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Nome: FeDz
Ho un'anima profondamente rock-blues con psichedeliche propaggini lambite da oceani folk...
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Howe Gelb - 'Sno Angel Winging It [Live, 2009] / Guano Padano - Guano Padano [2009]
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visitato *loading* volte
Se negli ultimi mesi siete stati letteralmente perseguitati da codesti
dischi, che avete ascoltato ovunque, a casa, in macchina, su iPod e lettori vari, sotto la doccia, in cucina, a letto...

Come direbbe il GGG...
...io mi intrippa di compilation!





Grazie-merci-degnhiu, ANALOG AFRICA. In super-maxi ritardo, sono finalmente riuscita a mettere le mie zampe di avvoltoio su questa splendida compilation, Legends Of Benin, una collezione di materiale inciso tra il 1969 e il 1981 da ANTOINE DOUGBÉ, EL REGO et Ses Commandos, HONORÉ AVOLONTO e GNONNAS PEDRO & His Dadjes Band, ovvero quattro baldi musicisti provenienti da questo piccolo paese africano, il Benin (yes, paese di origine dell'altrettanto incredibile Orchestre Poly, tra l'altro qui presente!).

Se avete abbondantemente apprezzato, come me, la precedente uscita della ANALOG AFRICA, ovvero questa qua a sinistra (Orchestre Poly-Ryhtmo de Cotonou, The Vodoun Effect: 1972-1975 Funk & Sato from Benin's Obscure Labels), allora andate più che mai decisi e fiduciosi QUI. Non ve ne pentirete.

E' quasi giunto per me il momento di partire. Indi per cui devo fare il pieno di (buona) musica in questi ultimi giorni, perchè durante la settimana abbondante che trascorrerò in Portùgal non ho intenzione di portarmi dietro piPoddi, lettori et similia. Va così, nelle mie stancanzie zaino in spalla e cammina' preferisco viaggiare leggera...
Ecco un elenchino delle cosucce che hanno recentemente deliziato le mie orecchie...
Terry Callier - Hidden Conversations (2009)
Quando la classe non è acqua, e non è nemmeno ciurlina (eheheheheheheh), si fanno dischi così.
Ispiratissimo, il buon vecchio Terry ci regala una manciata di pezzi tra soul, trip-hop, funk e blues che sono una delizia per le anime buone. A Cure For Pain, come dicevano i Morphine. L'iniziale Wings, con la collaborazione dei Massive Attack, ma anche Rice And Beans, Jessie And Alice, John Lee Hooker, si elevano al di sopra delle altre in modo particolare.
Squarepusher - Solo Electric Bass 1 (2009)
So cosa state pensando. Quaranta minuti di basso solo? Contrariamente a quanto ci si potrebbe attendere, è tutt'altro che noioso questo album registrato dal vivo. Virtuosismo, improvvisazione, cambi di tempo e aperture ora melodiche ora più funky rendono l'ascolto di SEB 1 un'esperienza molto piacevole, spesso emozionante.
NOMO - Ghost Rock (2008)
Il degno predecessore dello splendido Invisible Cities di quest'anno. Dal Michigan, un bastimento (inaspettatamente) carico carico di jazz, funk, e dunque afro-beat. Una spolverata di elettronica quanto basta e atmosfere da colonna sonora per un limpido cielo stellato. Ecco i NOMO.
Justin Adams & Juldeh Camara - Tell No Lies (2009)
Afro/rock-blues di un impatto e di una immediatezza che dal vivo, nel contesto giusto, potrebbe essere incendiario. Justin Adams (inglese, già produttore dei Tinariwen) e il musicista del Gambia Juldeh Camara ci riprovano, a due anni di distanza da Soul Science. Il loro sound è sostenuto da chitarre blues potenti, che potrebbero ricordare dei Led Zeppelin immersi nelle sabbie del Sahara, con l'aggiunta alla loro line-up di un ulteriore strumentista. Sì, perchè Juldeh Camara è provetto suonatore di spike fiddle, uno strumento arabo/africano della famiglia dei liuti che produce un suono simile a quello del violino, ma molto più selvaggio ed esotico. Tutto ciò, unito alle chitarre di Adams e ad una buona vena compositiva, contribuisce a fare di Tell No Lies un disco per certi versi ancor più convincente di Soul Science. E c'è anche spazio per un momento finale, dal titolo Futa Jalo, delicatamente acustico, intimo e raccolto.
Etran Finatawa - Introducing Etran Finatawa (2006)
Etran Finatawa - Desert Crossroads (2008)


Alcuni componenti di questo gruppo di musicisti provenienti dal Niger (derivato dall'unione delle tribù Tuareg e Woodabe) hanno in passato suonato nei Tinariwen, band con cui potrebbero vantare il legame di parentela più stretto. Il sound in effetti ricorda molto quello del gruppo di Ibrahim Ag Alhabib, ma mi piace considerare gli Etran Finatawa come un combo con una identità musicale propria; il loro blues dai ritmi ipnotici e dai mantra ripetuti all'infinito ha un'anima a mio parere più acustica e più legata alla tradizione del blues africano, laddove i Tinariwen non disdegnano un certo modo di trattare le chitarre, a tratti più distorto. Una scelta culturale ancor prima che stilistica, che non toglie comunque nulla allo spessore e al fascino delle loro composizioni.
[MP3]: Kel Tamashek (da Desert Crossroads)
John Zorn - The Gift (2001)
John Zorn - The Dreamers (2008)
John Zorn - Alhambra Love Songs (2009)
John Zorn - O'o (2009)
Masada Anniversary Edition, Vol 01 - Masada Guitars (2003)
Electric Masada - At The Mountains Of Madness (2005)
Masada Quintet (feat. Joe Lovano) - Book Of Angels Vol 12, Stolas (2009)







Lo so, sono stata colta da una malattia molto grave, la JohnZornite. In tutte le sue forme, Masada, Electric Masada, The Dreamers, Naked City...
E non intravvedo nemmeno una speranza di guarigione...yuppie!
********
P.S.: mi auguro di trovare il disco originale dei Deolinda in quel di Lisbona...sono assolutamente magnifici.
Questa è la musica che più mi piace ascoltare ultimamente.
Così è se vi pare, e se non vi pare fatevene una ragione, tiè.
NOMO: ovvero afro-beat in formato ristretto, come un espresso. Potente, scuro, aroma intenso.
Il loro jazz/funk piacerà da morire a quelli che, come me, hanno sentitamente ringraziato Seun Kuti per quel suo gioiello di disco (Many Things, 2008). In queste Città Invisibili, i NOMO ricamano pezzi di bellezza suggestiva ma tutt’altro che impalpabile. Ci sono momenti più epici alla Fela (Waiting), attimi più sospesi, da stellata e limpida notte nella savana (le magnifiche Crescent e Nocturne), in cui fanno capolino anche tenui flauti e percussioni africane. Patterns mostra un sax che dipinge scenari melodici quanto mai fascinosi, mentre Ma è il suo corrispettivo free. Soffiano altresì venti elettrici e psichedelici: Banners On High potrebbe quasi essere una Tomorrow Never Knows dell’avant-jazz/funk; Elijah invece è tutta scampanellii sin dal principio, e pare Pharoah Sanders di ritorno da un trip interstellare insieme a Sun Ra. La già citata Nocturne celebra la fine del viaggio con un ritorno alle atmosfere sognanti del deserto, con un coro che si eleva da lontano sul suono dei campanelli e dello xilofono e sulle felpate percussioni.
Fa subito venire una gran voglia di premere repeat e di iniziare nuovamente l’avventura. La cosa incredibile è che vengono dal Michigan.
Tracklist: Invisible Cities; Bumbo; Waiting; Crescent; Patterns; Ma; Banners on High; Elijah; Nocturne.
Personnel: Dan Bennett: baritone saxophone; Elliot Bergman: synthesizer, arranger, bass clarinet, tenor saxophone, vocals, Fender Rhodes, bamboo flute, ARP 2600, electric kalimba, Prophet 5; Natalie Bergman: vocals; Warn Defever: percussion, electric kalimba; Joey Dosik: alto saxophone; Erik Hall: guitar, percussion, conga, tambourine, vocals, kalimba, Fender Rhodes, temple blocks, log drums, electric kalimba; Quin Kirchner: percussion, congas, drums, electric kalimba; Jason Murdy: congas, bells; Dan Piccolo: drums; Ingrid Racine: trumpet; Jamie Register: bass, vocals; Hitoko Sakai: percussion, electric kalimba; Justin Walter: trumpet, vocals, EWI.
Hypnotic Brass Ensemble - S/T [2009]
Questi invece sono in assetto da jazz/funk marchin’ band (provenienza Chicago, niente New Orleans), un po’ come i nostrani e bravissimi Funk Off. Oh, sono bravi pure questi, sia chiaro. Quasi interamente strumentali, ottimo groove, si ascoltano alla grande e sono la colonna sonora ideale di pigre e afose giornate estive. Proprio come queste. Special mention per la bella Marcus Garvey, la contagiosa marcetta Rabbit Hop, e il buon tiro di Party Started.
La festa è iniziata, indeed.
P.S: mi dicono di stare attenta alle guest star dietro le pelli...
Tracklist: Alyo, Gibbous, War, Ballicki Home, Flipside, Marcus Garvey, Jupiter, Party Started, Rabbit Hop, Sankofa, Hypnotic, Satin Sheets, Rabbit Hop (Version).
Personnel: Gabriel Hubert ("Hudah") - trumpet, Saiph Graves ("Cid") - trombone, Tycho Cohran ("LT") - sousaphone, Amal Baji Hubert ("Baji" or "June Body") - trumpet, Jafar Baji Graves ("Yosh") - trumpet, Seba Graves ("Clef") - trombone, Tarik Graves ("Smoov") - trumpet, Christopher Anderson ("360") - drums, Uttama Hubert ("Rocco") - baritone.

Infine, domanda a bruciapelo della vigilia di ferragosto. Che disco fareste ascoltare ad un extraterrestre curioso e di larghe vedute? Sì insomma, che CD consegnereste a Richard Dreyfuss, in modo che sia recapitato ai tanto mansueti e illuminati esserini de Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo?
La mia risposta potrebbe cambiare circa ogni minuto, ma in questo preciso istante mi va di dare questa, datata 1959:

Ovvero: il suono delle radici, il battito di tutto ciò che è umano.
1) Il momento più divertente della Confederations Cup? Non ho dubbio alcuno...
2) Riuscirò a trovare entro la fine dell'anno Road To Damascus della Municipale Balcanica senza doverlo per forza ordinare dal loro sito ufficiale? Mistero della fede.
3) Il Beli andrà davvero ai Phoenix Suns, passando da Hippy City alla Terra dei Cactus?
4) Un triplo uscito di recente e da acquistare a scatola chiusa (e no, non è illo Rated O degli Oneida)?

5) Giocate con me a cambiare look a Barbie Patrick Wolf! Come lo preferite, in versione Draco Malfoy virato Twilight?

Oppure con un look ispirato a Antony?

O in versione Capitan Harlock del nuovo millennio?

6) Questo è il fine settimana di Glastonbury, sigh...

P.S.: ma che cacchio ci fa Lady GaGa nella lista degli invitati??? E' uno scherzo, vero?
7) E con queste 'pillole di pensieri sconnessi' vi saludo, vado a Parisss qualche giorno.
1) Da 1 a 10, quanto vi stanno sulle palle i tre fighetti (o fighette) della band della pubblicità della Tim? Che già Bocelli mi sta sul piloro, e la loro versione edulcoratedpopfintorock di Con Te Partirò è una roba di un osceno che manco il Tizi nazionale. E vogliamo parlare di Fiammetta la tastierista che, oltre ad avercela solo lei, non è manco in grado di fingere di saper suonare?
2) Fortuna che ci pensano Kobe, Hedo & Co a tirarmi su di morale. Gara 2 palpitante, senza spoilerare (eh). E scambio d'antologia Buffa/Tranquillo:
[...a proposito di Jack Nicholson che come di consueto segue i Lakers da bordo campo allo Staples Center, e che si mostra un filo più inquieto del solito...]
FB: Non lo vedevo così incazzato dai tempi di Shining!
FT: Sì, ma qui fa meno paura...
Secondo me faceva più paura lo sguardo serpentesco di Kobe in Gara 1, ma è un'opinione personalissima...

3) No, ora che ci ripenso...sapete cosa mi fa più paura in assoluto? Più di Nicholson e Kobe messi insieme?
Il nuovo album dei Mars Volta. Preparate il digerseltz, e si salvi chi può. La premiata ditta Bixler/Rodriguez Lopez lo ha definito come un disco acustico e più semplice. Sì, ma ricordatevi sempre di chi stiamo parlando, e che il concetto di 'semplice' è moooolto opinabile e dai contorni sfumati. Oh, ce l'ho pure lì, non sia mai...ma chissà perchè non mi viene quella immensa voglia di ascoltare questa loro nuova fatica (in tutti i sensi), dal titolo programmatico "Octahedron"...
4) In compenso mi fa groovare di brutto il nuovo di Tony Allen, Secret Agent. Sempre di afro-beat senza chissà quali sconvolgimenti si tratta, ma scorre via che è un piacere, tra pezzi di buona caratura, ottimi strumentisti (oltre, ovviamente, ad Allen medesimo alla batteria), piacevoli cori soul femminili e l'uso tanto inaspettato quanto piacevole della fisarmonica in un paio di brani. Forse un po' ingenuo ma sincero e carico di ottime vibrazioni l'afflato tra pop, gospel, e afro-beat di Celebrate, un potenziale hit se non fosse per la durata che si aggira intorno agli otto minuti. Sì, siamo sinceri, il disco di Seun Kuti dello scorso anno era di un altro pianeta, ma in questo periodo un nuovo lavoro di Tony Allen è molto più che ben accetto. Yez, celebrate your life.

5) Ormai ho imparato che ai 9 dati da Rumore bisogna fare, se non la radice quadrata, almeno una sottrazione di 1-2 punti...ricordo ancora quel votone della miseria che mancofosseMellonCollieoSiameseDreamRedux che Cerati diede al disco dello scorso anno degli ormai scarichi Pumpkins. Roba che all'epoca mi illuse giusto un po'. Poi Onda Rock e SentireAscoltare (a propo', date un'occhiata al nuovo sfavillante sito!) rimisero le cose nella giusta prospettiva. Mo' ricapita la stessa questione col nuovo dei Sonic Youth, disco del mese col consueto 9 su Rumore e bocciato col 5 da Onda Rock. A mio modo di vedere in questo caso (anzi, spesso) la verità sta nel mezzo. The Eternal è il classico album dei Sonic Youth, con tutto ciò che questo comporta. Indi siamo sempre su buoni livelli compositivi, ma la maniera è ben più che dietro l'angolo.
Non è neanche la prima volta che mi capita di notare questa discordanza di giudizio tra alcuni dei miei maggiori punti di riferimento sul piano della critica. Last but not least, il 4 secco di Onda Rock rifilato al ritorno di Ferretti coi PGR, e la buona recensione da parte del Mucchio. E qui si aprirebbero interessanti scenari di discussione sui criteri di valutazione utilizzati dai critici musicali, al di là della ineliminabile quota di soggettività presente, ovvio. Ma un post taggato 'trash' non mi sembra il luogo, e al momento non sono granchè in vena...
6) Domanda: perchè ascoltare un gruppo come i Wooden Shijps (che ad ogni modo fa la sua porca figura dal vivo) quando gli dei della musica ci hanno già donato i Guru Guru, i Can, i sublimi Neu! e, mo' sparo la bomba courtesy of Mucchio, Agitation Free? Perchè si vive nel presente e non nel passato? Ci può stare, ma non mi convince come risposta...



7) Chi mi conosce sa quanto io adori i Meat Puppets, e quanto li consideri ben più del 'gruppo idolatrato e omaggiato dai Nirvana nel famoso Unplugged'...
...e se...e se l'altra band di culto di Cobain, i misconosciuti Vaselines, fossero degni almeno la metà dei Puppets? La versione originale di codesto pezzo che tutti conoscerete a memoria mi stuzzica assai...in più 'sti due mi sembrano sullo slacker andante il giusto...

Come sto rimediando la mia mensile dose di voglia d'Africa, vi starete CERTAMENTE domandando?
Ho già parlato di quella miniera di pietre preziose che è la raccolta dedicata a Sir Victor Uwaifo, così come della mitica Staff Benda Bilili. Quella contaminazione epocale che risponde al nome di Inspiration Information (Mulatu Astatkè & The Heliocentrics), che ci ha letteralmente spazzati via, non ha più bisogno di presentazioni. Bene, let's move on.
Il disco che, ultimamente, mi ha più di altri mandato in bambola le sinapsi è codesto:

The Vodoun Effect -- Funk & Sato From Benin's Obscure Labels 1972 to 1975 [Analog Africa]
Vodoun Effect. Funk & Sato. Benin's Obscure Labels.
Cioè? Effetto Voodoo? Oscure etichette del Benin?
Servono ulteriori pungoli?
E' una roba spaziale, funky come il Signore comanda, con groove che farebbero schiodare le guance del posteriore anche nelle giornate più afose di luglio, e delle elettriche che farebbero la gioia pure dei rockettari-hendrixiani-freakettoni più intransigenti.
Last but not least, la label è una bella garanzia. Analog Africa ha infatti già pubblicato l'anno scorso una fantastica compilation sull'onda della serie Soundway (ricordate le tre uscite di Nigeria Rock Special?), dal programmatico titolo African Scream Contest: Raw & Psychedelic Afro Sounds From Benin & Togo 70s. Non serve che vi dica che tutto codesto ben di dio suona alla grandissima.

E tra un ripescaggio dagli anni passati e l'altro (vedi il disco del 2007 del produttore dei Tinariwen Justin Adams, insieme a Juldeh Camara, intitolato Soul Science, piacevolissima scorribanda tra Alì Farka Tourè e ricordi di rock-blues d'oltreoceano), mi accingo ad aggiornare la mia lista della spesa...
Come di consueto rimango aperta ai vostri preziosi suggerimenti
.


Seun Kuti & Egypt 80 - Many Things
(2008)
Sulla copertina di Many Things Seun Kuti, figlio più giovane di Fela, ci guarda diritto negli occhi, con un'espressione fiera ma al contempo quasi disillusa. Nei suoi occhi risplendono le fiamme, le stesse che avviluppano e ingoiano il continente africano sul retro copertina.
Sassofonista come il padre, si porta dietro la medesima band che accompagnò Fela negli anni ottanta. E che band.
Visto che non mi trattengo più lo dico subito: disco magistrale, la prova definitiva del fatto che l'afro-beat non si è eclissato con la scomparsa di Fela. Al contrario, siamo in presenza di un aggiornamento della lezione paterna, quanto mai fedele alle sue radici e al tempo stesso carico di un nuovo e potente vigore.
I testi, ruvidi, pieni di rabbia sincera e di orgoglio, vengono declamati su groove incandescenti, che devono tanto al funk quanto ai ritmi africani. I pezzi si aggirano mediamente intorno ai sette-otto minuti: niente maratone paterne da quindici-venti (a volte anche trenta) minuti, ma lo spirito rivive. Eccome se rivive.
Think Africa, pensa all'Africa: quella squadra di fiati a tratteggiare una melodia fiera e trascinante, quasi epica. Che. Biglietto. Da. Visita.
Don't Give That Shit To Me, basta rifilarci quelle stronzate: un tappeto di afro-beat puro, un testo diretto, un assolo di elettrica vagamente blues che sa di meraviglia. Ecco cos'è.
Many Things, tanta roba: quel groove di chitarra incantatore che ricorre ipnoticamente per tutta la durata, e al minuto 2:30 parte un assolo di tromba pazzesco che fa da premessa al cantato/recitato di Seun, e che si riconnette idealmente al solo di sax verso la conclusione.
Fire Dance. Voci femminili, e poi il quasi-rap di Seun: inizia la danza del fuoco, bollente e liberatoria.
Mosquito Song: il ritmo diventa forsennato, da baccanale collettivo; un solo di tromba precede il cantato del Nostro; al quinto minuto un autentico coro di fiati, potente e solenne, ti spazza letteralmente via, come un'onda improvvisa; a riprenderti è poi la melodia prinicipale, che ritorna di nuovo, inaspettata, sempre sull'asse tromba/sax...
Na Oil, ovvero botta e risposta tra Seun e i coristi...
African Problems: "problemi dell'Africa, troppi per parlarne, troppi per pensarne, troppi per cantarne, troppi per essere risolti. Ma io devo parlarne, devo cantarne, devo sconfiggerli, devo fare in modo che siano uditi". Parte un'altra di quelle melodie orgogliose, portentose, che alzano la testa dopo essere state bastonate. Seun declama, e c'è persino una sorta di ritornello cantato e velocità mac-3. Cinque minuti tondi di funk e afro-beat assoluti, una condensazione conclusiva del contenuto dell'album.
Disco che spacca, fatto da un musicista carismatico come pochi oggigiorno. Personalissimo parere: ne vale cento di Tv On The Radio, e mi piacerebbe che comparisse nelle top 10 di fine anno almeno la metà delle volte di Dear Science, la sincerità e l'orgoglio black al posto della uber-coolness black.
Vabbè, tanto sognare non costa nulla.
Live In Lione (2005)