Un blog musicale a metà tra il serio e il faceto

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Utente: SigurRos82
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Ho un'anima profondamente rock-blues con psichedeliche propaggini lambite da oceani folk... Disco del mese (novembre): Cesaria Evora - Nha Sentimento (2009)

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lunedì, 21 settembre 2009
Touré de Niafunké

 

Mi ci sono voluti nove giorni.

Per fare cosa, direte voi?

Per (ri)ascoltare l'omonimo dell'88 di Alì Farka Touré. Una canzone al giorno. E non è stata certo la noia la responsabile di questo bizzarro metodo di fruizione. Al contrario.

Volevo in un certo senso tesaurizzare - meglio - centellinare questa sua raccolta di pezzi tradizionali maliani, raccolta che ormai più di venti anni fa ebbe il merito di far uscire, finalmente, il suo nome dai confini della terra natia. 

Un sorso alla volta, come se mi trovassi improvvisamente nel deserto e fossi costretta a razionare il bene più prezioso.

Era un po' di tempo che non lo ascoltavo, ed è stato bello farlo così.

Aveva ragione da vendere Scorsese, quando definì la tradizione musicale di Alì come il "[...] DNA of the blues". Provate ad ascoltare il blues archetipico di Amandrai, e non potrete che concordare con lui.

Postato da: SigurRos82 a 18:09 | link | commenti (5)
africa, blues, ali farka toure

domenica, 12 luglio 2009
Sublimi Frequenze

Ogni tanto leggere il privè di Andrea Pomini su Rumore (maremma, c’ha una faccia da nerd che fa spavento ‘sto ragazzo) porta i suoi frutti. Non certamente la dritta su quella tazzarrata di disco concepito da una specie di sceicco del dance-floor che risponde al nome di Omar Souleyman, ma un altro paio di titoli, quelli sì. Entrambi hanno la stessa paternità, ovvero tal Group Doueh, proveniente dal Sahara Occidentale e composto da: Mr. Doueh, chitarrista che - leggenda vuole - scovò in passato un prezioso reperto, una cassetta del dio supremo Jimi Hendrix, moglie e figlio, rispettivamente a voce e tastiere.

Praticamente una famiglia al completo. Anzi, una famiglia psichedelica del deserto, come vedremo.

Il primo dei due album pubblicati dal Group Doueh, editi dalla Sublime Frequencies, risale al 2007 e si intitola Guitar Music From The Western Sahara.

Purtroppo la qualità audio è un poco scadente, specie nei primi due brani (apprendo, leggendo su un blog, della registrazione sostanzialmente ‘casalinga’ del disco): la voce viene infatti a coprire, gracchiando, il magnifico lavoro chitarristico di Mr. Doueh, e il suono va ben oltre la bassa fedeltà. Si tratta comunque di un lavoro prezioso, che getta luce su una musica e su un artista che con ogni probabilità sarebbero rimasti nascosti tra le sabbie del deserto tra Marocco e Mauritania. Ritmiche e cori ipnosi inducenti, strumenti tradizionali trattati, chitarre simil drone che manco una jam nel deserto tra i fantasmi di Hendrix, Ali Farka Toure e Sandy Bull. Il tutto filtrato da un sound, anche e soprattutto per ragioni pratiche, genuinamente lo-fi. Suona esattamente come una ipotetica garage/r'n'r band nata all'ombra di un'oasi del Sahara e non all'ombra del Golden Gate Bridge di San Francisco. Dunque trattasi di materiale incandescente.

 

Il secondo album, Treeg Salaam, è invece fresco di uscita.

 

 

Cinque composizioni per quaranta minuti abbondanti di musica.

 

Min Binat Omum, Beatte Harab e Nabi El Mohamed sono una sorta di trance music magrebina con mantra ripetuti all’infinito, chitarre acidissime che si accompagnano a oud e ad altri strumenti tradizionali imbevuti in fanghiglia lo-fi. Ci sono poi dei passaggi, specialmente in Nabi El Mohamed, che ricordano davvero un modo quasi hendrixiano di intendere e trattare la chitarra. Da spalancare gli occhioni belli.

 

Per capire cosa sia Ragsa Jaguar provate invece ad immaginare Ali Farka Toure o i Tinariwen che duettano, sempre in un clima rigorosamente a bassa fedeltà, con una zozzissima garage-band dell’epoca d’oro.

 

Ma il pezzo più strabiliante è la conclusiva suite di venti minuti dal titolo Tazit Kalifa, che vince a mani basse il premio “Miss Psichedelia A.D. 2009”. Una roba pazzesca, che se l’avessero fatta degli Oneida o degli Animal Collective saremmo tutti qua a spellarci (giustamente) le mani e a strapparci (inevitabilmente) i capelli. Una voce da sciamano recita frasi per noi senza senso, in una sorta di rito psichedelico da trance collettiva, in un tripudio di effetti elettronici e tastiere in loop, iterative chitarre sotterranee e raminghi giri di basso. Un’estasi allucinata indotta dai riflessi delle dune e dal calore del deserto, ecco.

 

Tuttavia l’ambito premio non lo vincerà la famiglia psichedelica del Group Doueh dal Sahara Occidentale. No, molto probabilmente no. A fine anno faranno tutti a gara ad incoronare chi, tra Oneida e Animal Collective, avrà realizzato il disco più inutile, noioso e autoreferenziale.

 

E vabbè.

 

Per questa volta niente happy ending.

Postato da: SigurRos82 a 18:14 | link | commenti (2)
africa, blues, rocknroll, psichedelia, tinariwen, ali farka toure, oscuro rock acido, group doueh

mercoledì, 18 marzo 2009
Water Is Life, Milk Is Survival

Terakaft - Akh Issudar [2008]

1. Akh Issudar
2. Tenere Wer Tat Zinchegh
3. Djer Aman
4. Intidgagen
5. Soubhanallah
6. Legh Assistane Dagh Aitma
7. Amidinine Wa Dagh Nohar Timtar
8. Ewor Imdane
9. Haran Bardan
10. Amdagh
11. Iswegh Atay
12. Arghane Manine
13. Islegh Teghram
14. Tahra A Issasnanane

Akh Issudar è il secondo album del gruppo maliano Terakaft ("carovana" in lingua Tamashek). Sì, sono Tuareg, proprio come i cugini famosi Tinariwen, di cui peraltro sono una costola, o uno spin-off se preferite, poichè la band comprende due ex membri della casa madre.

Siamo dunque dalle parti di quel blues del deserto, pacificato e pacificatore, zona Alì Farka Toure, ma con l'aggiunta di sottili riverberi psichedelici. Ritmiche al solito ipnotiche e scandite all'occorrenza dal battito di mani, canto corale e mantra-like, ed elettriche dolci, dolci come il miele che nemmeno i Byrds. C'è persino spazio per una delizia acustica nel finale (Tahra A Issasnanane).

E' questione di mode o si tratta di spirito autentico? La risposta è evidente, e risiede nella musica stessa e nella sua sostanza.

Tirate voi le conclusioni e barrate pure la casellina che preferite.

Potessimo sostituire una Tuareg band per ogni Tiziano Ferro in circolazione...

I Tinariwen ci ricordano che l'acqua è vita (Aman Iman), i Terakaft che il latte è sopravvivenza (Akh Issudar).

Postato da: SigurRos82 a 19:18 | link | commenti (2)
africa, blues, tinariwen, ali farka toure, terakaft

mercoledì, 07 gennaio 2009
Sinestesie...

Stefano Faravelli

Link

 

“Il Mali se ne stava acquattato in quell’Africa ancora indistinta...
Questa terra mentale, a ben pensarci, è la stella polare dei viaggiatori.”


Stefano Faravelli

  

                 

        Ali Farka Touré & Ry Cooder - Diaraby

         (Talking Timbuktu, 1994)

           

         Ali Farka Touré - Savane

         (Savane, 2006)

                     

           Ali Farka Touré - Ali's Here

             (Niafunké, 1999)

Postato da: SigurRos82 a 18:07 | link | commenti
africa, pittura, ali farka toure