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Nome: FeDz
Ho un'anima profondamente rock-blues con psichedeliche propaggini lambite da oceani folk...
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Howe Gelb - 'Sno Angel Winging It [Live, 2009] / Guano Padano - Guano Padano [2009]
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Os Mutantes - Haih Or Amortecedor [ANTI, 2009]
Uscita: 8 settembre 2009
Nuovo Mutantes da 35 anni a questa parte, e non lo sapevo. Cioè, annusavo la volontà di sfornare materiale nuovo dopo la reunion del 2006, ma non pensavo che questo sarebbe stato l'anno buono.
La prima cosa che faccio quando torno? Immaginate un po'...
Intanto l'amico (fortunello, eh) G. Turra l'ha già recensito qui.


E' quasi giunto per me il momento di partire. Indi per cui devo fare il pieno di (buona) musica in questi ultimi giorni, perchè durante la settimana abbondante che trascorrerò in Portùgal non ho intenzione di portarmi dietro piPoddi, lettori et similia. Va così, nelle mie stancanzie zaino in spalla e cammina' preferisco viaggiare leggera...
Ecco un elenchino delle cosucce che hanno recentemente deliziato le mie orecchie...
Terry Callier - Hidden Conversations (2009)
Quando la classe non è acqua, e non è nemmeno ciurlina (eheheheheheheh), si fanno dischi così.
Ispiratissimo, il buon vecchio Terry ci regala una manciata di pezzi tra soul, trip-hop, funk e blues che sono una delizia per le anime buone. A Cure For Pain, come dicevano i Morphine. L'iniziale Wings, con la collaborazione dei Massive Attack, ma anche Rice And Beans, Jessie And Alice, John Lee Hooker, si elevano al di sopra delle altre in modo particolare.
Squarepusher - Solo Electric Bass 1 (2009)
So cosa state pensando. Quaranta minuti di basso solo? Contrariamente a quanto ci si potrebbe attendere, è tutt'altro che noioso questo album registrato dal vivo. Virtuosismo, improvvisazione, cambi di tempo e aperture ora melodiche ora più funky rendono l'ascolto di SEB 1 un'esperienza molto piacevole, spesso emozionante.
NOMO - Ghost Rock (2008)
Il degno predecessore dello splendido Invisible Cities di quest'anno. Dal Michigan, un bastimento (inaspettatamente) carico carico di jazz, funk, e dunque afro-beat. Una spolverata di elettronica quanto basta e atmosfere da colonna sonora per un limpido cielo stellato. Ecco i NOMO.
Justin Adams & Juldeh Camara - Tell No Lies (2009)
Afro/rock-blues di un impatto e di una immediatezza che dal vivo, nel contesto giusto, potrebbe essere incendiario. Justin Adams (inglese, già produttore dei Tinariwen) e il musicista del Gambia Juldeh Camara ci riprovano, a due anni di distanza da Soul Science. Il loro sound è sostenuto da chitarre blues potenti, che potrebbero ricordare dei Led Zeppelin immersi nelle sabbie del Sahara, con l'aggiunta alla loro line-up di un ulteriore strumentista. Sì, perchè Juldeh Camara è provetto suonatore di spike fiddle, uno strumento arabo/africano della famiglia dei liuti che produce un suono simile a quello del violino, ma molto più selvaggio ed esotico. Tutto ciò, unito alle chitarre di Adams e ad una buona vena compositiva, contribuisce a fare di Tell No Lies un disco per certi versi ancor più convincente di Soul Science. E c'è anche spazio per un momento finale, dal titolo Futa Jalo, delicatamente acustico, intimo e raccolto.
Etran Finatawa - Introducing Etran Finatawa (2006)
Etran Finatawa - Desert Crossroads (2008)


Alcuni componenti di questo gruppo di musicisti provenienti dal Niger (derivato dall'unione delle tribù Tuareg e Woodabe) hanno in passato suonato nei Tinariwen, band con cui potrebbero vantare il legame di parentela più stretto. Il sound in effetti ricorda molto quello del gruppo di Ibrahim Ag Alhabib, ma mi piace considerare gli Etran Finatawa come un combo con una identità musicale propria; il loro blues dai ritmi ipnotici e dai mantra ripetuti all'infinito ha un'anima a mio parere più acustica e più legata alla tradizione del blues africano, laddove i Tinariwen non disdegnano un certo modo di trattare le chitarre, a tratti più distorto. Una scelta culturale ancor prima che stilistica, che non toglie comunque nulla allo spessore e al fascino delle loro composizioni.
[MP3]: Kel Tamashek (da Desert Crossroads)
John Zorn - The Gift (2001)
John Zorn - The Dreamers (2008)
John Zorn - Alhambra Love Songs (2009)
John Zorn - O'o (2009)
Masada Anniversary Edition, Vol 01 - Masada Guitars (2003)
Electric Masada - At The Mountains Of Madness (2005)
Masada Quintet (feat. Joe Lovano) - Book Of Angels Vol 12, Stolas (2009)







Lo so, sono stata colta da una malattia molto grave, la JohnZornite. In tutte le sue forme, Masada, Electric Masada, The Dreamers, Naked City...
E non intravvedo nemmeno una speranza di guarigione...yuppie!
********
P.S.: mi auguro di trovare il disco originale dei Deolinda in quel di Lisbona...sono assolutamente magnifici.
A proposito di Yorke e soci...
...tenete d'acconto le nuove canzoni uscite recentemente su singolo...
...perchè, oltre al fatto che sono bellissime, che sarebbe un crimine non averle, yadda yadda yadda yodel...
...pare che i nostri amicicci abbiano intenzione di pubblicare i loro pezzi inediti soltanto su supporti singoli o al massimo E.P., almeno per un certo periodo. Da ondarock:
15/08/2009
RADIOHEAD, ADDIO ALBUM
I Radiohead non realizzeranno più album interi, ma solo brani singoli o Ep destinati al download. Lo ha annunciato il leader Thom Yorke al magazine The Believer. "Nessuno di noi, almeno per il momento, ha intenzione di ributtarsi nello stress creativo che richiede la registrazione di un intero album in studio. Ci ucciderebbe" ha detto Yorke. Qualche giorno fa, la band di Oxford ha rilasciato il suo ultimo singolo, "Harry Patch", dedicato a un veterano inglese della Prima Guerra Mondiale. Il brano è disponibile per il download a 1 dollaro, e i ricavati andranno alla Royal British Legion, organizzazione che sostiene i reduci di guerra.
Indi per cui...
Radiohead - Harry Patch (In Memory Of)
Radiohead - These Are My Twisted Words
Ha ragione uno degli user di YouTube, è persino meglio della versione di In Rainbows.
Questa è la musica che più mi piace ascoltare ultimamente.
Così è se vi pare, e se non vi pare fatevene una ragione, tiè.
NOMO: ovvero afro-beat in formato ristretto, come un espresso. Potente, scuro, aroma intenso.
Il loro jazz/funk piacerà da morire a quelli che, come me, hanno sentitamente ringraziato Seun Kuti per quel suo gioiello di disco (Many Things, 2008). In queste Città Invisibili, i NOMO ricamano pezzi di bellezza suggestiva ma tutt’altro che impalpabile. Ci sono momenti più epici alla Fela (Waiting), attimi più sospesi, da stellata e limpida notte nella savana (le magnifiche Crescent e Nocturne), in cui fanno capolino anche tenui flauti e percussioni africane. Patterns mostra un sax che dipinge scenari melodici quanto mai fascinosi, mentre Ma è il suo corrispettivo free. Soffiano altresì venti elettrici e psichedelici: Banners On High potrebbe quasi essere una Tomorrow Never Knows dell’avant-jazz/funk; Elijah invece è tutta scampanellii sin dal principio, e pare Pharoah Sanders di ritorno da un trip interstellare insieme a Sun Ra. La già citata Nocturne celebra la fine del viaggio con un ritorno alle atmosfere sognanti del deserto, con un coro che si eleva da lontano sul suono dei campanelli e dello xilofono e sulle felpate percussioni.
Fa subito venire una gran voglia di premere repeat e di iniziare nuovamente l’avventura. La cosa incredibile è che vengono dal Michigan.
Tracklist: Invisible Cities; Bumbo; Waiting; Crescent; Patterns; Ma; Banners on High; Elijah; Nocturne.
Personnel: Dan Bennett: baritone saxophone; Elliot Bergman: synthesizer, arranger, bass clarinet, tenor saxophone, vocals, Fender Rhodes, bamboo flute, ARP 2600, electric kalimba, Prophet 5; Natalie Bergman: vocals; Warn Defever: percussion, electric kalimba; Joey Dosik: alto saxophone; Erik Hall: guitar, percussion, conga, tambourine, vocals, kalimba, Fender Rhodes, temple blocks, log drums, electric kalimba; Quin Kirchner: percussion, congas, drums, electric kalimba; Jason Murdy: congas, bells; Dan Piccolo: drums; Ingrid Racine: trumpet; Jamie Register: bass, vocals; Hitoko Sakai: percussion, electric kalimba; Justin Walter: trumpet, vocals, EWI.
Hypnotic Brass Ensemble - S/T [2009]
Questi invece sono in assetto da jazz/funk marchin’ band (provenienza Chicago, niente New Orleans), un po’ come i nostrani e bravissimi Funk Off. Oh, sono bravi pure questi, sia chiaro. Quasi interamente strumentali, ottimo groove, si ascoltano alla grande e sono la colonna sonora ideale di pigre e afose giornate estive. Proprio come queste. Special mention per la bella Marcus Garvey, la contagiosa marcetta Rabbit Hop, e il buon tiro di Party Started.
La festa è iniziata, indeed.
P.S: mi dicono di stare attenta alle guest star dietro le pelli...
Tracklist: Alyo, Gibbous, War, Ballicki Home, Flipside, Marcus Garvey, Jupiter, Party Started, Rabbit Hop, Sankofa, Hypnotic, Satin Sheets, Rabbit Hop (Version).
Personnel: Gabriel Hubert ("Hudah") - trumpet, Saiph Graves ("Cid") - trombone, Tycho Cohran ("LT") - sousaphone, Amal Baji Hubert ("Baji" or "June Body") - trumpet, Jafar Baji Graves ("Yosh") - trumpet, Seba Graves ("Clef") - trombone, Tarik Graves ("Smoov") - trumpet, Christopher Anderson ("360") - drums, Uttama Hubert ("Rocco") - baritone.

Infine, domanda a bruciapelo della vigilia di ferragosto. Che disco fareste ascoltare ad un extraterrestre curioso e di larghe vedute? Sì insomma, che CD consegnereste a Richard Dreyfuss, in modo che sia recapitato ai tanto mansueti e illuminati esserini de Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo?
La mia risposta potrebbe cambiare circa ogni minuto, ma in questo preciso istante mi va di dare questa, datata 1959:

Ovvero: il suono delle radici, il battito di tutto ciò che è umano.
Tratti dal DVD che accompagna Imidiwan: Companions (Independiente, 2009)
"I Tinariwen hanno suonato in Australia, Asia, Europa, America...in ogni parte del mondo che non è coperta d'acqua. E' la prova che la loro musica è universale, altrimenti non l'avrebbero fatto."

Grupo Compay Segundo, 25 luglio 2009, Forte di Bard (AO)
I know. Lo so che arrivo col treno delle nove, che fischia e non si muove, come diceva la mia maestra delle elementari preferita. Ma, molto francamente, non trovavo le parole adatte.
Saranno anche il caldo e il periodo ozioso ad avermi contagiato...
...d'altra parte, come trovare un modo non banale e al contempo soddisfacente a descrivere quel che è stato?
Avevo giusto bisogno di qualche giorno, in modo tale che, aspetta e spera, frasi di senso compiuto si sedimentassero nella mia zucca.

SALVADOR REPILADO LABRADA direttore e contrabbasso
HUGO GARZON BARGALLO voce
BASILIO REPILADO LABRADA clave e seconda voce
HASKELL ARMENTEROS PONS clarinetto
RAFAEL INCIARTE RODRIGUEZ clarinetto
FELIX MARTINEZ MONTERP armonico
ARNALDO GONZALEZ RAMIREZ chitarra
RAFAEL FOURNIER NAVARRO bongo
SANTIAGO GARZON RILL percussioni
La songlist? Naaaaa, non chiedetemela che tanto è inutile. E' tutto ancora avvolto da quella nebbiolina color pastello che culla i ricordi più belli e piacevoli...
Sebbene non abbiano eseguito con mio sommo dispiacere El Cuarto De Tula, Candela (nonostante abbia tentato di richiederla, acc!) e Silencio (con immenso dolore, invece, di quell'anziano signore che a un certo punto si è messo a urlare Silenzio! Silenzioooooooo!, facendo inarcare decine e decine di sopracciglia), a parlare, o meglio, a suonare, ci hanno pensato i (pezzi) presenti, e non gli assenti.
Dal giubilo con cui sono state accolte De Camino a La Vereda e El Carretero, fino agli ooooohhhh di meraviglia che sono partiti puntuali come treni svizzeri alle prime note di Dos Gardenias e Amor De Loca Joventud, passando per la salsa swingante, gioiosa e corale, di Orgullecida, la serata si è evoluta in una sorta di grande riscaldamento collettivo.
Nel senso che, se inizialmente sono rimasta un pizzico perplessa dinanzi al commento del caloroso e comunicativo Hugo Garzòn Bargallò (prima voce) - Potete alzarvi e ballare nelle fasce laterali, alla fine potete venire tutti a ballare qui sotto il palco! - , a mano a mano che i pezzi si susseguivano e le mie articolazioni diventano via via più snodate e meno inibite, e con esse anche quelle degli altri, mi rendevo conto che l'idea non era poi così balzana o campata per aria.
Finchè è stato del tutto normale constatare che praticamente tutti i sederi degli astanti si erano alzati dai rispettivi sedili e si muovevano in una danza collettiva, chi sul posto, chi negli spazi liberi...alla fine è stato ancor più naturale partecipare all'evento stesso, e alla gioia condivisa che si liberava da una Chan Chan attesa tutta la serata e da una Guantanamera pre-bis cantata da tutti, ma proprio tutti.
CD accaparrato e t-shirt d'ordinanza pure, frenesia del "chissà come saranno venuti i video" (zoom su Haskell Armenteros Pons in particolare, ahem), pensieri random tipo "ma quanto è bravo Félix Martìnez Montero all'armonico" e "ma quanto cazzo ci vuole per scendere a piedi dal forte? oh guarda, una stella cometa nel cielo! no, volevo dire cadente!"...
El Carretero
Amor De Loca Joventud
Orgullecida
Chan Chan

Ma come, non riconoscete l'artwork a metà tra una tavola di anatomia ed un immaginario mistico/induista (o hippy animista)?
E' lui o non è lui? Ceeeeerto che è lui, il Devendra! Che tra un'uscita pubblica con la Principessa Amidala e l'altra ha trovato il tempo di cambiare etichetta, tagliarsi quella barbona da hare krishna, e lavorare ad un nuovo album. What Will Be uscirà il prossimo ottobre per la Warner, e già la tracklist si preannuncia come di consueto molto tongue-in-cheek:
01 Can't Help but Smiling
02 Angelika
03 Baby
04 Goin' Back
05 First Song for B
06 Last Song for B
07 Chin Chin & Muck Muck
08 16th & Valencia Roxy Music
09 Rats
10 Maria Leonza
11 Brindo
12 Meet Me at the Lookout
13 Walilamzi
14 Foolin'
Ottobre si preannuncia un mese intenso per la fangirl che c'è in me, prima il Sufjan ed ora il Devendra. Non mi deludete, capitoooooo???