![]()
Nome: FeDz
Ho un'anima profondamente rock-blues con psichedeliche propaggini lambite da oceani folk...
Dischi del...momento:
Howe Gelb - 'Sno Angel Winging It [Live, 2009] / Guano Padano - Guano Padano [2009]
utente anonimo in 2009 Greatest Pips
utente anonimo in 2009 Greatest Pips
BibbyMVP in 2009 Greatest Pips
SigurRos82 in 2009 Greatest Pips
zampot in 2009 Greatest Pips
SigurRos82 in 2009 Greatest Pips
utente anonimo in 2009 Greatest Pips
zampot in 2009 Greatest Pips
SigurRos82 in 2009 Greatest Pips
utente anonimo in 2009 Greatest Pips
Almost Blue In Reverse
Awesome Tapes from Africa
Black Milk - Freak Magazine
Bolachas
Borguez Blog
Brazilian Nuggets
Buscemi Dischi
Cooperativa Sociale Kore Onlus
DJTees: Rock T-Shirts
Flavio Tranquillo
Folle Musica!
Fondazione Pangea Onlus
I Might Be Wrong
Italian Folk Music
JazzfromItaly
Kadhmercer
La Teiera Volante
Last.fm: il mio profilo
Lega A Basket
Muleskinner Boys
My Space: Adam Sykles
Onda Rock
Pitchfork
Retrophobic
Sentireascoltare
Sito Ufficiale NBA
T.P. Africa
TZADIKOLOGY
Un viaggio attraverso il Rock
Wolfgang's Vault
Your Tax Dollars At Work
oggi
dicembre 2009
novembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
16 horsepower
3ma
acquisti
adam payne
africa
afro-beat
akron family
alice in chains
ali farka toure
allman brothers band
al kooper
amadou and mariam
anne briggs
anthony bourdain
arcade fire
aussie rock
avion travel
babatunde olatunji
baby grandmothers
ballaké sissoko
basket
beck
bert jansch
bill frisell
birigwa
birra
black joe lewis
black lips
blake/e/e/e
blues
bob dylan
bob hite
bonnie prince billy
bootleg
bo diddley
brasile
brian eno
brightblack morning light
brisingr
british sea power
bruce cockburn
bruce langhorne
buena vista social club
buon 2008
caetano veloso
calcio
calexico
califone
camper van beethoven
carlos paredes
cartoon
castanets
cesaria evora
charles mingus
charlie haden liberation music o
cinema
cob
constellation
cosa gira nel mio lettore
country joe and the fish
count five
cowboy junkies
cream
crosby stills nash
crystal antlers
csi/gsr
cult bands
daniele sepe
danilo gallinari
darby ogill
david letterman
dead man's bones
dead man
dead mans bones
dead meadow
demon fuzz
dengue fever
deolinda
department of eagles
devendra banhart
died pretty
dinosaur jr
driss el-maloumi
dropkick murphys
dr john
east of eden
echo & the bunnymen
edward sharpe and the mangnetic
electric prunes
elfin saddle
el festival de los viajes
el guincho
ethiopiques
etran finatawa
fairport convention
fantasy
film concerto
fingerpicking
flaming lips
flamin groovies
fleetwood mac
fleet foxes
folk
folk music
frank zappa
fred neil
frijid pink
funk
funkadelic
gabriele coen
galaxie 500
ganglians
garage
gato barbieri
getatchew mekuria
gilberto gil
glastonbury
gong
goonies
govt mule
grace slick
grateful dead
grizzly bear
group bombino
group inerane
group doueh
grupo compay segundo
guano padano
hadouk trio
hala strana
hector zazou
howard shore
howe gelb
howlin wolf
hugh masekela
hypnotic brass ensemble
ibrahim ferrer
il meglio di
impulse records
indiana jones iv
into the wild
io confesso
its only rock & roll
jack casady
janis joplin
jazz
jefferson starship
jeff buckley
jimi tenor
jimi hendrix
jimi tenor
jim o rourke
johnny cash
johnny winter
john coltrane
john de leo
john fahey
john martyn
john williams
john zorn
judee sill
king crimson
klezmer
koby israelite
land of kush
langhorne slim
lars horntveth
la mia missione
lebron james
led zeppelin
lee hazlewood
lilac wine
linda perhacs
little miss sunshine
live
looking forward to
lord of the rings
lou dalfin
love
marianne faithfull
mark lanegan
masada
meat puppets
megafaun
melvins
michael bloomfield
mike patton
modey lemon
mondo cane
monks
moosebutter
morphine
motorpsycho
moussu t e lei jovents
muddy waters
mudhoney
municipale balcanica
mward
naked city
natale
nba
neil young
neu
new wave
nick drake
nina simone
nino rota
nomo
nuggets
odetta
omara portuondo
oneida
one day as a lion
orchestra baobab
orchestre poly rythmo de cotonou
oscuro rock acido
os mutantes
paisley underground
paolo angeli
pascal comelade
pearl jam
pensieri sconnessi
pentagle
peter walker
pharoah sanders
phish
pine hill haints
pink fairies
pink floyd
pittura
plants and animals
pop
primi vagiti del 2008
psichedelia
quantic and his combo barbaro
quintorigo
radiohead
radio moscow
rage against the machine
rajery
ralfe band
ratatouille ost
roberto juan rodriguez
robert wyatt
rocknroll
rock photography
ronin
ruby suns
ry cooder
sanscemo
screaming trees
seun kuti
shelleyan orphan
shit list
sidro
sigur ros
sir richard bishop
sir victor uwaifo
sly stone
sonic youth
soulsavers
soul gospel
spike jonze
spirit
sport
staff benda bilili
stars like fleas
steve von till
stone roses
ststephen
sufjan stevens
super session
sweeney todd
taj mahal
talking heads
telefilm
terakaft
terry callier
the feelies
them crooked vultures
the alps
the beatles
the black angels
the byrds
the charlatans
the clash
the coral
the decemberists
the ex
the fugs
the good the bad and the queen
the hobbit
the kinks
the moffs
the next next big thing
the pogues
the rolling stones
the shins
the sonics
the who
tim buckley
tinariwen
titus andronicus
tolkien
tomahawk
tomorrow
tom waits
tony allen
toumani diabate
traffic
trash
tropicalia
twink
u2
vacanze
valerio cosi
victor deme
vinicio capossela
violent femmes
weezer
welcome wagon
wes montgomery
what we made
wilco
willy wonka
wishlist
woodstock
world
world music
woven hand
writing about music
yann tiersen
yeasayer
yoda
yo la tengo
zach de la rocha
visitato *loading* volte

Violent Brave spiazza, evolvendo in un garage-rock teso e schizoide, molto rokyericksoniano nella forma; mentre la quiete ritorna con la acustica The Void, che evoca, con la sua melodia arcana che giunge attraverso eco lontane, l'immagine di una radura avvolta da una nebbiolina sottile, alle prime luci del mattino, infestata da un esercito di fauni (o di druidi, come preferite). Affascinante e suggestiva, come le cose più sospese dei Grateful Dead (sembrerebbe quasi una Rosemary con immaginario celtic-folk) e quelle più magiche della Incredible String Band.
Come si fa a non ballare al ritmo del sanguigno funk/r'n'r di Black Joe Lewis, come si fa? L'originalità non è certo un punto a suo favore, ma che tiro, che energia, che musicisti, che voce rauca e zozza!
Sapete che nel jazz, non avendo dalla mia strumenti "tecnici" adeguati, preferisco lasciarmi andare ad un ascolto molto 'free' ed istintivo, affidando l'uso esclusivo della cabina di pilotaggio alla componente emozionale. Bene, in questo senso allora non posso che esprimere tutta la mia adorazione per Golem (2009), di Gabriele Coen. Clarinettista, sassofonista e compositore, da anni dedito all'incontro tra jazz e musica etnica, Coen reinterpreta in chiave jazzistica, insieme ad una eccellente band (The Jewish Experience), alcuni brani del repertorio popolare ebraico, attraverso pezzi originali (la meravigliosa Dance Of The Souls, e la divertente Cuban Shalom) e composizioni klezmer e sefardite (ebraico-spagnole). C'è anche una cover di Zorn, Mahshav. Preso a scatola chiusa, e lo rifarei altre mille volte.
In Pillole: Il nuovo dei Califone entra di diritto in top 10, così come The BQE di Sufjan e 2032 dei Gong. / Quello degli Yo La Tengo (Popular Songs) è il classico disco "alla Yo La Tengo", quindi uguale ai precedenti ma inappuntabile, semplicemente 'bello'. / Nel frattempo ho scoperto un ragazzino psichedelico niente male, Kurt Vile (Childish Prodigy, 2009), prossimamente sui vostri schermi. / Sono a meno uno, credo, dal completare la discografia dei miei amati Traffic: l'altro ieri mi sono portata a casuccia Shoot Out At The Fantasy Factory (1973). E' incredibile constatare come i loro lavori si siano mantenuti tutti su livelli stratosferici. Ed ora, When The Eagle Flies...
Dunque, non sono mai stata una grande fan dei vestitini da alieno con le antennine verdi di Wayne Coyne e delle scenografie tutte fanta-marziani delle loro più recenti esibizioni dal vivo. Però ho adorato, come molti credo, Yoshimi e The Soft Bulletin, un po' meno l'ultimo. E i Flaming Lips di fine '80 e primi '90 erano una roba talmente lo-fi, rumorosa e anti-mainstream che non si poteva che nutrire stima per loro.
La colonna sonora del loro filmetto sui marziani uscito lo scorso Natale (Christmas on Mars), inutile che ve lo dica, mi sembrò giusto un divertissement.
Potrete dunque arguire che mi sono avvicinata a questo nuovo disco, Embryonic, con diversi gradi di sopracciglia alzate alla Ancelotti, più una faccia vagamente scazzata alla Mourinho, del genere "vediamo un po' con che pastocchiate se ne sono venuti fuori stavolta".
Invece, a quanto pare, mi devo ricredere. Mi aspettavo un pop al caramello e noccioline (di quelli con sorpresa birichina, però), e invece mi trovo davanti un album schizofrenico, che concede ben poco alla melodia e ai ritornelli stile "Yoshimeeeeeeeeeeeeeee, you wont' believe meeeeeeee". Sembra di sentire un fugace ritorno dei primi Flaming Lips, dunque un noise-rock che flirta con l'elettronica e con gli effetti più bizzarri, il tutto condito in salsa "Pink Floyd protagonisti di uno sci-fi movie". Solo che, per quanto strambo, questa volta non credo si tratti di un B-Movie, al contrario.
Forse pecca di prolissità, ed è comunque uno di quei lavori che necessita di più ascolti per essere metabolizzato appieno. La prima impressione si è rivelata ad ogni modo una piacevole sorpresa.
Evviva gli alieni! Evviva Giacobbo!
Mi ci sono voluti nove giorni.
Per fare cosa, direte voi?
Per (ri)ascoltare l'omonimo dell'88 di Alì Farka Touré. Una canzone al giorno. E non è stata certo la noia la responsabile di questo bizzarro metodo di fruizione. Al contrario.
Volevo in un certo senso tesaurizzare - meglio - centellinare questa sua raccolta di pezzi tradizionali maliani, raccolta che ormai più di venti anni fa ebbe il merito di far uscire, finalmente, il suo nome dai confini della terra natia.
Un sorso alla volta, come se mi trovassi improvvisamente nel deserto e fossi costretta a razionare il bene più prezioso.
Era un po' di tempo che non lo ascoltavo, ed è stato bello farlo così.
Aveva ragione da vendere Scorsese, quando definì la tradizione musicale di Alì come il "[...] DNA of the blues". Provate ad ascoltare il blues archetipico di Amandrai, e non potrete che concordare con lui.
Non sono una pattoniana nel vero senso del termine, sebbene abbia sempre stimato l'Uomo/Personaggio/Artista in questione. E non sono nemmeno una grande fan della musica italiana in genere (quella dei '50-'60 manco a parlarne).
MA...
...cazzabubbù, sarà un mese che ascolto il Live In Amsterdam dei Mondo Cane, ovvero Mike Patton + Metropole Orchestra + Roy Paci in qualità di ospite. La versione video, peraltro di ottima qualità e di facile reperimento nei corsi d'acqua più o meno sotterranei (io punterei direttamente sulle mininove, ma anche YouTube è completo a tal proposito, eh), è ancora meglio. Uno spettacolo garantito. Vedere Patton (californiano doc) intonare Scalinatella in dialetto napoletano, risultando credibile e facendo una figura migliore di quella che potrei fare io, ragazza longobarda doc, fa un certo effetto.

Special mention per la pazzesca Urlo Negro, che è esattamente ciò che dice il titolo: un brano esilarante e schizofrenico in stile Monks opera dei Blackmen, gruppo beat italico dei sixties. Mike, neanche a dirlo, si trova perfettamente a suo agio anche in questo caso...
Peccato che l'album vero e proprio sia stato rimandato più e più volte, colpa anche della recente reunion dei Faith No More. Le ultime voci (grazie al pusher M.!) parlano di novembre...speriamo.
1) Il nuovo Califone, All My Friends Are Funeral Singers, dieci e lode per il titolo, è in tutto e per tutto un disco dei Califone. Quindi trattasi di ottima roba. Uno dei post-post-post-folk (o avant-avant-avant-folk, tutta colpa delle paradossali etichette di oggidì) più convincenti partoriti negli ultimi anni, ma non lo scopro certo io.
2) Idem come sopra per quei geni fuori di cotenna dei Gong. 2032 è l'inquietante, sarcastico e fantascientifico (?) ritratto di una futuribile (?) società. Sax cosmici si accompagnano a fiati medio-orientaleggianti, progressioni ritmiche tra prog e kraut si levano spesso e molto volentieri, effetti electro come di consueto tra X-Files e una qualsiasi altra saga di alieni fanno di tanto in tanto capolino: ogni componente dell'apparato jazz/space-rock band risponde, dunque, 'presente' all'appello. Almeno due-tre pezzi memorabili o poco ci manca: Dance With The Pixies, The Gris Gris Girl, Escape Control Delete.
3) Ricordate The BQE di Sufjan Stevens? Bene, uscirà il 20 ottobre, ma dalle parti delle mie orecchie è già passato...
Impressione post primo ascolto: fantastico. Più cinematico del solito, e in tal senso il fatto che sia interamente strumentale ed orchestrale (ok, in mezzo c'è la consueta tazzarrata electro-kitsch del Sufi, ma è roba di soli tre minuti fortunatamente) incide parecchio. E' materiale sublime, ad ogni modo, che vive di vita propria ed al di là delle immagini del cortometraggio (che non ho ancora visto). ln questo disco (che, d'accordo, non si può considerare un album nuovo vero e proprio) Sufjan mostra lo spirito naif e romantico di un John Williams con una sensibilità folk-pop piuttosto che classica. Colonna sonora dei sogni a tutti gli effetti.
4) Jim O'Rourke delude le aspettative, mi duole ammetterlo. Mi sembra che la sua suite acustico-orchestrale, The Visitor, giri per lo più a vuoto, a meno di sconvolgimenti di giudizio in seguito al 20-30esimo ascolto. Ma non credo sia questo il caso. Qualche passaggio degno di nota, ci mancherebbe, ma il resto è noia. I quattro pezzi a-là John Fahey in Paradiso di Bad Timing rimangono di un altro pianeta. Peccato, specialmente dopo tanta attesa.
5) Dovrei (potrei?) avere un po' più di compassione almeno per i miei beniamini di gioventù, ma credo che l'essere benevoli, in questo caso, costituisca più una mancanza di rispetto nei loro confronti e di ciò che hanno rappresentato per il rock degli anni '90. Backspacer è un disco scialbo, fatto senza alcuna voglia, giusto per onorare un nuovo contratto. Guizzi pochi, anche nei brani più veloci. E' rimasto poco o nulla della grinta, della passione e della carica autentica ed epica dei Pearl Jam. Il precedente lavoro omonimo sembrava una raccolta di cover dei loro stessi pezzi, ma almeno si manteneva su livelli di scrittura discreti. Di questo, invece, si salvano a mio parere solo le due ballate, Just Breathe e The End, gli unici brani in cui si scorge ancora un'eco del pathos e dell'emotività che contraddistinguevano Vedder e soci.
Spero davvero di ricredermi, ma una tale impressione di piattezza non penso possa essere smentita.
Eddie, un consiglio da parte di una che ti stima assai: metti in stand-by la band per un po', e concentrati sul tuo cantautorato folk-rock a-là Into The Wild. Lì sì che, a mio modo di vedere, potrai regalarci ancora brividi autentici.
6) Processo inverso per il nuovo Os Mutantes, Haih Or Amortecedor, che mi aveva lasciata pressochè indifferente al primo giro (colpa del contesto treno immagino), e che ha invece ora assunto più corpo e convinzione. Quella che mi era parsa una scrittura per lo più di circostanza si è poi rivelata alle mie orecchie come una serie di brani non certo rivoluzionari (chè la rivoluzione, i Nostri, l'hanno già fatta una quarantina di anni orsono) ma di sicuro spessore. Al solito non difettano ironia, ritmi sambedelici e ritornelli che, tempo 3-4 ascolti, si stampano in testa. C'è persino una sorta di rivisitazione/aggiornamento al 2009 della 2001 tratta dal secondo album del gruppo, la divertente 2000 E Agarrum. Bravi Dias & Co. Peccato solo che non abbiano coinvolto nel progetto la carismatica e talentuosa Zelia Duncan, la vocalist che accompagnò i Mutanti nel tuor reunion del 2006. Vabbè, non si può avere tutto.

Blake/e/e/e - Border Radio [Unhip Records, 2008]
1. Holy Dub
2. New Millennium's Lack Of Self Explanation
3. The Great Rescue Episode
4. Narrow Zone
5. Time Machine
6. The Thing's Hollow
7. Holy Yes To The Sunny Days
8. Dub-Human-Ism
9. Border Radio
10. Saint Lawrence Tears
Suggerimento musicale veloce veloce chè devo scappare.
Se non vi siete dimenticati dei bravissimi ed italianissimi Franklin Delano, allora puntate diritti su questo disco del 2008 a nome Blake/e/e/e.
A tratti apocalitticamente new-wave (Time Machine), dub per scherzo (l'incipit Holy Dub), ma anche no (i dieci interessantissimi minuti di Dub-human-ism, che portano su orbite in levare i fantasmi dei Beach Boys), e soprattutto una vena post/avant-folk (come preferite) di primo livello, dalle parti di certi Califone per intenderci (The Thing's Hollow, New Millennium's Lack Of Self Explanation, The Great Rescue Episode, Narrow Zone). Ciliegine sulla torta: la dolce Holy Yes To Sunny Days, banjo e qualche distorsione appena accennata, e la conclusiva Saint Lawrence Tears, ancora banjo ed una malinconica armonica.
Riprendendo infine quella roba incredibile che è Dub-human-ism, ed attualizzandone i riferimenti: pare materiale degli ultimi Low, per cantato sincrono (maschile/femminile) e tensione sperimentale, prodotti da un Jah Wobble invasato di Brian Wilson.
In sostanza, un gran bel disco di folk deviato e non incanalato.
ETA: Tricky non era chiaramente Jah Wobble...eh, l'età che avanza.

Che dite? Una follia natalizia si potrebbe fare, almeno per il box Stereo?
Accetto e apprezzo consigli. Obrigada.
Premesso che mi basta sentire la voce del Lanegano per stare in pace con il mio mondo (interiore ed esteriore), e che me lo beccherei in qualsivoglia salsa, chè tanto sarebbe in grado di rendere intensamente poetica anche la lettura cantata delle pagine gialle...
...una domanda mi sorge spontanea dal di dentro...
...MA UN NUOVO ALBUM IN PROPRIO NO, EH?
E quando dico nuovo album intendo NUOVO e DA SOLO, con la backing band al seguito al massimo. Caputo? Niente Isobel-VocinaGattosa-Campbell, niente Greg (dull, eh eh eh) Dulli, niente collaboratori, niente gente del giro del deserto. Voglio LUI. In solitaria.

Chè di tempo da Bubblegum ne è passato, e sentire la sua voce che ora ti scartavetra ed ora ti culla nell'album dei Soulsavers (Broken, 2009) è un'esperienza che si avvicina a quella di un disco nuovo di pacca ma al contempo senti che non è proprio così. Tipo, chi cazzo sono 'sti due presunti trip-hopper, se non gente che ha fatto finalmente il salto di qualità e notorietà grazie alla lanegana benedizione? E la tizia che viene ad infestare quei 2-3 pezzi verso la fine? Per il resto potrebbe anche essere un nuovo lavoro di Mark, vista la collaborazione pressochè totale in fase di scrittura e la sua presenza gaudiosamente e brumosamente aleggiante dall'inizio alla fine. A dir la verità gli ospiti non li ho nemmeno notati, ed erano Ospiti con la O maiuscola (Mike Patton, Will Oldham, Jason Pierce, per dirne tre).
E' un bel dischetto questo Broken. Anzi, mi pare addirittura migliore del precedente It’s Not How Far You Fall, It’s The Way You Land del 2007.

Soulsavers - Broken [2009]
1. “The Seventh Proof” (instrumental)
2. “Death Bells” (voce Mark Lanegan & Gibby Haynes)
3. “Unbalanced Pieces” (voce Mark Lanegan & Mike Patton)
4. “You Will Miss Me When I Burn” (voce Mark Lanegan)
5. “Some Misunderstanding” (voce Mark Lanegan)
6. “All the Way Down” (voce Mark Lanegan)
7. “Shadows Fall” (voce Mark Lanegan & Richard Hawley)
8. “Can’t Catch the Train” (voce Mark Lanegan)
9. “Pharaoh’s Chariot” (voce Mark Lanegan & Jason Pierce)
10. “Praying Ground” (voce Red Ghost)
11. “Rolling Sky” (voce Mark Lanegan & Red Ghost)
12. “Wise Blood” (instrumental)
13. “By My Side” (voce Red Ghost)
Di che si tratta è presto detto. Blues urbano e inquieto (Rolling Sky), rock, ora distorto e lievemente contaminato con ritmi electro (The Seventh Proof, Death Bells, Unbalanced Pieces, lo strumentale Wise Blood), ora teso in uno slancio gospel/spiritual (l'ariosa Shadows Fall, le intense Can't Catch The Train e All The Way Down). E, come di consueto, trovano spazio anche un paio di cover, la bellissima Some Misunderstanding di Gene Clark e la struggente You Will Miss Me When I Burn del Principe Bonnie, che Mark riesce a rendere meravigliosamente sua.
Maaaaa.....se invece di Soulsavers ci fosse stato scritto in copertina Mark Lanegan sarebbe stato uno scandalo di proporzioni ciclopiche?
La mia risposta l'avrete già dedotta.