ma come si fa? Come si fa ad essere così brutti e zozzi e a suonare codesto r'n'r? Sarà mica, forse, magari, un prerequisito?
Mah, non mi capacito.
Nel caso non vi facessero battere almeno il piedino proverei compassione mista a tenerezza per voi. Se al contrario vi provocassero pure un fremito e/o un incontrollabile istinto air-guitarristico...beh, qua si passerebbe dalla pietà alla stima affettuosa e sincera.
Ovvero, il mio live del momento. Registrato a Coney Island il 17 giugno 2004, triplo, per un totale di circa tre ore e venti di concerto ispiratissimo, courtesy of Anastasio, Gordon, Fishman e McConnell. Mi ero ripromessa di procurarmi almeno una buona parte della produzione dal vivo di questa band a dir poco incredibile, e - dopo Live In Vegas 96 - ho compiuto un altro passettino in quella direzione.
Questa la tracklist:
Disc one
Disc two
Disc three
Slurp. Sigh. Wow.
Avanti il prossimo, cioè molto probabilmente Colorado '88...
Sì, lo so che questi hanno fatto un'operazione alla Pearl Jam, bootlegando tutto il bootlegabile, dal 1990 al 2004, però a me piace avere il CIODDO'...
Phish - Maze
(Live In Brooklyn, 17 giugno 2004)
MA COME FANNO?!?
Jimi Hendrix - Woodstock Improvisation
(Live At Woodstock, 1969)
Non servirebbe alcun commento.
Anzi, sì, giusto due parole.
Fanculo Vai, Satriani e compagnia tecnicissimamente autoreferenziale.

1) Sono lieta di annunciarvi che il mio Galletto preferito è finalmente alla sua terza partita consecutiva in NBA, e nel match contro Phoenix ha totalizzato 10 puntozzi in 18 minuti, mettendoci pure 4 rimbalzi. Bravo il mio Rooster
.

2) Crazy Dreams Band, ovvero l'ultima scoperta della mia label preferita, la Holy Mountain, che non capisco mai se ci è sul serio o se ci fa. Etichetta psichedelica di nicchia, d'accordo, e sempre sia lodata per questo. Ma allo stesso tempo, e chi mi conosce lo sa, odio quando la sperimentazione diventa pippa immensa. Questa band dei sogni matti...bah, è da riascoltare. Sembrano un gruppo noise-rock'n'roll, con rumori assortiti, sporcizia sonora e feedback del caso, con un minutaggio piuttosto corposo (ma neanche tanto) dei pezzi e una voce femminile alla Patti Smith/PJ Harvey in uno stato particolarmente delirante. Ad ogni modo, un solo brano da segnare al momento, Separate Ways. Per gli altri quattro si vedrà.
3) Evviva il Costa Rica...eheheh...

4) Credo che, con i dovuti distinguo di sport, e a parità di competenze tecniche, tra le telecronache di Bergomi/Caressa per il calcio e quelle di Buffa/Tranquillo per il basket NBA ci sia comunque un gap notevole sul piano del background culturale. Basta riaversi dallo shock/irritazione iniziale ed entrare nel magico mondo di B&T, fatto di aneddoti baskettari e spassosi neologismi (se non è una partita dei play-off è probabile ritrovarsi a pensare o esclamare: "Ma che cazzo si stanno a racconta' questi due?", e soprattutto, "Ma a me, concretamente, ne può fregare qualcosa?"). Solo allora, solo dopo aver capito con chi si ha a che fare, è possibile apprezzare appieno lo show di questa mitica coppia, che si colloca ben oltre la semplice cronaca sportiva. E quando sentirete Buffa esclamare, durante una partita degli Hornets, "Ecco, ci risiamo; l'ha fatto di nuovo", saprete già in partenza che sta parlando dell'ennesima ottima prestazione di Chris Paul. Questione di classe.
5) Questo qua è invece un gran bel dischettino, di quelli che catturano subito. Amadou e Mariam si sono conosciuti ad una scuola per ciechi a Bamako, nel Mali, e sono due musicisti notevoli. Non ne avevo mai sentito parlare prima. Welcome To Mali è il loro nuovo album, ed è un fantastico melting-pot di africanità e di occidente, in cui l'attitudine ethno-pop si sposa magnificamente con chitarre rock-blues, con il funk, e persino con echi electro (vedi l'iniziale Sabali, co-prodotta dal Mali Music maker Damon Albarn). Ottimi pezzi, trasporto e orgoglio tipici di chi nel continente nero ci abita, e ritmi trascinanti senza mai cadere nella stucchevolezza e nella maniera. Non ho ancora ben capito se è del 2009 o se è uscito negli ultimi mesi del 2008...giusto per capire se segnarlo sul taccuino o meno. Ad ogni modo, lo consiglierei a chi non è gran masticatore di questo genere di musica: credo possa avere l'appeal per conquistare anche i neofiti.
6) E anche Obama Bin Barack si è insediato...Mi hanno detto che alla cerimonia di insediamento (marò, che americanata deve essere) ha suonato anche un giovane sassofonista siciliano, già nel giro di Wynton Marsalis. Tale Scafisa, se non ricordo male...
7) Perchè alcuni automobilisti (ribadisco, alcuni, quelli responsabili e/o in un momento di finto zelo, gli altri non segnalano un fico secco) si sentono in dovere di mettere la freccia a sinistra per dirti che rimangono in rotonda ma NON per segnalarti quando escono? Il codice della strada è cambiato tutto d'un tratto ed io non lo so? Sono io la rincoglionita? Votate votate votate!
8) Mega sondaggione: in un ipotetico e fantascientifico spin-off della trasmissione
CULT di Rai Due Voyager, chi gradireste maggiormente al fianco del protagonista indiscusso, Roberto Giacobbo?
a) l'archeologo e super capo supremo delle antichità egizie, Mr. Zahi Hawass
b) il mitico John Titor, eheheheh...
c) l'indimenticata ex compagna di avventure di Giacobbo, Stefania Le Fauci...
Io amo tanto i Pentagle.
Ma sarebbe un delitto non adorare i 
Fairport Convention - Matty Groves
(Liege & Lief, dicembre 1969)
Fairport Convention - Meet On The Ledge
(Unhalfbricking, luglio 1969)
Certa gente fatica a sputar fuori un disco decente ogni due-tre anni, questi nell'arco di dodici mesi ne pubblicarono due, storici per giunta.
Sempre sia lodata la voce di Sandy Denny, la chitarra di Richard Thompson e il violino di Dave Swarbrick.

Abbiate pazienza, ma il cuore mi spinge a concedere un post a questi due personaggi, che dopo quasi nove anni di peripezie hanno finalmente trovato un po' di pace. Sono unici, soprattutto se consideriamo il genere di telefilm, per format e tematiche, di cui si sta parlando (CSI), e la quantità di screentime che questi due attori hanno avuto a disposizione nel corso delle stagioni (ristretto, tutto sommato, con un cast così numeroso). Ciononostante sono riusciti a creare una storia bella e delicata come poche altre in televisione, mosca bianca all'interno di uno show ambientato per la maggior parte del tempo di notte, e che ha a che fare più con i morti che con i vivi.
Sotto le luci eterne di una città di plastica, questi due scienziati eccentrici, vagamente goffi, simili ma non uguali, dunque praticamente perfetti l'uno per l'altra, sono riusciti a trovarsi. Anzi, alla fine la poetic justice ha voluto che fosse Grissom a cercare e trovare Sara.
E insieme, la luce, ma quella vera, se la meritano tutta.
Chi conosce e ha seguito il telefilm dall'inizio (o quasi) capirà.
Peace, love and GSR
.
Oggi mi sono concessa un lusso*, il primo album omonimo di CSN.
Leggiadro, ogni volta assume sfumature sempre nuove. Quella Judy Blue Eyes...sarei curiosa di sentirne, ipoteticamente, una cover da parte dei Fleet Foxes. Chissà, magari come (futuro) regalo di compleanno...scriverò a Robin Pecknold.
E, sono sincera, mi sento sempre più d'accordo con l'amico Folletto (a proposito, where art thou?): CSN sono una cosa, CSNY un'altra. Ed io preferisco di gran lunga la versione senza la Y. Sono due gestalt completamente differenti, uniche. Mentre è evidente chi fosse il leader carismatico della formazione a quattro (Neil Young + CSN), l'acronimo a tre a mio modo di vedere consentiva a Baffo, Baffetto e Biondino di essere realmente un tutt'uno, un gruppo compatto, che era davvero più della semplice somma delle parti. Ognuno, in modo quanto mai democratico, si ritagliava il proprio spazio, in cabina di scrittura o come voce solista, restando al tempo stesso una componente essenziale del quadro d'insieme e mantenendo la propria posizione sapendo dove e quando fermarsi, come un pezzo di puzzle che si incastra a meraviglia con agli altri. E questa suddivisione di ruoli si palesa chiaramente anche nella musica, trovando la massima e sublime esemplificazione nell'impasto vocale ("alla CSN"). Young invece era un'entità separata, una personalità troppo forte o troppo ingombrante sul piano artistico, forse non adatta a quel genere di super-gruppo. E' vero che è il contesto a eleggere il leader, però - anche ascoltando Deja Vu o 4 Way Street - l'impressione è la medesima. C'era il Southern Man, e poi la Triad.
They are one person
They are two alone
They are three together
They are for each other
-- Helplessly Hoping

* = Quando la sottoscritta si esime dai (non esistenti) obblighi contrattuali e, invece di ascoltarsi una novità, decide di gratificarsi e fare, tutto sommato, la cosa giusta: opta per un classico, di quelli che ti lasciano un sorrisone stampato in faccia per tutto il pomeriggio.
Anno nuevo, dischi nuevi. Musica nueva? Bah, tutto dipende da cosa intendiamo con nuova.
Ad ogni modo, il 2009 sembra iniziato discretamente, se non proprio in maniera promettente (vedere alle voci Andrew Bird e Antony).
Ma la sorpresa più gradita (sorpresa fino a un certo punto per chi conosce l'artista e il suo gruppo madre, i norvegesi sperimental-jazzisti Jaga Jazzist) è Kaleidoscopic di Lars Horntveth, ovvero questo simpatico nonchè piacevole ragazzotto qua sotto.


Lars Horntveth - Kaleidoscopic
(2009)
01. Kaleidoscopic
Abile multistrumentista, Lars ci regala il successore del suo esordio solista (Pooka, 2004). Ed è un sophomore alquanto differente, sia nella sostanza sia sotto l'aspetto formale. Trattasi infatti di un solo, lungo movimento orchestrale (36 minuti circa), in cui suggestioni cinematiche, paesaggi ambient, elettronica e folk(-tronica) giocano tra loro e fluiscono in modo naturale e convincente.
L'album (verrebbe da parlare di composizione) è stato registrato in una piccola chiesa di Riga insieme ai 41 membri dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Lettonia (34 archi, 3 percussionisti, clarinetto, flauto, bassotuba, arpa), con Lars alle prese con pianoforte, corno, e clarinetto. La conduzione è stata affidata a Terje Mikkelsen (Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, Orchestra della Radio di Mosca).
Lars dice di essersi ispirato alle cose più disparate, tra cui il mitico Bernard Herrmann, compositore fidato di Hitchcock.
L'incipit è in punta di piedi, inquieto e con una punta di malinconia, ma una slide inaspettata al minuto undici, una delizia che scalda il cuore, apre nuovi scenari, dolci e ammalianti, che vengono sublimati nel crescendo che si desta attorno al ventesimo scoccare della lancetta lunga, in cui scampanellii, beat elettronici e archi si intersecano meravigliosamente, una componente melodica a rincorrere l'altra. Echi orientali, arpa e fiati ci intrattengono sino alla parte conclusiva, in cui viene ripreso il tema melodico (per archi) con cui tutto era iniziato: il cerchio si chiude, cullando l'ascoltatore con la medesima delicatezza con cui lo aveva accolto.
Non siamo nemmeno alla metà di gennaio, ma per quanto mi riguarda ho già trovato il primo nome da segnare sul taccuino. Bella, Lars.

This shot of Grace Slick and Janis was taken in 1967 for Teen Set magazine for an article on the "Two Queen Bees of San Francisco Rock." That morning I went over to Grace's house and then had to leave and pick up Janis. Janis wasn't in the mood to do any pictures that day, but I begged her and she came along.
Everyone always thought there was a huge rivalry between Janis and Grace, but they were dear friends. This is the only time they were ever photographed together. And, by the end of the session, we were all getting pretty silly and clowning around. - Jim Marshall
Country Joe & The Fish - Grace
(Electric Music For The Mind And Body, 1967)
Country Joe & The Fish - Janis
(I Feel Like I'm Fixin' To Die, 1967)